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Ambiente | 02 agosto 2025 | 20:00

La presenza dell'orso suscita fascino e accese controversie. Ma cosa sappiamo davvero del suo comportamento, della sua dieta e delle condizioni che ne influenzano la distribuzione?

"Gli orsi sono animali estremamente opportunisti: se trovano del cibo vicino ai paesi (spazzatura, mangimi, pollai non protetti) lo associano a una fonte sicura e tornano. È un meccanismo noto come rinforzo positivo. Ma non è che scendano nei paesi perché non trovano nulla da mangiare nel bosco"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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Uno studio, pubblicato di recente sulla rivista Global Change Biology, coinvolgendo 75 istituzioni scientifiche di 26 Paesi e 87 studiosi, ha tentato di approfondire i condizionamenti del cambiamento climatico alle abitudini dell’orso. La scala è quella europea, all’interno della quale sono stati presi in considerazione 3000 esemplari, appartenenti a 14 sottopopolazioni.

 

“Come spesso accade quando si fanno delle modellizzazioni su scala molto ampia, più che dei dati specifici vengono mostrate delle tendenze”. A puntualizzarlo è lo zoologo Filippo Zibordi, a lungo referente del progetto europeo Life Ursus.

Alla ricerca andrebbe però il merito di aver messo al centro non solo il clima e la copertura forestale, ma anche la rete di relazioni trofiche dell’orso, cioè l’insieme delle specie di cui si nutre. “Hanno considerato 276 specie (piante, vertebrati e invertebrati) che compongono la dieta dell’orso. Il modello elaborato non si basa soltanto su variabili climatiche o sulla presenza di foreste o di strutture antropiche, ma anche sulla distribuzione delle prede e delle risorse alimentari”, spiega l’esperto.

 

In altre parole, si tratta di uno studio di “ecologia predittiva” che guarda al futuro, cercando di capire dove potrà trovarsi l’orso tra qualche decennio, in base agli scenari climatici elaborati dall’IPCC, l’Intergovernmental Panel on Climate Change. “Se l’aumento di temperatura resterà sotto i due gradi, se salirà oltre i tre, oltre i quattro eccetera… la distribuzione delle specie di cui l’orso si nutre cambierà di conseguenza. E, con esse, cambierà anche l’areale dell’orso stesso”.

 

Il punto realmente innovativo di questo studio, secondo Zibordi, starebbe proprio un impostazione trasversale. “Il principale punto di forza di questa ricerca è che incrocia parametri biotici e abiotici. Mentre, normalmente, quando si fanno dei modelli di idoneità ambientale si utilizzano i parametri abiotici, come ad esempio le temperature, e al più la distribuzione delle foreste, qui gli autori hanno approfondito in modo davvero pionieristico le componenti viventi, ed in particolare le fonti alimentari già note per essere ‘cibo’ dell’orso”.

 

Non solo una questione di gradi centigradi, ad influire sono anche aspetti di natura antropica. Lo studioso mette in guardia, infatti, anche dall’impatto dell’urbanizzazione e dell’uso del suolo: “Se continuiamo ad asfaltare, a costruire strade, a frammentare le foreste, riduciamo drasticamente l’habitat disponibile”. La salvaguardia degli ecosistemi forestali, in special modo quelli ancora ampiamente connessi e meno interrotti da infrastrutture, è quindi fondamentale per garantire la coesistenza tra uomo e orso in Europa.

 

Uno dei nodi centrali del dibattito, anche mediatico, è il presunto aumento di incursioni degli orsi nei centri abitati. Secondo alcuni, la colpa sarebbe da attribuire ai cambiamenti climatici che accorciano l’ibernazione, spingendo gli animali a cercare cibo prima che la natura sia pronta a offrirlo. Ma questa visione, avverte il ricercatore, “non è supportata da evidenze solide. Gli orsi sono animali estremamente opportunisti: se trovano del cibo vicino ai paesi (spazzatura, mangimi, pollai non protetti) lo associano a una fonte sicura e tornano. È un meccanismo noto come rinforzo positivo. Ma non è che scendano nei paesi perché non trovano nulla da mangiare nel bosco”.

 

È un punto fondamentale per capire come gestire correttamente la coesistenza, sia con l’orso che con il lupo. “Se nei paesi lasciamo loro del cibo a disposizione, in maniera consapevole o inconsapevole, li abituiamo a frequentarli. Se invece li rendiamo inaccessibili, gli orsi li evitano”. Se così fosse, la responsabilità dovrebbe essere condivisa: le comunità locali dovrebbero adottare misure di prevenzione (cassonetti anti-orso, recinzioni elettrificate), ma serve anche una comunicazione pubblica onesta e basata su dati, non su paure o sensazionalismi.

 

Il quadro che emerge è complesso, ma non privo di speranza. L’orso ha dimostrato, nella sua lunga storia evolutiva, un’enorme capacità di adattamento. “Ha una distribuzione mondiale ampia, si adatta a climi molto diversi tra loro e possiede una flessibilità alimentare straordinaria”. Cambia dieta in base alla disponibilità territoriale, ossia al territorio in cui si trova, e alla stagione: “In Slovenia mangia insetti, frutti e ghiande, ma anche il mais che trova nei siti di alimentazione; in Abruzzo sfrutta il ramno, una pianta che fruttifica tardi e che sulle Alpi non c’è; in Trentino preferisce le faggete alle conifere, perché il faggio dà le faggiole, di cui l’orso è ghiotto. Nelle zone a conifere c’è molto meno da mangiare”. In ogni area, insomma, l’orso si adatta alla disponibilità locale, tuttavia può modificare i suoi spostamenti in base alle attitudini alimentari e alla facilità di approvvigionamento.

 

Il messaggio che arriva dagli scienziati sembrerebbe allora essere che, per garantire un futuro all’orso e alla biodiversità in generale, dobbiamo agire ora, prima che i cambiamenti diventino irreversibili. E dobbiamo farlo affrontando insieme le due grandi minacce: la crisi climatica e la perdita di habitat.

Forse, la capacità dell’orso di cambiare le proprie abitudini in relazione all’ambiente che lo circonda potrebbe essere un esempio felice anche per noi esseri umani. Come spesso accade, la conservazione di una specie carismatica e simbolica come l’orso può diventare un’occasione per ripensare il nostro rapporto con il territorio.

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