"Per chi va in montagna rifugio significa accoglienza ed è questo il valore principale dell’iniziativa": al via dalle Dolomiti bellunesi il ciclo di incontri sui diritti umani


Riparte dal rifugio bellunese Settimo Alpini la rassegna "Rifugiati in rifugio". Il progetto di Asgi e Università Cattolica del Sacro Cuore riflette sull'importanza della solidarietà tra persone che vivono situazioni di difficoltà, attraverso incontri organizzati nel particolare contesto dei presidi alpini: "La distanza dai luoghi di guerra non coincide con una distanza dalle responsabilità che legano le nostre società ai conflitti e alle migrazioni forzate". Ecco il programma del primo appuntamento, che si terrà sabato 25 luglio

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Riparte quest’anno da Belluno e dal rifugio Settimo Alpini la rassegna Rifugiati in rifugio, il ciclo di incontri nei presidi alpini sui temi dei diritti umani, delle migrazioni forzate e delle responsabilità della comunità internazionale.
Dopo il successo della prima edizione, Università Cattolica del Sacro Cuore e Associazione per gli studi giuridici sull’immigrazione (Asgi) ripropongono gli appuntamenti tra le Alpi partendo sabato 25 luglio dai piedi della Schiara con "Mappe di guerra, sentieri di pace: capire le responsabilità per costruire una pace giusta".
"Rifugio significa accoglienza, per chi è abituato ad andare in montagna, ed è proprio questo il principale valore dell’iniziativa: simbolica ma anche viva di concretezza. Al rifugio Settimo Alpini Chiara e Gas accolgono con un sorriso, una birra, una fetta di torta, una tisana calda: ci sono, condividono ascoltano e propongono. Vorremmo che questo atteggiamento fosse contagioso - spiega Anna Angelini, in rappresentanza della Fondazione Giovanni Angelini - Centro Studi sulla Montagna -. Accoglienza ci aspettiamo quando, stanchi da un cammino impegnativo, cerchiamo riparo in rifugio. Così è per chi, con un vissuto ed esperienze ben più provanti, attraversa le montagne per trovare rifugio in paesi come il nostro in cui la sopravvivenza possa essere garantita".
"La montagna può anche essere ostile - affermano gli organizzatori del ciclo di incontri - perché è un luogo in cui il pericolo non può essere escluso. Per questo è anche luogo in cui la solidarietà tra persone è percepita come un dovere morale, prima che giuridico. In montagna, come in mare, chiunque sia in pericolo deve ricevere soccorso, indipendentemente dal proprio status o dalle ragioni per cui ci si trova in difficoltà. In montagna si costruiscono rifugi, sempre aperti per offrire accoglienza: quello stesso rifugio che la persona in fuga dalle persecuzioni cerca quando chiede asilo".

È questo il filo conduttore del primo incontro che si terrà al Settimo Alpini il 25 luglio, spiega la ricercatrice: "Quanto le guerre dalle quali i rifugiati fuggono sono lontane da noi? E quanto invece ne siamo noi stessi complici attraverso la vendita di armi e la cooperazione finanziaria con governi responsabili di crimini contro l’umanità? Il nostro auspicio è che questi dialoghi in rifugio siano un’occasione per riflettere".
Il programma dell'evento di apertura dell'edizione 2026
L’incontro bellunese di sabato 25 luglio al rifugio Settimo Alpini (dove la rassegna aveva fatto tappa anche lo scorso anno) svilupperà una riflessione sulle connessioni tra conflitti armati, commercio e finanziamento degli armamenti e migrazioni forzate, interrogandosi sul ruolo che anche le società europee svolgono nell’alimentare guerre e violazioni dei diritti umani.
"In un luogo simbolo di accoglienza e condivisione come il rifugio Settimo Alpini - sottolineano i promotori - il dialogo offrirà gli strumenti per leggere la complessità del presente e riflettere sul significato di una pace fondata su giustizia, tutela dei diritti e responsabilità. In questo modo il rifugio diventa un luogo dove la distanza dai luoghi di guerra non coincide con una distanza dalle responsabilità che legano le nostre società ai conflitti e alle migrazioni forzate".
Diversi gli ospiti presenti. Si parte alle 14.30 con la studentessa-lavoratrice palestinese Rozan Al-Farra che, arrivata da Gaza nel 2024, racconterà una prospettiva diretta sulle conseguenze umane dell’occupazione dei Territori Palestinesi. Seguiranno Simone Siliani, direttore di Fondazione finanza etica, che si occuperà del finanziamento della produzione di armi, e la giornalista di Altreconomia Linda Maggiori che ricostruirà i percorsi attraverso cui le armi italiane raggiungono le aree di conflitto, nonostante i vincoli del diritto internazionale e nazionale. Francesco Gatta, professore di diritto dell’Unione europea all’Università di Palermo, approfondirà infine il rapporto tra la crescente militarizzazione del Mediterraneo, il ruolo di Frontex e le politiche europee in materia di migrazioni.
A concludere il dibattito sarà (alle 20) il concerto del liutista Luca Chiavinato, attivista da anni impegnato in Iraq con la Ong Walking Arts – Art, Culture & Heritage, associazione con sede nel Kurdistan iracheno nata per promuovere l’uso dei linguaggi artistici e creativi nel Paese.
La giornata è organizzata in collaborazione con Fondazione Giovanni Angelini – Centro Studi sulla Montagna, Cai Belluno, Parco Nazionale Dolomiti Bellunesi, Coordinamento provinciale pace e disarmo Belluno, Comitato amministrazione separata Usi Civici Bolzano-Vezzano, Scuola Penny Wirton Limana, Fondazione Finanza Etica e Altreconomia.
L'evento è aperto a tutti, a ingresso libero. L’accesso al rifugio è in autonomia: gli organizzatori raccomandano di verificare il grado di difficoltà del percorso e di essere equipaggiati di adeguato abbigliamento tecnico. Per ogni ulteriore informazione e per prenotare l'eventuale pernottamento, è possibile contattare direttamente il Rifugio Settimo Alpini. In caso di maltempo l’incontro avrà luogo presso la Ex Latteria di Bolzano Bellunese e ne verrà data comunicazione attraverso la pagina dell’evento su Facebook.

I prossimi appuntamenti in calendario
Dopo il primo evento, il percorso di Rifugiati in Rifugio continuerà durante l’estate e fino all’inverno. L’incontro successivo si svolgerà infatti il 5 settembre al Rifugio Grauzaria (Moggio Udinese), ai piedi del Monte Sernio, noto come "la montagna delle donne" perché furono loro le prime a raggiungerne la cima: il tema dell’incontro sarà dedicato proprio alla difficile valorizzazione delle donne sia nella vita di montagna (come alpiniste e nelle economie locali) sia come migranti.
Per il terzo appuntamento ci si sposterà il 3-4 ottobre tra Oulx e Bardonecchia: dapprima al Rifugio Massi di Oulx, non un rifugio di montagna ma un centro di accoglienza per i migranti e rifugiati che tentano la via verso la Francia, poi a Bardonecchia in una casa sequestrata alla mafia e che ora è uno spazio pubblico di condivisione, solidarietà e cultura. Lì si parlerà della mobilità attraverso le frontiere interne dell’Ue, e delle tante violazioni dei diritti umani che avvengono anche in Europa.
L’ultimo appuntamento si svolgerà invece in inverno, con data da definire, e verterà sui temi del soccorso dei migranti in mare e del soccorso in montagna. Anticipa De Vittor: "Ci sposteremo sulla neve, per parlare dei soccorsi, in mare come in montagna. Ricordandoci che le persone migranti non scelgono la via pericolosa del mare, ma sono costrette a farlo per fuggire da persecuzioni e torture. Chi va in montagna invece lo fa spesso per scelta e divertimento, ed è il principale responsabile della propria sicurezza. Proporremo anche un atelier sulla prevenzione delle valanghe, perché sapere come agire e quando rinunciare può salvare la vita propria e di chi ci sta vicino, oltre che dei soccorritori".













