"Le femmine attirano i maschi della mantide religiosa autoctona e li divorano". L’invasione della specie asiatica raggiunge i fondivalle alpini, minacciandone la biodiversità

"Essendo specie diverse, il maschio non riesce a fecondare la femmina e finisce semplicemente divorato". Giunte in Italia circa dieci anni fa, le mantidi aliene stanno proseguendo la loro espansione nella Penisola e nel continente, mettendo a repentaglio la vita di diversi specie locali. Ne parliamo con l’entomologo, esperto di mantodei, Roberto Battiston

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"Dalla Pianura Padana hanno continuato a espandersi sia verso nord sia verso sud. Hanno raggiunto i fondivalle alpini e superato l'arco alpino. Attraverso il progetto ‘Mantidi Aliene’, che coordiniamo coinvolgendo anche la citizen science, stiamo ricevendo segnalazioni dalla Svizzera, dall'Austria, dalla Germania e dalla Spagna".
In Italia, ad oggi, sono presenti due specie di mantidi aliene: le mantidi giganti asiatiche e una mantide gigante africana. Se quest’ultima, per quanto ne sappiamo, è limitata alla Sardegna e alla Sicilia, le mantidi asiatiche hanno invece vissuto un’espansione vertiginosa, che non accenna a rallentare. Parliamo della Hierodula tenuidentata, la più grande, e Hierodula patellifera, di dimensioni più ridotte: due mantidi molto simili tra loro e non sempre facili da distinguere.
La Hierodula tenuidentata, originaria dell'Asia centrale, può raggiungere gli 8-9 centimetri, mentre la nostra mantide religiosa difficilmente supera i 7 centimetri. Inoltre è molto più robusta, con arti anteriori più grossi e muscolosi, che le permettono di catturare prede anche di dimensioni maggiori. La Hierodula patellifera è più piccola, più o meno delle dimensioni della mantide religiosa, ma ha anch'essa arti molto forti.

Per riconoscerle a occhio nudo rispetto alle nostre, il modo più semplice è osservare le ali: nelle due specie asiatiche è presente una piccola macchia bianca, assente invece nella mantide religiosa. Quest'ultima, al contrario, presenta due macchie bianche e nere all'interno delle zampe anteriori, che simulano due occhi e servono a spaventare i predatori. Nelle specie asiatiche queste macchie sono assenti.
Le specie asiatiche sono arrivate entrambe circa una decina d'anni fa: le prime osservazioni risalgono al 2015, anche se probabilmente erano presenti già da qualche anno. Oggi le segnalazioni di Hierodula vanno moltiplicandosi, e in redazione giungono numerose foto di questo insetto, così simpatico a prima vista.
Ma come sono arrivate qui? Cosa ha permesso loro di proliferare? Quanto è dannosa la loro espansione? Ne parliamo con Roberto Battiston, entomologo esperto di mantodei, nonché conservatore naturalista del Museo di Archeologia e Scienze Naturali "Giuseppe Zannato" di Montecchio Maggiore. Battiston ha coordinato l'atlante della fauna italiana dedicato alle mantidi e collabora attualmente con diverse istituzioni, tra cui la Iucn.
Attualmente, spiega l’esperto, stanno facendo dei tracciamenti genetici per capire da quale parte dell'Asia provengano le popolazioni e come si siano mosse. Già ci sarebbero delle ipotesi significative.

"Molto probabilmente sono arrivate con le piante ornamentali. Le mantidi depongono le uova in ooteche, contenitori rigidi e spugnosi che vengono fissati ai rami e che proteggono le uova durante l'inverno e, in questo caso, anche durante il viaggio. È probabile che queste ooteche siano arrivate dall’asia insieme alle piante destinate ai nostri terrazzi e giardini e che in primavera si siano schiuse, dando origine alle prime popolazioni".
Come c’era da aspettarsi, il cambiamento climatico non ha un ruolo secondario in questa espansione. "Probabilmente introduzioni simili erano avvenute anche in passato, ma gli inverni rigidi della Pianura Padana e delle valli alpine ne limitavano la sopravvivenza. Oggi, invece, gli inverni sono più miti e queste mantidi riescono a superarli senza particolari difficoltà. Sono insetti molto resistenti: ne abbiamo trovate vive anche con temperature di qualche grado sotto lo zero. Così hanno iniziato a stabilirsi e a diffondersi".
Le prime popolazioni sono state registrate nei centri urbani della pianura: Padova, Milano, Verona e Vicenza, e da lì hanno cominciato a espandersi, con serie conseguenze sulla biodiversità locale. "Questo ha creato situazioni di convivenza con le specie autoctone che finora erano poco conosciute. Noi abbiamo prima elaborato delle linee guida per favorire il monitoraggio e la mitigazione degli impatti e poi pubblicato uno studio che ha definito i primi effetti di queste specie, effetti che non sono affatto secondari".

Il primo impatto riguarda le mantidi autoctone. Mentre le specie asiatiche si stanno espandendo dai centri urbani, infatti, l’autoctona mantide religiosa si sta avvicinando alle città partendo dalle aree rurali, dove trova prede e condizioni favorevoli.
"Il problema è che le mantidi praticano il cannibalismo sessuale: la femmina attira il maschio con i feromoni e può mangiarlo prima, durante o dopo l'accoppiamento. Nei nostri studi abbiamo visto che il feromone delle due specie è sostanzialmente lo stesso, quindi le femmine di Hierodula attirano anche i maschi della mantide religiosa. Essendo specie diverse, il maschio non riesce a fecondare la femmina e finisce semplicemente divorato".
Nelle aree dove convivono entrambe le specie, insomma, gli esperti hanno osservato una forte diminuzione della mantide religiosa, probabilmente sia per questo effetto sulla riproduzione sia per la competizione per le prede.
Ci sono poi impatti su altri anelli dell'ecosistema, anche piuttosto importanti, soprattutto sugli impollinatori. "Le mantidi sono predatori che catturano soprattutto insetti volanti: farfalle, api, vespe e altri insetti floricoli fanno parte del loro menu. Essendo più grandi e più robuste della nostra mantide religiosa, le specie asiatiche riescono a catturare anche prede di dimensioni maggiori. Abbiamo osservato, infatti, che possono predare persino piccoli vertebrati, come lucertole e anfibi, compresi alcuni protetti dalla Direttiva Habitat".

Per quanto riguarda l'agricoltura, sembra che queste mantidi non rappresentino un problema diretto. Anzi, in passato si è provato a utilizzare le mantidi nella lotta biologica – anche le nostre mantidi religiose, per esempio importandole negli Usa -, per combattere altre specie dannose. Questi esperimenti hanno però avuto generalmente esito fallimentare.
"Molti mi chiedono se le mantidi asiatiche mangino la cimice asiatica", commenta Battiston. "La risposta è sì, ogni tanto la predano, ma non è una preda preferenziale: mangiano un po' di tutto, quindi il loro effetto sul controllo della cimice è piuttosto limitato. Il punto è proprio questo: essendo generaliste, mangiano sì qualche insetto dannoso, ma anche impollinatori e molte altre specie utili. Per questo non si sono rivelate agenti di biocontrollo particolarmente efficaci".
Intanto, con tutto il suo impatto sugli ecosistemi locali, l’espansione delle mantidi continua nella penisola e nel continente, e con le temperature di questi mesi c’è da aspettarsi che a breve proseguiranno la loro strada verso il Nord Europa.
In Italia, a studiare questi insetti sono in pochi - ricorda Battiston -, ed è per questo che il contributo dei cittadini è fondamentale, soprattutto in questa fase di espansione delle specie aliene. L’invito dunque è rivolto a tutti: "Chiediamo a chiunque osservi una di queste mantidi di segnalarla. Basta cercare online il progetto Mantidi Aliene, dove è possibile inviare le osservazioni e trovare anche le informazioni utili per distinguere le diverse specie".












