In Cina si provano a salvare i ghiacciai con la neve artificiale: a Dagu tra il 2021 e il 2024 lo spessore è diminuito in media di 2,5 metri all’anno

Si sperimenta l’uso della neve artificiale come strategia per rallentare la fusione dei ghiacciai. Un articolo recentemente pubblicato su Nature, con dati scientifici e analisi economiche, valuta i costi, i benefici e la sostenibilità di questa pratica, ponendo interrogativi sul ruolo della tecnologia nella lotta al cambiamento climatico

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Che il cambiamento climatico stia lasciando un segno indelebile sui ghiacciai di tutto il mondo, è un fatto evidente a chiunque frequenti le terre alte. Di fronte allo strazio dell’arretramento rapidissimo dei giganti bianchi, è comune interrogarsi su delle possibili soluzioni alla fusione glaciale. Al di là di qualche goffo e poco efficiente tentativo di preservarne il volume con i tanto discussi teli geotessili, ben presto, solitamente, si giunge alla risposta della scienza: bisogna diminuire le emissioni di gas serra e bloccare il continuo e inesorabile riscaldamento dell’atmosfera.
C’è però chi non si arrende di fronte a questa evidenza, come succede dall’altra parte del pianeta, in Cina, dove si sta provando a bloccare l’arretramento del ghiacciaio Dagu, destinato a scomparire nei prossimi quattro anni, con l’utilizzo della neve artificiale. Una ricerca pubblicata su Nature qualche giorno fa, analizza i costi e i benefici di questa pratica.
CAMBIAMENTO CLIMATICO, GHIACCIAI E IMPATTI ECONOMICI E SOCIALI
L’aumento delle temperature globali ha accelerato la loro fusione, con effetti devastanti sia sugli ecosistemi che sulle comunità che dipendono da essi per l’acqua e il turismo. Secondo recenti studi, entro il 2100 molti ghiacciai delle Alpi e dell’Asia potrebbero scomparire, portando a conseguenze irreversibili e a impatti su diverse sfere della vita nelle terre alte: dai cicli idrogeologici fino al turismo.
In questo contesto, negli ultimi anni si è diffuso il fenomeno del Last Chance Tourism (turismo dell’ultima occasione), con sempre più visitatori che accorrono per vedere i ghiacciai prima che scompaiano. Un esempio emblematico è il Mer de Glace sul Monte Bianco, che ha perso decine di metri di spessore negli ultimi decenni, e che ha visto le scale per raggiungerlo allungarsi di anno in anno (ne abbiamo parlato qui).
IL CASO DEL GHIACCIAIO DAGU
Nel tentativo di contrastare il rapido arretramento e i suoi impatti sulle economie locali, si stanno sperimentando soluzioni avveniristiche, come sta succedendo sul ghiacciaio Dagu, in Cina, sull’altopiano tibetano orientale.
La sua vicinanza alle infrastrutture di accoglienza ha reso il ghiacciaio una delle principali attrazioni della zona, con migliaia di visitatori ogni anno. Tuttavia, anche il Dagu sta subendo una rapida riduzione: tra il 2021 e il 2024, lo spessore del ghiaccio è diminuito in media di 2,5 metri all’anno, con un arretramento della fronte glaciale di circa 4 metri.
Per evitare la sua completa scomparsa nel giro di pochi anni, i ricercatori hanno deciso di testare una strategia innovativa: la produzione di neve artificiale.
COME SI RALLENTA LA FUSIONE DI UN GHIACCIAIO?
L’idea di usare la neve artificiale per proteggere i ghiacciai non è nuova. Già in Svizzera, Austria e Italia sono stati condotti esperimenti utilizzando geotessili riflettenti e cannoni sparaneve per ridurre la fusione estiva del ghiaccio. Tuttavia, il progetto sul Dagu è uno dei più ambiziosi mai realizzati.
Utilizzando macchinari simili a quelli impiegati nelle stazioni sciistiche, i ricercatori hanno testato diversi livelli di innevamento artificiale, con cicli di produzione di neve della durata di 30 o 60 giorni all’anno. I risultati mostrano che con un’intensità alta (0,2 metri di neve artificiale al giorno per metro quadro), lo spessore del ghiacciaio potrebbe aumentare fino a 50 metri nel giro di 20 anni, ritardandone la scomparsa fino al 2060. Anche con un ciclo meno intenso, la neve artificiale potrebbe estendere la vita del ghiacciaio di 10-20 anni.
COSTI E BENEFICI
Chiaramente, se da un lato l’innevamento artificiale sembra essere una strategia efficace, dall’altro comporta costi elevati, sia economici che ambientali. Produrre neve artificiale richiede grandi quantità di acqua ed energia: nel caso del Dagu Glacier, ogni giorno di innevamento consuma tra i 1900 e i 3800 metri cubi d’acqua e tra i 600 e i 1200 chilowattora di elettricità. Per avere un’idea di cosa voglia dire, basti sapere che considerando che una persona usa mediamente 150 litri d’acqua al giorno, la quantità d’acqua utilizzata quotidianamente sarebbe sufficiente per rifornire tra 12.600 e 25.300 persone per un giorno, mentre l’elettricità corrisponde all’energia necessaria per alimentare tra 200 e 400 abitazioni per un giorno, considerando che una casa media europea consuma circa 3-6 chilowattora al giorno.
Un dato che evidenzia la scarsa sostenibilità della pratica, soprattutto in regioni con scarsa disponibilità di risorse idriche ed energetiche. Nonostante ciò, i ricercatori sottolineano come dal punto di vista economico il ritorno sull’investimento potrebbe essere significativo: il turismo nel Dagu Glacier genera ogni anno sostanziali entrate, e la possibilità di mantenere il ghiacciaio accessibile per altri decenni potrebbe portare benefici economici superiori ai costi dell’innevamento. Addirittura, secondo le stime, con un investimento inferiore al 10% del fatturato turistico annuo, il ghiacciaio potrebbe essere conservato fino al 2050.
“Attraverso una pianificazione e un'attuazione scientifica e ragionevole, l'innevamento artificiale non solo rallenta efficacemente la fusione del ghiacciaio ma incrementa in modo significativo l'economia turistica locale” si legge nell’articolo pubblicato su Nature. In particolare, lo studio conclude che “un innevamento leggero è adatto a mantenere l'attuale stato del ghiacciaio, evitando un consumo eccessivo di risorse”.
I GHIACCIAI DI DOMANI
Quella della fusione dei ghiacciai è una sfida cruciale per il presente e il futuro delle terre alte, in termini ambientali, sociali ed economici. L’uso della neve artificiale si sta dimostrando una soluzione efficace nel breve termine, ma chiaramente solleva questioni non trascurabili sulla sua sostenibilità. Il caso del ghiacciaio di Dagu e della sperimentazione che sta ospitando rappresenta un nuovo capitolo della pratica della geoingegneria alle alte quote, e come tutte le tecniche “sorelle” promuove un atteggiamento contrario a quello dell’adattamento al nuovo regime climatico e che cede alla tentazione di affidare ciecamente alla tecnologia la soluzione ai problemi del nostro tempo.
[Foto di copertina di Wikimedia Commons]













