Nel bosco per stare bene: verso "una reale trasformazione del modo in cui interagiamo e proponiamo di interagire con l'ambiente naturale"

Stiamo parlando del progetto "Bin n’tel Bosc", tra le Alpi Marittime. Tra progetti di formazione, terapia forestale e centinaia di beneficiari, in Piemonte il bosco diventa luogo di salute e inclusione. "L’obiettivo è costruire una comunità di pratiche intorno al benessere in natura, per far sì che questa proposta non resti un’esperienza isolata ma diventi parte integrante dell’offerta del territorio", spiegano gli organizzatori

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
C'è un progetto che sta portando aria nuova – e profumo di bosco – nel panorama del benessere e della salute mentale nel territorio piemontese. Si chiama "Bin n’tel Bosc” (“Bene nel bosco”), incide sul diritto al benessere psicofisico in natura e ha già coinvolto oltre 700 persone tra adolescenti, persone con disabilità, anziani, ciechi e ipovedenti. Non solo: ha formato decine di professionisti pronti a guidare altri in esperienze di immersione nella natura.
Promosso dall’Ente di Gestione delle Aree Protette delle Alpi Marittime e Weco Impresa Sociale e sostenuto da Fondazione CRC, il progetto porta letteralmente le persone “in mezzo al bosco” per riscoprire quanto la natura possa essere una potente alleata per il nostro benessere psicofisico. Un concetto ormai ampiamente sostenuto anche da studi scientifici, che dimostrano come colori, forme, suoni e sostanze rilasciate dagli alberi abbiano effetti positivi su pressione, stress, sistema immunitario e qualità del sonno.
Non si tratta solo di teoria: tra il 2024 e il 2025 sono già stati formati 150 professionisti della provincia di Cuneo tra accompagnatori naturalistici, educatori, insegnanti e operatori sanitari come infermieri e psicologi. Gli accompagnamenti nei boschi dell’alta Valle Pesio, nel Parco del Marguareis, hanno permesso a centinaia di persone di vivere esperienze immersive calibrate su età e bisogni specifici, con risultati concreti e riscontri entusiasti.
Una delle novità più significative del 2025 è l’avvio della sperimentazione della terapia forestale per pazienti psichiatrici in collaborazione con l’ASL CN1. Gli accompagnamenti sono iniziati a marzo e proseguiranno nei prossimi mesi, con l’obiettivo di definire protocolli terapeutici validi e replicabili. Anche in questo caso, i primi risultati sono molto incoraggianti.
Ma il bosco è per tutti: nei prossimi mesi sono in programma attività con i gruppi della terza età (in collaborazione con Auser provinciale) e con l’Unione Ciechi e Ipovedenti, mentre continuano le attività con le scuole che complessivamente coinvolgeranno 800 studenti. "L’estate porterà inoltre nuove iniziative aperte al pubblico e, si spera, la certificazione di alcuni boschi come aree terapeutiche, con l’inserimento nella rete nazionale dei boschi del benessere", fanno sapere i promotori del progetto.
Nel frattempo, continua la formazione con nuovi workshop in arrivo: tre weekend nel mese di maggio dedicati a chi vuole portare il forest bathing nel proprio ambito professionale – dalle guide ambientali agli educatori, dagli operatori sanitari ai promotori turistici.

“L’obiettivo è costruire una comunità di pratiche intorno al benessere in natura, per far sì che questa proposta non resti un’esperienza isolata ma diventi parte integrante dell’offerta del territorio”, spiegano gli organizzatori.
Di seguito, le considerazioni di Luigi Vallome, dell'impresa sociale Weco: "Dal punto di vista di Weco, che si occupa di innovazione sociale, l'elemento di maggiore interesse del progetto Bin n'tel Bosc è proprio la comunità di professionisti che si è costruita attorno al tema del forest bathing: non realizziamo un corso per permettere agli accompagnatori naturalistici di allargare il proprio ventaglio di proposte (c'è chi lo fa e anche molto bene), ma proponiamo un approccio che in Italia è unico, ci risulta: abbiamo riunito un gruppo molto eterogeneo di professionisti (accompagnatori, insegnanti, educatori, psicoterapeuti...) che sui temi di forest bathing e terapia forestale di formano e si confrontano, con l'obiettivo di far sì che non siano pratiche di nicchia o modaiole, ma approcci che permeano la nostra società: allora l'insegnante proporrà ore di lezione nel bosco ai propri studenti, lo psicoterapeuta uscirà dal suo studio per alcune sedute e i professionisti sanitari interagiranno con gli accompagnatori nell'immaginare progetti comuni. Così le pratiche immersive diventano quotidiane. E la comunità di pratica che si è costituita è estremamente ricca: diversi "alunni" sono diventati "docenti", dalla botanica che ha proposto un approfondimento sui monoterpeni allo psichiatra che, dopo una decina di lezioni, si è proposto di dedicare pro bono due ore del suo tempo per spiegare ai propri compagni di corso come la mindfulness trova spazio nell'ambiente naturale. Questo confronto e questo reciproco arricchimento sono preziosissimi, perché mettono le basi per una reale trasformazione del modo in cui interagiamo e proponiamo di interagire con l'ambiente naturale".
Per informazioni e iscrizioni ai workshop, il contatto da utilizzare è quello di Luigi Vallome: l.vallome@we.co.it













