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Ambiente | 27 luglio 2025 | 12:00

Tutti desiderano energia pulita, ma nessuno vuole produrla a casa propria. Toscana, Umbria e Friuli: la decarbonizzazione bloccata e la necessità di dialogo

La produzione di energia rinnovabile da eolico negli ultimi mesi sta riscontrando enormi resistenze sui territori dove vengono proposti i progetti. Per la transizione ecologica ed energetica serviranno turbine eoliche, ma bisogna anche capire come integrare il processo progettuale e decisionale con le necessità dei territori e soprattutto servirà fornire alla cittadinanza un’adeguata educazione climatica ed energetica, in modo da governare il territorio in modo consapevole. Tre luoghi ci indicano come stiamo affrontando la questione rinnovabili sui territori

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Tutti desiderano energia pulita, ma nessuno vuole produrla a casa propria. La produzione di energia rinnovabile da eolico negli ultimi mesi sta riscontrando enormi resistenze sui territori dove vengono proposti i progetti. Resistenze che arrivano fino al sabotaggio dei cantieri delle ditte esecutrici. Per la transizione ecologica ed energetica serviranno molte turbine eoliche ma servirà anche capire come integrare il processo progettuale e decisionale con le necessità dei territori e soprattutto servirà fornire alla cittadinanza un’adeguata educazione climatica ed energetica, in modo da evitare falsi allarmismi e permettere alle comunità di gestire la transizione sui territori montani in modo condiviso e consapevole.

Secondo i dati di Terna a maggio 2025 l’Italia ha installato 13 GW di eolico onshore (a terra) a fronte di quasi 40GW di energia fotovoltaica. Da questi dati si evince come il fotovoltaico sia la rinnovabile più installata e meno impattante a livello estetico (nei centri storici è ancora impossibile installare pannelli sui tetti degli edifici), mentre l’eolico è afflitto da una complicata sindrome NIMBY (Not In My BackYard, non nel mio giardino), viste anche le dimensioni richieste delle pale per ottimizzare la produzione di energia e il fatto che i crinali montani sono le aree su terraferma che presentano la maggior producibilità energetica. Oltre al fotovoltaico, c’è bisogno anche di eolico, sia per compensare il calo durante la stagione invernale sia per le ore notturne.

Dalle proiezioni di Marco Giusti al 2050, quando dovremo raggiungere emissioni zero, sarà necessario installare 43GW di eolico a terra, 14GW di eolico in mare e 200GW di fotovoltaico. Numeri che sembrano impressionanti rispetto alle quantità di rinnovabili installate ad oggi. Tre luoghi ci indicano come stiamo affrontando la questione rinnovabili sui territori e come sia pericoloso prendere decisioni unilaterali (sia dalla parte dei progettisti che da quella delle comunità).

 

I consumi a maggio 2025

FRIULI-VENEZIA GIULIA

 

È iniziata una raccolta firma contro il parco eolico denominato “Pulfar” nelle Valli del Natisone, per una potenza totale di 28,8MW integrate con un sistema di accumulo e l’area interessata coinvolge cinque comuni locali: Pulfero, Torreano, Cividale del Friuli, Moimacco e San Pietro al Natisone. Le opposizioni al parco si giocano sul piano politico ed economico: i promotori della raccolta firme sottolineano l’assenza di un coinvolgimento preliminare degli enti locale e non sono previste ricadute positive di tipo economico, sociale o occupazionale per le comunità locali. I firmatari chiedono alla Regione Friuli-Venezia Giulia di definire in modo univoco le aree idonee per l’installazione delle rinnovabili e di dare priorità a zone già degradate come zone industriali dismesse (anche se le mappe della produzione eolica si basano sulla morfologia del territorio). Nel frattempo, si sta pensando ad avviare un iter per istituire un biotopo nell’area dove dovrebbe sorgere la centrale eolica, in modo da proteggere anche in modo istituzionale una zona considerata ad alto valore naturalistico e culturale.

 

 

TOSCANA

 

Il progetto del parco eolico al Monte Giogo, sul Mugello, è forse il progetto più controverso. Le 7 turbine, autorizzate nel 2022, hanno una potenza di 30MW, un’altezza media di 200metri e negli ultimi due anni hanno mobilitato le comunità locali, dal CAI a Mountain Wilderness a Italia Nostra fino ai nuovi comitati come il “Comitato per la tutela del crinale mugellano” e molti altri comitati per l’Appennino, dopo che il TAR della Toscana ha respinto due ricorsi a inizio anno. Secondo le associazioni, il progetto prevede un elevato consumo di suolo in un territorio che ospita habitat delicati di fauna, avifauna e flora. Sempre i comitati locali chiedono una visione diversa per il proprio territorio: “per gli impianti di energia rinnovabile abbiamo già disponibili aree edificate: coperture di case, magazzini, centri commerciali, parcheggi e tante altre superfici che potrebbero essere ricoperte di pannelli fotovoltaici senza consumare altro suolo e senza provocare danni all’ambiente e al paesaggio”. Anche il governatore Giani si è espresso contro l’impatto dei grandi impianti di rinnovabili: “Non ci sarà nessuna speculazione legata agli impianti eolici nel territorio di Magliano in Toscana e più in generale in Maremma che per la sua vocazione turistica, per le caratteristiche paesaggistiche e agricole, non si presta ad ospitare impianti di pesante impatto”. L’escalation contro il progetto sul Monte Giogo è arrivata la notte tra il 6 e 7 luglio quando circa 50 persone incappucciate sono entrate nel cantiere per sabotare i mezzi d’opera. Quest’ultima azione non rappresenta le richieste dei comitati che fino adesso si sono mosse per vie istituzionali per chiedere una valorizzazione diversa dei propri territori, a volte marginali rispetto a dove vengono prese le decisioni politiche, ma getta discredito sui comitati e aumenta la tensione su tutto il processo nazionale di decarbonizzazione.

 

 

UMBRIA

 

A Spoleto il progetto denominato “Energia Montebibico” prevede l’installazione di 8 turbine eoliche per una potenza di 49,6 MW. Il freno al parco eolico in questo caso arriva direttamente dall’assessore all’ambiente di regione Umbria, Thomas De Luca, che dovrebbe avere bene in mente gli effetti della crisi climatica sul proprio territorio. “L’Umbria non è più terra di nessuno, ci sono delle leggi e le faremo rispettare.” L’assessore si riferisce sia alla distanza di 3000 metri da tenere come vincolo rispetto ai beni culturali, ma anche alla vicinanza dell’abitato di Montebibico, che disterebbe solo 1000metri di distanza dal parco eolico. Continua De Luca: “Ci sono progetti eolici che creano ricchezza e sviluppo - aggiunge - e poi ci sono interventi che sono estranei alle comunità. Giustizia climatica vuol dire anche questo, garantire che un paese non sia letteralmente inglobato da un impianto”. Nel caso umbro la sicurezza di cittadini e la conservazione dei beni culturali è un tema centrale nella valutazione di nuove concessioni eoliche sul territorio regionali.

 

 

PERCHÈ TORNARE A DIALOGARE

 

Questi tre progetti, se sommati, rappresentano circa lo 0,27% della potenza totale che dovremo installare per arrivare ad emissioni zero. Sono tra i primi progetti “ad alto impatto paesaggistico” che sono stati proposti sul territorio nazionale e nelle terre alte e stanno

È difficile pensare a come sarà possibile decarbonizzare l’economia italiana e contenere gli effetti della crisi climatica, aggravata dall’uso dei combustibili fossili, che sta già mettendo in ginocchio l’agricoltura e le imprese con tempeste, grandine e ondate di calore sempre più intense. I prossimi anni saranno cruciali per capire come integrare le richieste dei territori nell’urgenza della decarbonizzazione, evitare che alcuni territori siano oggetto di speculazione senza nessun lascito alle comunità e far si che la transizione energetica non sia l’ennesima richiesta “calata dall’alto”. Se dovesse venir meno l’ultima condizione avremo fallito una parte essenziale del processo di transizione ecologica.

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