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Ambiente | 29 giugno 2025 | 06:00

Può provocare ustioni e danni alla vista: attenzione alla Panace di Mantegazza, una pianta pericolosa diffusa anche sull'arco alpino

Introdotta come specie ornamentale, è una minaccia sia per l'ambiente sia per la salute: ecco perché è importante adottare strategie di gestione integrata e informare la popolazione affinché tutti possano aiutare a limitare la diffusione di questa specie esotica invasiva. Per contribuire ad aumentare la consapevolezza sull'argomento, abbiamo interpellato Giulia Tomasi, biologa di formazione e botanica della Fondazione Museo Civico di Rovereto

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Puntualmente, soprattutto in estate, si susseguono le segnalazioni relative alla presenza di una pianta appariscente quanto insidiosa. Il suo nome scientifico è Heracleum mantegazzianum, ma è meglio conosciuta come Panace di Mantegazza, o più semplicemente Panace Gigante, viste le notevoli dimensioni che può raggiungere: nell'arco di una stagione vegetativa può infatti crescere fino a misurare un'altezza che va dai due ai cinque metri. 

 

Si tratta di una pianta erbacea perenne che appartiene alla famiglia delle ombrellifere (Apiaceae), cioè quelle piante che producono infiorescenze riunite in una sorta di ombrello, solitamente di colore bianco. Ed è proprio con le altre piante della medesima famiglia che, purtroppo, potrebbe essere facile confondersi. 

 

Perché è meglio essere molto prudenti se abbiamo il dubbio di trovarci davanti a una pianta di Panace di Mantegazza? È bene sapere che questa specie costituisce un serio pericolo per la salute, perché contiene particolari sostanze che a contatto con la pelle e con l'esposizione ai raggi solari possono causare eritemi, vesciche e addirittura ustioni di secondo grado, con l'insorgenza (nei soggetti più sensibili) di bolle estremamente dolorose; può inoltre provocare problemi alla vista nel caso in cui gli occhi entrino in contatto con la linfa.

 

Originaria del Caucaso, la Panace di Mantegazza è stata introdotta in Europa e coltivata come pianta ornamentale, considerato l'aspetto maestoso e imponente che assume con la fioritura, ed è diventata una specie invasiva in molte aree, in grado di riprodursi molto velocemente. Il problema non risiede soltanto nel fatto che si tratta di una pianta esotica invasiva, ma la preoccupazione principale è dovuta al fatto che questa specie può arrecare seri danni alla salute, degli esseri umani e degli animali.

 

Diffusa potenzialmente in tutte le regioni del nord Italia, le prime segnalazioni nel nostro Paese risalgono al 1899 a Sondrio; la Lombardia è risultata essere la regione con il maggior numero di specie "aliene" e invasive. In Alto Adige, secondo quanto riporta il Servizio Forestale, è stata osservata per la prima volta nel 2005, quando furono individuati gruppi numerosi di piante in val Sarentino. In Veneto, è inserita nella "lista delle specie prioritarie da eradicare": pochi giorni fa è stata segnalata in provincia di Belluno, in zona Le Ronche a La Valle Agordina e, la scorsa primavera, nei dintorni di Lamon, dove il personale competente della Regione Veneto ha visitato il territorio comunale (anche in terreni di privati), con il fine di estirpare i nuclei di Panace di Mantegazza presenti. 

La Panace di Mantegazza rappresenta una minaccia sia per l'ambiente sia per la salute: per tale motivo, è importante adottare strategie di gestione integrata e informare la popolazione affinché possa contribuire a controllare e limitare la diffusione di questa specie esotica invasiva.

 

Per contribuire ad aumentare la consapevolezza sull'argomento, abbiamo interpellato Giulia Tomasi, biologa di formazione e botanica della Fondazione Museo Civico di Rovereto, che svolge inoltre l'attività di Accompagnatore di Media Montagna per divulgare e far conoscere la flora locale.

 

 

Cominciamo "mettendo a fuoco" la Panace di Montegazza: come si presenta? Dove cresce solitamente?

 

La Panace di Mantegazza (Heracleum mantegazzianum) è una pianta erbacea perenne (o talora bienne) originaria del Caucaso che può raggiungere dimensioni importanti superando anche i 4 metri di altezza. In Trentino cresce solitamente lungo le rive dei fiumi, ai bordi dei boschi igrofili o su scarpate umide e disturbate. I primi inselvatichimenti in Trentino sono stati segnalati già dai botanici Hamann (1989) presso Nago e da Da Trieste (1990) per Mezzocorona e i dintorni di Trento. In Trentino sino ad oggi si  rinvengono singoli esemplari ed è ancora rara la comparsa di popolazioni estese. Nel nostro territorio infatti questa specie non sembra avere per ora l'invasività che è stata riscontrata in altri Paesi dell'Europa centro-settentrionale. Questa pianta si diffonde per semi: a breve raggio sfruttando il vento, su lunghe distanze favoriti dal trasporto da parte dell'acqua (motivo per cui si trova spesso in ambiti ripariali).

 

 

Passiamo all'identificazione: quali sono gli elementi chiave da osservare per imparare a riconoscerla? Come si distingue da altre ombrellifere piuttosto simili, ma innocue o addirittura commestibili, come ad esempio l'imperatoria (Peucedanum ostruthium)?

 

Appartiene alla famiglia delle ombrellifere e quindi i singoli fiori (che di solito piccoli e hanno colore bianco, più raramente tendenti al rosellino) sono raggruppati a formare delle grandi ombrelle che fioriscono tra luglio e settembre. Il fusto è piuttosto robusto (di diametro di 5-10 cm), slanciato verso l'alto e alla base presenta delle caratteristiche macchie violacee (quasi a fungere da monito... non toccarmi!). Anche le foglie sono grandi, possono essere lunghe oltre un metro, hanno una forma frastagliata molto tipica. La Panace di Mantegazza è simile a molte altre ombrellifere come Heracleum sphondylium (specie appartenente allo stesso genere ma ben più comune e tipico dei prati pingui) o a Peucedanum ostruthium e Angelica sylvestris, che sono piante commestibili e officinali classicamente utilizzate in fitoalimurgia ed erboristeria. La Panace di Mantegazza si riconosce soprattutto per le dimensioni imponenti, risultando quasi “fuori scala” rispetto alle altre ombrellifere spontanee dei nostri ambienti. Purtroppo la pianta nello stadio giovanile può non essere così facilmente riconoscibile ai non addetti ai lavori. Sicuramente in caso di esemplari giovani i caratteri da osservare sono nelle foglie che hanno una diversa frastagliatura (ovvero hanno segmenti fogliari più incisi e seghettati).


Panace di Mantegazza e le sue particolari foglie (foto di Yurii Basov, da Wikimedia Commons)

Perché questa pianta è considerata pericolosa? Oltre all'uomo, anche gli animali (cani, bestiame al pascolo, animali selvatici) ne risentono? Come ci si può difendere dai suoi effetti?

 

Il suo impatto è legato alla salute dell'uomo in quanto può essere responsabile, a seconda della sensibilità individuale, di gravi reazioni cutanee (per contatto e successiva esposizione al sole). La pianta contiene furanocumarine, sostanze fototossiche che, a contatto con la pelle e in presenza di luce solare, possono provocare eritemi, vesciche e addirittura ustioni di secondo grado, molto dolorose e con potenziali cicatrici e alterazioni della pigmentazione che possono durare a lungo. A rischio non solo gli umani ma anche gli animali, in particolare cani e bestiame al pascolo che ne vengono a contatto o ne ingeriscono parti. Anche gli occhi possono essere danneggiati in caso di contatto con la linfa. Per difendersi l'unica maniera è non toccarla. In generale i pantaloni lunghi quando si va a camminare sono sempre una buona regola (anche per ridurre il rischio zecche, zanzare, vipere, o altro...).

 

 

Tutta la pianta è insidiosa oppure solo alcune parti? 

 

Le parti più pericolose della Panace di Mantegazza sono senza dubbio il fusto e le foglie, poiché sono le porzioni della pianta più esposte e più facilmente toccabili (anche solo accidentalmente) durante una passeggiata. Tuttavia, anche i fiori e le radici contengono sostanze fototossiche, pur se in misura generalmente minore e con una probabilità di contatto diretto più bassa.  La concentrazione delle furanocumarine, non è costante durante tutto l’anno: è più alta durante il cosiddetto periodo balsamico della pianta, che in genere coincide con la piena fase vegetativa e fioritura, tra giugno e settembre (periodo che varia a seconda dell’altitudine e delle condizioni locali); In autunno, con la pianta in senescenza, il rischio diminuisce ma non si azzera, rimanendo comunque pericolosa. È quindi importante prestare attenzione in tutti i periodi dell’anno in cui la pianta è vegetante, ma particolarmente nei mesi estivi, quando il rischio di esposizione cutanea e di reazione fototossica è massimo, anche per via della maggiore intensità della luce solare.

 

 

Cosa si dovrebbe fare in caso di avvistamento? A chi è opportuno segnalarne la presenza? Qual è la procedura corretta per estirparla?

 

In presenza della Panace di Mantegazza, la parola d’ordine è: non toccarla. È fondamentale non improvvisare e agire con consapevolezza. Non rimuovere autonomamente la pianta, soprattutto senza adeguata protezione. L’estirpazione allo stato attuale è la soluzione migliore ma non dovrebbe essere effettuata da privati cittadini, a meno che non abbiano ricevuto formazione specifica. L’intervento corretto prevede la rimozione meccanica (completo di radice) prima della fioritura. Il personale addetto deve indossare dispositivi di protezione come guanti, occhiali, indumenti lunghi e resistenti e il materiale vegetali asportato va smaltito adeguatamente, non abbandonato e tantomeno compostato. In caso di nuclei e non di singoli individui può essere utile poi la copertura con teli o uso di pacciamatura per impedire la ricrescita poiché i semi nel terreno possono germogliare anche a distanza di tempo. 

 

La cosa migliore è segnalare la presenza alle autorità locali competenti (Comune o Ufficio tecnico del territorio, Servizi forestali locali). Se l'avvistamento avviene in un’area protetta avvisare l'Ente Parco o, nel caso del Trentino, il Servizio sviluppo sostenibile e aree protette della PAT. Anche la sezione botanica della Fondazione Museo Civico di Rovereto, occupandosi a tempo pieno di mappatura della flora spontanea in provincia di Trento, può raccogliere segnalazioni e farsi da tramite con gli uffici provinciali per gestire gli interventi.

 

Non meno importanti sono le azioni di prevenzione come campagne informative e di sensibilizzazione della popolazione verso questa specie e, più in generale, verso la tematica dell'introduzione di specie esotiche. Oltre ai danni sanitari, le specie esotiche come la Panace di Mantegazza, possono diventare invasive alterando gli equilibri tra gli ecosistemi, a scapito della biodiversità.

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