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Ambiente | 14 settembre 2025 | 18:00

Quando i camosci e gli stambecchi "fanno asilo". A volte è possibile osservare "molti piccoli e pochi adulti, con una o più femmine che si uniscono e offrono protezione e sicurezza"

In che modo il ritorno del lupo influenza il comportamento delle altre specie? La competizione tra specie va anche oltre la predazione? Come funziona il lavoro di un ricercatore che si occupa di questi studi? Attraverso le foto dello splendido patrimonio faunistico alpino, l’intervista a Lucrezia Lorenzetti, dottoranda dell’Università di Siena in collaborazione con il Parco Nazionale dello Stelvio per il progetto Cascate Trofiche

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

L’impegno divulgativo del Parco Nazionale dello Stelvio, sezione Lombardia, prosegue come sempre anche attraverso le sue pagine social. A colpire la nostra attenzione, questa volta, sono un paio di fotografie. Gli scatti, merito dell’intenso lavoro di fototrappolaggio dei ricercatori, ritraggono rispettivamente un branco di camosci e uno di stambecchi.

 

A corredo del post Facebook, la didascalia spiega: “Se si osserva con attenzione, in entrambe le foto sono presenti molti piccoli e pochi adulti. Si tratta di un comportamento sociale osservato nei camosci e negli stambecchi, chiamato ‘creche’ (termine tecnico utilizzato in ecologia comportamentale), che tradotto in italiano significa ‘fare asilo’. Una o più femmine si uniscono e si prendono cura insieme dei piccoli, offrendo loro protezione e sicurezza. Questo comportamento rappresenta un esempio di strategia di cooperazione intra-specifica finalizzata alla sopravvivenza della prole permettendo alle femmine di alternarsi tra cura dei piccoli e ricerca di cibo”.

Ancor più incuriositi, abbiamo voluto contattare l’Ente Parco per farci raccontare il lavoro dietro a queste scoperte e l’importanza delle ricerche per la conoscenza di un ecosistema così complesso e cangiante. A risponderci è stata Lucrezia Lorenzetti, dottoranda dell’Università di Siena e collaboratrice del Parco Nazionale dello Stelvio. La sua attività rientra nel progetto Cascate Trofiche, iniziato nel 2019 e che, visti i risultati, promette di durare ancora a lungo.

Il mio studio è focalizzato molto sul comportamento spaziale di questi animali, di come sono distribuiti e di come cambia la loro distribuzione in relazione alla temperatura che sta cambiando, ma anche alle loro interazioni, quindi a come le specie interagiscono tra loro. Si tratta quindi di un aspetto ecologico ben più ampio rispetto a un singolo comportamento”.

Può raccontarmi la ricerca di cui fa parte e gli obiettivi che si pone?

 

Io faccio parte di un progetto molto più ampio, che non si occupa solo di ungulati, ma che si chiama Cascate Trofiche. L’obiettivo è capire quale effetto ha il lupo all'interno di un ecosistema complesso come quello del Parco, dove troviamo tantissime specie animali. Oggi il lupo sta ricolonizzando naturalmente il territorio delle Alpi: mentre prima era estinto, adesso sta tornando. Quello che vogliamo capire è che tipo di implicazioni avrà, nel lungo termine, il suo arrivo sull'ecosistema. Questo tipo di studio è già stato fatto nel Parco nazionale di Yellowstone, dove si è visto che, nell'arco di vent'anni, l’arrivo del lupo ha avuto un impatto sulla densità delle prede, quindi soprattutto dei cervi. I cervi hanno iniziato a comportarsi diversamente e questo ha cambiato anche il territorio legato a queste specie: la vegetazione ha subito modifiche, sono tornati animali come i castori ed è cambiata la conformazione dell’ambiente. Noi vogliamo fare qualcosa di simile, capire cosa cambierà nel lungo termine ora che il lupo sta tornando sulle Alpi. Io in particolare mi occupo degli ungulati, le prede principali del lupo, e in particolare del cervo, che oggi è la specie più cacciata dal predatore.

Lei in particolare, di quali dinamiche si occupa?

 

Mi occupo prevalentemente dell’interazione tra cervo e camoscio. Dagli anni Settanta, il cervo era molto ridotto nel Parco dello Stelvio, ma è tornato a ricolonizzare queste zone e la sua popolazione è cresciuta. Parallelamente si è osservato un declino del camoscio. Dal momento che cervo e camoscio hanno una dieta simile, si ipotizza che il cervo possa costituire un disturbo per la popolazione di camoscio, che di conseguenza oggi in declino a causa dell’alta densità di cervo. Si è osservato che il camoscio tende infatti ad evitarlo, spostandosi in aree più alte. Il cibo, qui, è però di qualità inferiore. Questo lo porta a compromessi: evitare il cervo, che mangia le sue stesse risorse, o adattarsi a nutrirsi di cibo peggiore. Tutto ciò ha ripercussioni a livello della popolazione: gli individui possono indebolirsi, avere minore successo riproduttivo, i piccoli possono sopravvivere con più difficoltà agli inverni rigidi e anche gli individui più anziani rischiano di trovarsi in condizioni di maggiore fragilità. In sostanza, vogliamo capire come il cervo influenzi la popolazione di camoscio, anche in vista del ritorno del lupo, che a sua volta avrà un ruolo in queste interazioni.

Se dovesse fare delle ipotesi, il ritorno del lupo può avere un effetto positivo di regolazione o piuttosto esacerbare i conflitti tra specie?

 

È una domanda più che lecita. Gli effetti si vedono sul lungo termine. Io lavoro soprattutto nell’area della Valfurva, dove il lupo è tornato solo da un paio d’anni. Non abbiamo ancora evidenze chiare di un impatto sulle sue prede, ma quello che possiamo dire è che non si tratta di un evento negativo: il lupo sta tornando naturalmente. Probabilmente andrà a modificare gli equilibri attuali, ma se ne creeranno di nuovi, ugualmente naturali, solo diversi. Possiamo vederlo come un processo inevitabile e naturale: in natura nulla resta fermo com’è, tutto è un flusso in continuo cambiamento.

Come si svolge concretamente il suo lavoro di ricerca?

 

La maggior parte del mio lavoro consiste nell’utilizzo di fototrappole. In Valfurva ne abbiamo 50: durante l’estate le posiziono e controllo, poi a fine stagione le tolgo e passo l’inverno ad analizzare i dati raccolti. A questo si aggiungono i censimenti degli ungulati, che il parco realizza dal 1999. Per i cervi, ad esempio, si fanno censimenti notturni con il faro: ci si divide in squadre, con la collaborazione dei carabinieri forestali, si percorrono delle strade e con un faro si illuminano prati e boschi, contando gli animali avvistati. Per i camosci invece il censimento si svolge di giorno, a settembre, mentre per lo stambecco in primavera o estate. Infine, per i cervi vengono effettuate anche catture, tramite speciali strutture chiamate corral. Gli animali vi entrano autonomamente e fanno scattare un sistema di chiusura. Una volta dentro, vengono raggiunti dagli operatori del parco con un veterinario, che li anestetizza, misura, applica targhe auricolari e in alcuni casi collari GPS. In questo modo possiamo seguire i loro spostamenti in tempo reale.

Da cinque anni a questa parte, l’impegno del Parco Nazionale dello Stelvio nella divulgazione scientifica è costantemente aumentato, ampliando le sue forme di comunicazione e mirando al più ampio spettro di pubblico possibile.

 

Negli ultimi anni è uscita la collana di narrativa Storie di scienza: racconti per adolescenti e adulti che ritraggono la vita sul campo dei ricercatori, attraverso aneddoti ed esperienze.

Lo scorso agosto, con la stessa intenzione, si è tenuta la seconda edizione dell’evento Parco in festa, che porta la ricerca nelle vie e nelle piazze di Bormio: aperitivi scientifici, escursioni, spettacoli teatrali e musicali per raccontare a trecentosessanta gradi com’è vivere e lavorare nella natura, come conoscerne i cambiamenti ed imparare ad adattarci ad essi.

 

Lo scopo è quello di far sì che queste ricerche non rimangano all’interno dei confini del Parco ma in qualche modo arrivino alla gente in maniera accessibile. Attraverso rubriche social, eventi annuali e pubblicazioni cartacee, l’Ente vuole far luce su tutti gli eventi ordinari e straordinari che caratterizzano la vita e il lavoro in questa preziosa oasi di biodiversità.

 

 

Immagini: Parco Nazionale dello Stelvio

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