"Quello che per alcuni è un sentiero, in realtà, è un solco provocato da escursionisti sprovveduti e l’acqua poi fa danni": dal rifugio Franchetti l'invito a rispettare le tracce

"I sentieri sono stati pensati come le vie di accesso più comode e utili per raggiungere gli obiettivi delle nostre escursioni - ricorda il gestore del rifugio sul Gran Sasso -. Tagliarli comporta uno sforzo maggiore nella loro manutenzione ed è poco rispettoso verso tutte le altre persone con le quali condividiamo queste opere. Più sono le tracce battute e maggiore è il rischio di dissesto e l'impatto su flora e fauna. Quando andate in montagna non risparmiate cinque minuti con i tagli... Godetevela"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
“I sentieri sono stati pensati come le vie di accesso più comode e utili per raggiungere gli obiettivi delle nostre escursioni. Tagliarli comporta uno sforzo maggiore nella loro manutenzione ed è poco rispettoso verso tutte le altre persone con le quali condividiamo queste opere! Inoltre, più sono le tracce battute e maggiore è il rischio di dissesto idrogeologico a cui va aggiunto anche l'impatto su tutte le specie di flora e fauna che vengono calpestate. Quando andate in montagna non risparmiate cinque minuti con i tagli... Godetevela!”
Questo il messaggio che il Rifugio Franchetti, sul Gran Sasso, condivide tramite le sue pagine social. Il Rifugio si trova nel versante settentrionale, a 2433 metri, tra il Corno Grande e il Corno Piccolo. È il rifugio più alto tra quelli del versante teramano del massiccio. A palesare l’occasione per questa riflessione è una delle giornate che il personale del rifugio dedica alla pulizia e alla manutenzione dei sentieri.
Abbiamo parlato con Luca Mazzoleni, gestore del rifugio, che ci ha parlato brevemente delle difficoltà che comporta la manutenzione della rete sentieristica, troppo spesso data per scontata dagli avventori.
“Il sentiero che porta al rifugio è stato fatto negli anni ’30 dagli alpini ed è stato manutenuto tanto e con costanza, ma non basta mai: c’è sempre da fare”, ci racconta Luca.
“Da qualche anno chiedo i materiali all’ente Parco del Gran Sasso e Monti della Laga; praticamente si tratta di barre di ferro e pali di castagno. Con quelle stiamo chiudendo le tracce più evidenti e facendo un po’ di gradoni per evitare che l’erosione ci porti via tutto il ghiaione della montagna. È un lavoro molto complicato, e poi io non ho molto tempo dovendo gestire il rifugio. Però, con un paio di persone che mi aiutano, due-tre giorni a stagione ce li dedichiamo. Non è niente di eccezionale insomma, si cerca di fare qualcosa. Ci vorrebbe molto di più, però lì servirebbero squadre di operai pagati, con i mezzi adeguati”.
Alla domanda se hanno avuto altri sostegni, oltre a qualche aiuto dal Parco Nazionale, Mazzoleni spiega: “Io sono uno dei responsabili del Cai di Pietracamela, che è una Sottosezione del Cai di Isola del Gran Sasso. Quindi, in qualche modo sì, certo, però è un lavoro che facciamo più che altro come rifugio. A giugno ho fatto portare con l’elicottero e depositare in loco i pali; il trasporto del tutto a mie spese, mentre il parco, come dicevo, ha fornito i pali. Una decina di giorni fa, quando appunto ci siamo messi al lavoro, io e un’altra persona siamo scesi e abbiamo dedicato una giornata a fare questi gradoni di contenimento delle acque piovane”.
E, scherzando, continua: “Sono lavori fatti a livello di volontario-dilettantistico, anzi, più che volontario… sono pagati da me. Ora dovremo fare un’altra tranche ma penso la faremo a settembre; ora abbiamo finito il materiale. Quindi quando tornerà l’elicottero ne faremo riportare su e ce ne andremo a sistemare il tutto a colpi di mazza”.
“Tagliare i sentieri è un danno per la montagna”, si legge nel video pubblicato sui social. Si parla poi dei problemi idrogeologici e di manutenzione che causano gli escursionisti tagliando i sentieri e prendendo delle scorciatoie.
“Il problema con coloro che tagliano i sentieri è che a farlo sono sia gli esperti - con caschi, imbragatura e chiodi - che quelli che proprio non si rendono conto che la distanza più comoda tra un punto e un altro non è necessariamente andare dritti per dritti. In tanti anni che sono qua ho anche smesso di riprendere escursionisti e alpinisti, sennò ogni volta tocca discutere e litigare: mi sono un po’ stancato”.
“Ci vorrebbe - suggerisce Luca - un pochino di controllo, qualche cartello in più; non dico proprio la guardia forestale che ti fa la multa, ma qualcuno di un po’ più titolato che spiegasse agli avventori che quello che per loro è un sentiero, in realtà, è un calanco provocato da altri escursionisti sprovveduti. E che l’acqua che poi ci si infila può fare un sacco di danni. È veramente difficile far capire cos’è una scorciatoia e cosa un sentiero. Noi facciamo delle piccole barriere, e loro le scavalcano. A tratti diventa veramente esasperante da questo punto di vista, però non ci arrendiamo e qualche lavoro continuiamo a farlo”.
Salutandoci, parliamo della stagione, di come va e di quali sono le prospettive.
“Insomma, non proprio rosee al momento. La cabinovia che ci porta la gente fino a 2000 metri è ferma e non si sa neanche se riaprirà. Poi abbiamo problemi d’acqua, non tanto perché manchi l’acqua, ma la sorgente si è spostata in un canalino cinque metri più a sinistra e ora dobbiamo andare su a rifare la captazione. Oggi, infatti, stiamo portando su il cemento a spalla da 1800 metri fino a qua. È una fregatura perché a saperlo prima lo portavamo con l’elicottero. Ora non ce l’avremo per almeno un mese. La stagione è complicata, come al solito; ma si combatte!”.
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Foto in apertura dalla pagina Instagram rifugio_franchetti













