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Ambiente | 19 marzo 2025 | 12:00

Ogni giorno, una persona su cinque vive condizioni climatiche fortemente influenzate dall'aumento delle temperature: cresce l'urgenza di una pianificazione territoriale adeguata

La scorsa settimana, diverse zone dell’Appennino tosco-romagnolo sono state duramente colpite da eventi alluvionali di intensità eccezionale. E al diradarsi delle nubi, ci siamo trovati di nuovo di fronte alla grande vulnerabilità di queste aree agli eventi meteorologici estremi. Purtroppo, non si tratta solamente della nostra percezione: questi fenomeni stanno diventando sempre più frequenti e intensi, e a confermarlo, con i dati, sono due rapporti usciti proprio oggi e redatti da parte dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale e di Climate Central

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

La scorsa settimana, diverse zone dell’Appennino tosco-romagnolo sono state duramente colpite da eventi alluvionali di intensità eccezionale, di nuovo. Con il miglioramento delle condizioni meteo di domenica, è stato possibile avere una visione più completa dei danni causati da esondazioni, allagamenti che hanno coinvolto strade, case e attività economiche, mettendoci, ancora una volta, di fronte alla profonda vulnerabilità di queste aree agli eventi meteorologici estremi.

 

Purtroppo, non si tratta solamente della nostra percezione: questi fenomeni stanno diventando sempre più frequenti e intensi, mettendo a rischio non solo la sicurezza delle comunità locali, ma anche la loro stabilità economica. A confermarlo, con i dati, sono due rapporti usciti proprio oggi e redatti da parte dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale (la World Meteorological Organization, Wmo) e di Climate Central. 

 

 

COME STA IL PIANETA TERRA? LA FOTOGRAFIA ANNUALE DELL'ORGANIZZAZIONE METEOROLOGICA MONDIALE

 

Il rapporto della Wmo sullo Stato del clima globale ci ripete che il riscaldamento atmosferico ha raggiunto livelli da record: il 2024 si conferma l'anno più caldo mai registrato, con una temperatura media globale superiore di 1.55°C rispetto ai livelli pre-industriali. “I dati relativi al 2024 mostrano che i nostri oceani hanno continuato a riscaldarsi e il livello dei mari ha continuato a innalzarsi, mentre le parti ghiacciate della superficie terrestre stanno fondendo a un ritmo allarmante - ha dichiarato Celeste Saulo, direttrice del Wmo -. Nel frattempo, le condizioni meteorologiche estreme continuano ad avere conseguenze devastanti in tutto il pianeta”.

 

E sebbene le regioni montane non siano direttamente minacciate dall’innalzamento del mare, esse risentono fortemente del surriscaldamento delle grandi masse d’acqua marine e oceaniche e dell’alterazione del ciclo idrologico, a causa dell’intensificazione del rischio di alluvioni e frane legato all'incremento delle precipitazioni estreme.

 

Le analisi realizzate da Climate Central ci aiutano a comprendere gli effetti di questi fenomeni: tra dicembre 2024 e febbraio 2025, ogni giorno una persona su cinque nel mondo ha vissuto condizioni climatiche fortemente influenzate dall'aumento delle temperature e, globalmente, abbiamo dovuto affrontare in media cinque giorni di calore pericoloso. Questi rientrano tra gli eventi meteorologici estremi che continuano a diventare più frequenti e più intensi, causando perdite economiche miliardarie nel pianeta nonché il più alto numero di sfollati climatici globali di sempre, in seguito alla distruzione di case, infrastrutture critiche, foreste, terreni agricoli e biodiversità.


Persone globalmente esposte a temperature fortemente influenzate dal cambiamento climatico (Fonte: Climate Central)

MA PERCHÈ LE ALLUVIONI APPENNINICHE SONO FRUTTO DEL SURRISCALDAMENTO GLOBALE?

 

L’estremizzazione climatica, negli Appennini, prende la forma di un’alterazione delle dinamiche climatiche del bacino del Mediterraneo, causata dall’incremento dell’energia disponibile nel sistema terra-mare-atmosfera dovuta, a sua volta, dal surriscaldamento globale. 

 

In passato, le precipitazioni più intense e persistenti si verificavano in autunno ed erano dovute alle interazioni tra masse d’aria umida di origine mediterranea e la complessa orografia della regione, e gli Appennini erano caratterizzati da una copertura nevosa che si prolungava fino a primavera inoltrata, contribuendo a una fusione graduale delle acque e a una gestione più diluita dei deflussi.

 

Negli ultimi vent’anni, invece, si è osservato un incremento di eventi estremi anche in primavera, con precipitazioni abbondanti. Il contesto in cui queste si verificano, è quello in cui la neve si accumula solo sulle vette più alte e, anche quando si verificano nevicate tardive, il manto nevoso si scioglie rapidamente a causa delle temperature elevate. Si tratta di un cambiamento con un impatto diretto sul regime idrologico: mentre in passato le piogge primaverili si trasformavano in neve a quote medie, rallentando il deflusso idrico nei bacini, oggi la pioggia cade direttamente anche sulle cime, determinando un afflusso improvviso e massiccio di acqua nei corsi d’acqua e aumentando il rischio di esondazioni.

 

Proprio il fatto che la quantità d’acqua che defluisce rapidamente nei bacini idrografici sia maggiore rispetto al passato, rende le alluvioni primaverili sempre più frequenti e violente. Un fenomeno che si lega anche all’aumento delle temperature dell’aria, dell’acqua e del suolo, che intensifica l’evaporazione e l’umidità disponibile, alimentando temporali e precipitazioni intense. 

 

 

DISSESTO IDROGEOLOGICO E IMPATTI ECONOMICI NELLE AREE MONTANE

 

Il verificarsi (ripetuto) di eventi estremi non solo mette in pericolo la vita degli abitanti dei territori più esposti, ma lascia dietro di sé una lunga scia di danni e ripercussioni economiche significative. La conformazione e la fragilità dei suoli appenninici li rendono particolarmente suscettibili a frane e smottamenti, che danneggiano infrastrutture, abitazioni e vie di comunicazione, e i danni al settore agricolo e turistico non sono meno rilevanti. Infatti, l’instabilità idrogeologica compromette le attività agricole, rendendo difficoltosa la coltivazione e aumentando i costi di ripristino per gli agricoltori locali, mentre il turismo montano subisce le conseguenze di frane e alluvioni, a causa degli impatti sulla viabilità, sull’accessibilità delle strutture ricettive e sulla sicurezza delle escursioni.

 

 

L'URGENZA DI UNA PIANIFICAZIONE TERRITORIALE ADEGUATA AI TEMPI

 

La realtà del presente impone un ripensamento delle strategie di gestione del territorio: l’adozione di sistemi di allerta precoce e il potenziamento delle infrastrutture di drenaggio e contenimento del rischio idrogeologico sono passi fondamentali per garantire la sicurezza delle comunità montane.  “Globalmente, si stanno intensificando gli sforzi per rafforzare i sistemi di allerta precoce e i servizi climatici per aiutare i responsabili delle decisioni e la società in generale ad essere più resilienti alle condizioni meteorologiche e climatiche estreme - ha dichiarato Celeste Saulo -. Stiamo facendo progressi, ma dobbiamo fare di più e dobbiamo essere più veloci”.

 

Investire in sistemi di allerta precoce e in una pianificazione territoriale coerente con il contesto climatico del nostro presente può fare la differenza nella capacità di risposta e mitigazione dei danni, e quindi nella quotidianità dei milioni di abitanti delle fragili terre alte del nostro paese. 

 

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