"L'impreparazione è il problema principale. Spesso ci sentiamo protetti dalla tecnologia, pensiamo che ci sarà sempre qualcuno pronto ad aiutarci": il valore della prudenza in montagna e i consigli dell'esperto

Anche sull'Appennino, sentieri, rifugi e vette registrano presenze sempre più numerose. Insieme alla frequentazione cresce anche un altro dato, meno incoraggiante: quello relativo agli interventi del Soccorso Alpino. Ogni episodio ha una propria storia, ma spesso emerge un elemento comune: la montagna viene ancora troppo spesso sottovalutata. Grazie all'esperienza della guida alpina Giampiero Di Federico, esaminiamo alcuni degli errori più comuni e ricordiamo le buone pratiche per affrontare i rilievi con maggiore consapevolezza

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Diverse località di montagna, negli ultimi anni, hanno subìto una frequentazione diversa rispetto al passato. Le estati sempre più calde spingono migliaia di persone a cercare refrigerio in quota, mentre cresce il desiderio di trascorrere il tempo libero immersi nella natura, lontano dalle città e dal caldo soffocante delle pianure. Anche sull'Appennino, sentieri, rifugi e vette registrano presenze sempre più numerose, segno di un rinnovato interesse verso un ambiente che continua ad affascinare e ad attrarre persone di ogni età.
Ma insieme a questa frequentazione cresce anche un altro dato, meno incoraggiante. Negli ultimi tempi, gli interventi del Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico si sono moltiplicati. Escursionisti sorpresi dai temporali, persone in difficoltà per il caldo, itinerari affrontati senza un'adeguata preparazione, recuperi in parete e, nei casi più drammatici, incidenti che hanno avuto un epilogo fatale. Ogni episodio ha una propria storia, ma spesso emerge un elemento comune: la montagna viene ancora troppo spesso sottovalutata.
È un tema di grande attualità, che riguarda non soltanto gli alpinisti o gli escursionisti più esperti, ma chiunque decida di mettere uno zaino sulle spalle e percorrere un sentiero. Preparazione, conoscenza del territorio, rispetto dei propri limiti e capacità di leggere le condizioni ambientali sono strumenti indispensabili tanto quanto un buon paio di scarponi.
Per riflettere su questi aspetti abbiamo incontrato Giampiero Di Federico, guida alpina, scrittore e profondo conoscitore dell'Appennino, con il quale abbiamo parlato di sicurezza, dell'importanza della formazione, di come affrontare il caldo estivo, dei temporali, della presenza dei cani in montagna e, soprattutto, del modo corretto di vivere l'ambiente montano.
Negli ultimi mesi gli interventi del Soccorso Alpino sono aumentati sensibilmente. Secondo lei cosa sta cambiando nel modo di frequentare la montagna?
La montagna non è cambiata. È cambiato il nostro modo di viverla. Oggi sempre più persone decidono di andare in quota, ed è una cosa positiva, ma troppo spesso lo fanno senza una preparazione adeguata. Spesso si sceglie un itinerario perché lo si è visto sui social, senza studiare il percorso, il dislivello, i tempi di percorrenza o le difficoltà che si incontreranno lungo il cammino. La montagna richiede conoscenza e rispetto, non improvvisazione.
Quali sono gli errori che incontra più frequentemente durante le sue uscite?
L'impreparazione è sicuramente il problema principale. Mi capita ancora di vedere persone con scarpe non adatte, senza acqua sufficiente, con bambini piccoli su percorsi impegnativi o completamente disorientate. Ricordo una famiglia incontrata poco sotto il Rifugio Franchetti: mi chiesero dove si trovassero e quale fosse la strada da seguire. Erano partiti senza sapere realmente dove stavano andando. Situazioni come questa, purtroppo, non sono così rare.
Quest'anno il caldo sta mettendo a dura prova anche chi frequenta la montagna. Quanto è cambiato il modo di affrontare un'escursione?
Il caldo è diventato un fattore determinante. Bisogna partire molto presto al mattino, evitare le ore centrali della giornata e portare sempre una quantità d'acqua adeguata. Io consiglio almeno un litro e mezzo o due litri a persona, ma soprattutto raccomando di reintegrare i sali minerali. Molti pensano che basti bere acqua, invece il rischio di crampi e affaticamento è concreto e può compromettere il rientro.
L'estate significa anche temporali improvvisi. Qual è il comportamento corretto?
La prima forma di sicurezza è la pianificazione. Bisogna partire con l'idea di essere già in discesa quando iniziano a svilupparsi i temporali pomeridiani. Se il maltempo arriva bisogna allontanarsi dalle creste, dai pinnacoli e dagli alberi isolati. Se c'è un bivacco nelle vicinanze rappresenta il riparo migliore. Ma il consiglio più importante è uno: non aspettare che la situazione peggiori per decidere di tornare indietro.
Sempre più persone portano con sé il proprio cane. Che cosa bisogna sapere?
La prima regola è conoscere i regolamenti dei Parchi. Ci sono aree dove i cani non possono entrare e altre dove devono essere tenuti rigorosamente al guinzaglio (come del resto andrebbe sempre fatto, ndr). Ma c'è anche un aspetto culturale. Il cane segue il proprio istinto: se vede un cervo o un capriolo tende a rincorrerlo. Per questo il proprietario deve essere consapevole che non basta amare il proprio animale, bisogna anche saperlo gestire nel rispetto della fauna selvatica.
Durante la nostra conversazione ha pronunciato una frase molto significativa: "In montagna bisogna comportarsi come un lupo diffidente o come un uomo delle caverne". Che cosa intende?
È una frase che racchiude il mio modo di vivere la montagna. Il lupo è un animale prudente. Prima di affrontare una situazione valuta il rischio. Se sa che potrebbe riportare anche una semplice ferita preferisce rinunciare, perché quella ferita potrebbe impedirgli di sopravvivere. È un animale che non compie gesti inutili. Lo stesso vale per l'uomo delle caverne. Viveva in un ambiente ostile, senza ospedali, senza elicotteri, senza Soccorso Alpino. Ogni scelta era guidata dalla necessità di non commettere errori, perché un errore poteva costare la vita. Oggi, invece, spesso ci sentiamo protetti dalla tecnologia. Pensiamo che ci sarà sempre qualcuno pronto ad aiutarci. Ma la montagna continua a seguire le proprie regole. Dobbiamo essere noi a imparare a valutarne i rischi.
Esiste una qualità che ogni escursionista dovrebbe coltivare?
La capacità di rinunciare. C'è l'idea che tornare indietro significhi aver fallito. In realtà è il contrario. Le persone più esperte non sono quelle che raggiungono sempre la vetta, ma quelle che sanno capire quando è il momento di fermarsi. La paura, in questo senso, non è una debolezza. È un campanello d'allarme che ci aiuta a prendere la decisione giusta. Una montagna sarà sempre lì ad aspettarci. La cosa davvero importante è tornare a casa in sicurezza, con la voglia di ritornarci.
L'intervista si conclude con un'immagine semplice ma potente. Quella del lupo, che osserva, valuta e soltanto dopo decide se muoversi. È una lezione che arriva dalla natura stessa e che, forse oggi più che mai, può aiutare a riscoprire un modo più consapevole di frequentare la montagna. In un periodo in cui i sentieri sono sempre più frequentati e gli interventi di soccorso continuano ad aumentare, il rispetto dell'ambiente, la preparazione e la prudenza restano gli strumenti più efficaci per vivere la montagna senza trasformare una giornata di libertà in un'emergenza.












