Gli scienziati la chiamano 'strategia mafiosa': "privato del suo uovo, il cuculo porta via i pulli del codirosso"

La fototrappola di un appassionato di fotografia nel Vallone di San Tomè - nel versante sudorientale delle Prealpi Carniche Occidentali - ha catturato il singolare comportamento

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Il Vallone di San Tomè è una valle scavata dal torrente Cunath nel versante sudorientale delle Prealpi Carniche Occidentali, una zona tra Budoia e Montereale Valcellina, in provincia di Pordenone. Ma il Vallone di San Tomè è presente anche sui social, con una pagina Facebook, un canale Youtube e un profilo Instagram.
Dietro ai social dedicati al Vallone di San Tomé c’è Luca Pellegrini, appassionato di fotografia, del paese di Dardago. “Ho iniziato a pubblicare nel 2021, per pura passione e voglia di condividere, adesso è diventato quasi un secondo lavoro, anche perché coinvolgo zoologi, naturalisti, esperti che mi aiutano a riconoscere, a scrivere testi e didascalie, a indicare i nomi scientifici corretti”, spiega.
Soprattutto, i profili del Vallone di San Tomé sono diventati un’occasione per ammirare la natura, per conoscerla, valorizzarla, spiegarla, raccontarla in tutte le stagioni. E per proporre trekking, passeggiate e panorami di una zona montana fuori dai grandi giri turistici, non inflazionata. A piedi, in modo rispettoso. “L’idea è di proporre una natura sincera, non artefatta. Voglio semplicemente mostrare la bellezza e far conoscere le peculiarità di flora e fauna. Siamo in un’area poco turistica, non lontana da luoghi più rinomati, ma questo non significa che non ci sia nulla da scoprire, anzi. Diciamo che mi impegno per valorizzare la zona”, commenta Pellegrini.
Le sue foto e i suoi video testimoniano ritorni eccellenti, come quello della puzzola comune europea, che non si vedeva nelle Prealpi carniche da almeno cinquant’anni, o momenti rari, come la predazione di un riccio da parte di un gufo reale. “Ma l’evento più fortunato è stato l’aver puntato la fototrappola su un nido di codirossi dove il cuculo si era infilato per deporre il suo uovo”, aggiunge.
Fin qui nulla di strano, dato che il cuculo è un uccello parassita di nidi altrui, ma l’eccezionalità risiede in ciò che la fototrappola ha ripreso in seguito.
“Dopo aver deposto il suo uovo, il cuculo ritornò nel nido dei codirossi, per cercare il suo pullo, ma i codirossi, forse per difendere le loro 6 uova già deposte, avevano bucato o comunque eliminato l’uovo del cuculo”, racconta Pellegrini. “Il cuculo, privato del suo uovo, portò via in volo quattro pulli del codirosso. Se ne salvarono solo due, strenuamente difesi dai genitori”, prosegue Pellegrini. Questo filmato è stato oggetto di un articolo del magazine online Kodami, dedicato alla conoscenza e al rispetto degli animali. Inoltre è stato richiesto da alcuni docenti all’Università di Pisa, per essere studiato.
Si tratta infatti di materiale prezioso per i ricercatori: il comportamento del cuculo potrebbe rispondere a quella che gli scienziati che studiano il comportamento animale chiamano “strategia mafiosa”, ovvero l’uccisione della prole dell’ospite, effettuata dalla femmina di cuculo per rappresaglia in seguito all’eliminazione del proprio uovo, e che costringerebbe pertanto l’ospite ad “accettare” di essere parassitato; un’ipotesi alternativa a questa è la farming hypothesis, secondo cui l’eliminazione della prole costringerebbe l’ospite ad una nuova covata, dove il cuculo potrebbe nuovamente deporre il proprio uovo.
“Vorrei che le persone fossero più sensibili alla bellezza della natura. Spero che condividendo foto e filmati possa far scoprire, o riscoprire, l’intensa bellezza del bosco e dei suoi abitanti, la necessità di rispettarlo e tutelarlo”, aggiunge Luca. Intanto il Vallone di San Tomè, con le sue rocce calcaree, la sua vegetazione esuberante e i tanti animali che lo popolano, ha trovato il suo cantore. Che offre l’occasione di conoscere quest’angolino di montagna in modo genuino, da osservatori. Senza bisogno di strade, impianti, sovrastrutture. Godendosi le suggestioni del luogo, creando empatia con gli animali e il bosco.













