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Ambiente | 23 marzo 2025 | 06:00

Esistono comprensori sciistici senza impianti di risalita? Sì, uno è sulle Alpi italiane

A quasi 2000 metri di quota, a pochi tornanti dalla Svizzera, si trova un luogo particolarmente singolare: un comprensorio sciistico senza impianti di risalita. Ad accogliere gli appassionati della neve, l'oro bianco della montagna (e sempre più raro), è infatti un gruppo di case che sorgono su un piccolo altopiano a pochi metri da un lago artificiale

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

A quasi 2000 metri di quota, a pochi tornanti dalla Svizzera, lungo il passo alpino dello Spluga, si trova un luogo particolarmente singolare: un comprensorio sciistico senza impianti di risalita. Ad accogliere gli appassionati della neve, l'oro bianco (e sempre più raro) della montagna, è infatti un gruppo di case che sorgono su un piccolo altopiano, lungo la strada del passo, a pochi metri da un lago artificiale che d’inverno si presenta completamente ghiacciato.

 

Ciò che rende questo luogo così speciale è il contesto in cui nasce: quello alpino, di montagne che per decenni hanno subito una radicale trasformazione, guidata dalle necessità dell’industria dello sci da discesa. Gli impianti di risalita, i pendii sbancati per far posto a piste della pendenza perfetta per godersi la discesa, i sistemi di tubi necessari all’innevamento artificiale: elementi costituitivi della monocultura di una disciplina sportiva che oggi, con le temperature globali in costante ascesa, mostra i suoi limiti. 

In questo scenario, Montespluga, tramite il progetto Homeland, si presenta come un vero e proprio laboratorio di sperimentazione che propone un’alternativa concreta al turismo invernale a cui ci siamo comodamente abituati. 

 

 

UN'ALTERNATIVA SENZA IMPIANTI

 

L’idea di Homeland è semplice ma potente: trasformare l’intero territorio attorno a Montespluga in una grande area per lo sci alpinismo, lo splitboard e le ciaspolate, senza il bisogno di funivie o seggiovie. Grazie alle strutture dedicate al noleggio dei materiali, alla prenotazione dell’accompagnamento con guide specializzate e alla descrizione delle gite possibili e delle loro caratteristiche, gli appassionati possono esplorare l’area in autonomia, seguendo le infografiche installate lungo il percorso, o farsi accompagnare da guide alpine esperte.

A differenza dei tradizionali comprensori sciistici, questo progetto riesce contemporeneamente a valorizzare la fatica della risalita come parte integrante dell’esperienza in montagna e a diminuire l’impatto delle attività sportive su di essa.

 

 

VERSO GLI INVERNI DEL FUTURO

 

L’evidente diminuzione delle precipitazioni nevose, il ritiro dei ghiacciai e l’innalzamento delle temperature stanno costringendo molte località (la maggior parte di quelle italiane) a investire in modo massiccio in innevamento artificiale (o, come è stato definito da Anef recentemente, “necessario”) con un sostanziale utilizzo di risorse idriche ed energetiche. In contrasto con questa logica, Homeland si pone come un’alternativa più coerente con la realtà climatica attuale e soprattutto con quella che ci aspetta negli anni a venire.

Il fatto che l’area non disponga di impianti implica un minor consumo di energia, minor impatto sul territorio (qui, nel reportage di NeveDiversa, c’è una spiegazione molto chiara di cosa voglia dire realizzare delle piste da sci) e minor impatto sulle risorse idriche ed energetiche. Inoltre, promuove un turismo più rispettoso dei ritmi naturali della montagna, favorendo la convivenza tra attività umane e biodiversità locale.

 

 

UN LABORATORIO PER UN TURISMO PIÙ LENTO E CONSAPEVOLE IN TUTTE LE STAGIONI
 

L’area di Montespluga non si presta alla frequentazione lenta e consapevole solamente durante i mesi invernali, infatti, quando è spoglia dalla neve, diventa una meta ideale per il trekking e il turismo culturale, grazie anche all’itinerario della Via Spluga, che ripercorre i passi di antichi viaggiatori e mercanti.

Fin dall’epoca romana, questa terra di confine ha rappresentato un nodo strategico per i commerci e le comunicazioni tra l’Italia e l’Europa centrale: il passo venne attraversato da eserciti, viaggiatori e mercanti, ma anche da personalità illustri come Leonardo da Vinci e Goethe. E così, nei mesi più caldi, l’altopiano si presta ad essere vissuto con una curiosità diversa, quella dell’incontro con la fauna selvatica, della scoperta di una storia millenaria e dell'apprezzamento di laghi alpini cristallini e pascoli rigogliosi.

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