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Ambiente | 09 agosto 2025 | 18:00

"Facciamo neve migliore di quella naturale": il divorzio tra lo sci e gli ambienti montani passa anche dalle piste in plastica

In questi giorni sul Colle del Nevegal si sta posando una nuova pista da sci in plastica. La possibilità di sciare anche in pieno agosto non è una novità: negli ultimi anni, un numero crescente di località turistiche ha iniziato a sostituire le esperienze naturali con proposte artificiali. Questo fenomeno riflette una tendenza più ampia, analizzata dal giornalista e fotografo Zed Nelson in un recente articolo sul Guardian, in cui si osserva come gli esseri umani si stiano allontanando sempre più dagli elementi naturali per vivere esperienze simulate e artificiali

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

In questi giorni sul Colle del Nevegal, che si affaccia sulla Valbelluna, si sta posando una nuova pista da sci in plastica. La necessità di sciare anche ad agosto non è una richiesta unica nel suo genere: negli ultimi anni, sempre più località sciistiche di bassa quota, anche dove la neve programmata fa fatica ad attecchire sui prati durante gli inverni sempre più miti e piovosi, si stanno convertendo allo sci su plastica. Come si legge sul sito dei principali produttori di queste piste, questo prodotto permetterebbe di “praticare lo sport che amiamo ovunque, 365 giorni all'anno, indipendentemente dalle condizioni meteorologiche”. La natura, anche per lo sport invernale outdoor per eccellenza, non è più un elemento indispensabile.

 

In un recente articolo del Guardian, il giornalista e fotografo Zed Nelson analizza nel suo nuovo libro come gli umani si stiano staccando sempre più dagli elementi naturali per riprodurre e vivere esperienze artificiali. “Facciamo vacanze su spiagge sintetiche, frequentiamo zoo che mostrano animali vivi in diorami artisticamente riprodotti dei loro habitat naturali e visitiamo parchi divertimento che offrono un'esperienza nella giungla. Guardiamo creature acquatiche in acquari illuminati artificialmente e orsi polari nei centri commerciali cinesi, che passano la loro esistenza in recinti di vetro con ghiaccio e neve di plastica. Scivoliamo su piste artificiali a Dubai, mentre fuori la temperatura nel deserto è di 48°C”.

La pista da sci indoor di Dubai

NEVE "CHAMPAGNE"

 

La montagna non è risparmiata da questa decostruzione artificiale e dall'aumento di queste esperienze definite “autentiche”, ma che di autentico e naturale hanno ben poco. Secondo l'Agenzia Europea dell'Ambiente, la durata delle stagioni nevose nell'emisfero settentrionale è diminuita di cinque giorni ogni decennio a partire dagli anni Settanta, mentre in Italia, secondo il report di Legambiente Nevediversa, sulle Alpi nella fascia tra i 1000 e i 2000 metri la riduzione dell'innevamento è del 71% e addirittura del 94% sugli Appennini. Testimonia Nelson nell’articolo: “Ho visto intere colline coperte di cannoni da neve che lavoravano per tutta la notte. Un tipico resort che ho visitato nelle Dolomiti italiane aveva una centrale elettrica da cinque megawatt per far funzionare i suoi 250 cannoni da neve. Il proprietario mi ha detto: ’Facciamo neve migliore di quella naturale. Negli ultimi 20 anni, i turisti si aspettano neve 'champagne' di qualità perfetta’”.

La ricerca di una qualità e di un’esperienza che risulti ancora migliore di quella naturale da parte dei turisti è uno dei driver dell’espansione dell’innevamento artificiale: solo in Italia quasi il 90% delle piste è dotato di un impianto di neve programmata, con costi energetici e idrici che possono talvolta risultare insostenibili economicamente per che li propone.

 

 

LA NATURA DIETRO UN VETRO

 

I social media e l'afflusso sempre maggiore di turismo estivo in montagna comportano un carico maggiore di auto private sui passi montani, spesso legato solo a esperienze "mordi e fuggi" alla ricerca dello scatto perfetto, che creano un senso di irrealtà in cui si insegue lo stupore anziché il contatto con gli ambienti naturali. I grandi afflussi turistici non sono prerogativa solo delle Dolomiti o delle Alpi, ma rappresentano un modello che ha preso piede in tutte le riserve naturali mondiali. Continua Nelson: “Anche i frammenti di natura rimasti nel mondo reale vengono confezionati per il nostro consumo. Il parco nazionale di Yosemite in California riceve più di 4 milioni di visitatori all'anno, quasi tutti arrivano in auto. Mi sono ritrovato in un lungo ingorgo di SUV che strisciavano attraverso il parco, con motori e aria condizionata accesi. Di tanto in tanto, un finestrino si apre e un braccio si estende per scattare una foto con uno smartphone”.

Questa ricerca di una natura intatta ma esterna al nostro habitat antropico, il quale ci protegge da ogni stimolo o minaccia esterna, trova il suo climax nelle esperienze indoor dei resort che riproducono spiagge caraibiche con tanto di paesaggi dipinti e piante (vere o finte) tropicali, nell'addomesticamento della fauna selvatica che si addentra nei paesi montani o nelle piste da sci indoor dove si riproduce un'esperienza invernale 365 giorni l'anno (proposte anche dalle amministrazioni di Cesana Torinese e di Asiago). L’aggravarsi della crisi climatica, con temperature estive sempre più estreme e inverni sempre più miti, impone di ricostruire le esperienze naturali in ambienti antropici che ricreino le condizioni ideali di un secolo fa.

 

Auto incolonnate sui passi alpini

 

Conclude Nelson: “Il nostro futuro come specie dipende da nuove e urgenti valutazioni del rapporto dell'umanità con il mondo naturale. Abbiamo divorziato dalla natura, eppure desideriamo ardentemente una connessione con la stessa cosa a cui abbiamo voltato le spalle. Circondandoci di ricreazioni simulate della natura, creiamo inconsapevolmente monumenti alle cose che abbiamo perso. Sarà necessario un cambiamento di paradigma nelle nostre priorità ed empatie per cambiare. Ma è a livello industriale e politico che il cambiamento deve avvenire. Abbiamo già una lista di grandi idee: habitat naturali protetti, ricolonizzazione, pratiche agricole sostenibili, trattamento etico degli animali, energia rinnovabile e riduzioni delle emissioni di gas serra e dell'inquinamento da plastica. Sappiamo cosa si può fare. Dobbiamo solo trovare leader e capitani d'industria che vogliano farlo”.

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