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Ambiente | 11 agosto 2025 | 18:00

Pietra di Bismantova, tra eternit e vasche dei liquami abbandonate (VIDEO): l’ex allevamento di suini è una minaccia per la salute? "Una questione arenata da vent’anni, prima o poi bisognerà pur intervenire"

Davanti agli occhi di residenti e turisti, la struttura giace in stato di deperimento. Alcuni cittadini, con l’appoggio dell’opposizione comunale di Castelnovo ne’ Monti, hanno deciso di alzare la voce, minacciando esposto in Procura in mancanza di un tempestivo intervento

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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Nel cuore dell’Appennino reggiano, ai piedi della Pietra di Bismantova, si trova una struttura da anni in stato di abbandono, l’ex allevamento suinicolo di Bocedro, nel Comune di Castelnovo ne’ Monti.

 

La struttura, un tempo destinata all’allevamento di suini, è da anni al centro di preoccupazioni crescenti a causa della presenza di coperture in amianto ormai deteriorate e dell’assenza di interventi di bonifica. Nonostante un’ordinanza di delimitazione, risalente al 2008, e numerosi sopralluoghi tecnici dell’AUSL e degli uffici comunali, la situazione è rimasta pressoché invariata. Le coperture in eternit sono visibilmente in deperimento, le vasche che un tempo contenevano liquami sono ancora presenti, e l’intero complesso è in stato di degrado avanzato.

La vicenda è tornata all’attenzione pubblica grazie a un’interpellanza presentata in consiglio comunale da Mattia Casotti, consigliere comunale di Castelnovo ne’ Monti, che ha definito la situazione "assurda" e ha denunciato il rischio sanitario e paesaggistico connesso all’inerzia amministrativa.

 

Il consigliere, che sin dalla sua elezione si è occupato della questione, ha formulato diverse ipotesi al consiglio. “Dal momento che la regione Emilia-Romagna concede dei contributi agli enti pubblici per le bonifiche di amianto su strutture come ospedali e scuole, ho cercato di far leva affinché il sindaco facesse richiesta per estendere questi contributi anche a edifici che ricadono in aree di particolare interesse o tutela paesaggistica”.

 

Il Comune si è sempre difeso dicendo che l’area è privata, e che pertanto non può intervenire. Stando a Casotti, tuttavia, “questo non è assolutamente vero, se volessero potrebbero accendere un mutuo ed agire in prima istanza”.

 

L’area non è di proprietà pubblica e attualmente risulta coinvolta in una procedura fallimentare. Questo, stando all’amministrazione, impedirebbe qualsiasi intervento diretto da parte del Comune, che si è tuttavia detto disponibile a collaborare con la Regione Emilia-Romagna qualora i proprietari (o i curatori fallimentari) decidano di avviare l’iter per accedere ai finanziamenti per la bonifica.

 

Purtroppo, non è l’unico problema: secondo la normativa attuale, l’amianto non impone necessariamente la rimozione immediata, a meno che non si rilevino condizioni di pericolo concreto per la salute. Tuttavia, nel caso di Bocedro, la fragilità delle coperture lascia ipotizzare che il rischio ci sia, e non da oggi. Negli anni passati, il Comune ha promosso campagne informative e forme di sostegno economico per incentivare le bonifiche da amianto, come crediti d’imposta per le imprese locali; ma in casi come questo, in cui si sommano proprietà privata, abbandono e fallimento, anche strumenti simili si rivelano inefficaci.

 

“È una questione indubbiamente difficile dal punto di vista burocratico e amministrativo - ammette il consigliere - ma è anche vero che è arenata da vent’anni, prima o poi bisognerà pur intervenire”.

 

La Pietra di Bismantova è uno dei principali richiami per gli arrampicatori del nord Italia, Sito di interesse comunitario (SIC) e Zona di protezione speciale (ZPS). Per poche centinaia di metri, l’area dell’allevamento non ricade all’interno del Parco. La visione di una struttura fatiscente in un contesto così delicato, accanto a coltivazioni agricole e percorsi escursionistici, è vissuta da molti cittadini come un’offesa alla dignità del paesaggio. Alcuni residenti hanno anche paventato l’ipotesi di un esposto alla magistratura se non ci saranno a breve segnali concreti.

 

“È vero che per pochi metri non siamo in area di Parco Nazionale - ha aggiunto Casotti - ma dato che si continua ad investire sulla Pietra e sul suo potenziale attrattivo, mi sembra che una presa di posizione netta e un’azione da parte del Parco verso il Comune sia un segnale doveroso”.

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