Contenuto sponsorizzato
Ambiente | 22 luglio 2026 | 18:00

Nel territorio dell'orso marsicano sfrecciano le auto del Rally di Roma. "Difficile comprendere come eventi motoristici ad alto impatto possano essere considerati compatibili con le finalità di un'area protetta"

I risultati dell’ultima stima della popolazione di orso marsicano, resi noti la scorsa settimana da Ispra e dal Ministero dell’Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase), segnalano di nuovo la presenza della specie nel Parco Regionale dei Monti Simbruini. L'associazione "Salviamo l'Orso Odv" denuncia però "l'effetto cumulativo di decine di attività diverse che, considerate nel loro insieme, trasformano progressivamente un'area protetta in un territorio sempre meno idoneo per una delle specie più rare e minacciate d'Europa"

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Lo scorso 17 luglio, il Ministero dell'Ambiente e della Sicurezza Energetica (Mase) presentava la nuova stima di popolazione dell'orso bruno marsicano, registrando 81 individui (43 femmine e 38 maschi), con un intervallo di incertezza compreso tra 73 e 88 orsi (ne avevamo parlato in QUESTO ARTICOLO). Questa buona notizia tuttavia, perlomeno nel territorio dei Monti Simbruini, al confine tra Lazio e Abruzzo, non sembra essere merito dell'approccio alla conservazione attuato dell'ente Parco. Secondo recenti segnalazioni, infatti, le attività consentite in loco - tra cui spiccano casi emblematici come gli eventi motoristici - trascurano totalmente la presenza e la salute del plantigrado.

 

A denunciarlo è l'associazione "Salviamo l'Orso Odv", che parla del Parco Regionale dei Monti Simbruini, come di "un territorio che dovrebbe rappresentare una delle nuove aree di espansione dell'orso bruno marsicano e che invece continua a essere sottoposto a un livello di disturbo incompatibile con la presenza stabile della specie". Secondo Stefano Orlandini, presidente di "Salviamo L’Orso", "da anni assistiamo a un modello di gestione che antepone attività economiche alla missione stessa per cui un'area protetta esiste: conservare la biodiversità e garantire la tranquillità della fauna selvatica".

 

L'associazione lamenta come i monti Simbruini continuino a essere teatro di un numero crescente di iniziative che generano disturbo in alcune delle aree ecologicamente più sensibili del Parco. "Tra tutte spicca il Rally di Roma Capitale, probabilmente il caso più emblematico e scandaloso. È difficile comprendere come possa essere considerato compatibile con le finalità di un'area protetta lo svolgimento di una competizione motoristica internazionale lungo strade che attraversano ambienti di enorme valore naturalistico, proprio mentre istituzioni, ricercatori e associazioni investono ingenti risorse per favorire l'espansione dell'orso marsicano verso nuovi territori".

 

Il Rally di Roma Capitale si svolge dal 2013 e l'edizione più recente si è conclusa pochi giorni fa, il 5 luglio. "Un evento unico nel cuore della Capitale tra i paesaggi più suggestivi della Regione Lazio - si legge nel sito dell'evento -. Giunta alla sua XIV edizione, la manifestazione è cresciuta anno dopo anno in prestigio e rilevanza internazionale, diventando un riferimento per piloti, team e appassionati". Vi hanno preso parte oltre 100 iscritti, in rappresentanza di 26 nazioni, lungo un tracciato che attraversa venti Comuni e prevede 1000 chilometri di gara (con partenza dal Colosseo e arrivo davanti alla Basilica di San Pietro). 

 

"Il Rally di Roma Capitale si conferma un evento di riferimento non solo sotto il profilo sportivo, ma anche per l’impegno ambientale - aveva commentato il commissario Alberto Foppoli in occasione dell'edizione 2025 (e attuale presidente dell'area protetta) -. Il Parco Naturale Regionale dei Monti Simbruini rappresenta il polmone verde del Lazio, la sinergia creata con l’Aci e l’Arma dei Carabinieri, non fa che accentuare l’azione di tutela ed implementazione del verde all’interno dell’area", aveva affermato in riferimento al progetto di piantumazione di 206 alberi donati e destinati a varie zone del Parco, lo scorso anno. Questo, però, non è bastato a convincere l'associazione ambientalista.

 

"L'orso ha bisogno soprattutto di una cosa: tranquillità. Ha bisogno di boschi continui, poco frammentati, privi di disturbo cronico e di una presenza umana limitata nei periodi più delicati. Esattamente il contrario di ciò che si produce sommando piste forestali, mezzi pesanti, cantieri, gare ciclistiche, trail, manifestazioni sportive e, soprattutto, eventi motoristici ad altissimo impatto come il Rally di Roma - rileva l'associazione Salviamo l'Orso -. Ogni volta si invoca la compatibilità dei singoli interventi. Nessuno, però, sembra voler affrontare il vero problema: l'effetto cumulativo di decine di attività diverse che, considerate nel loro insieme, trasformano progressivamente un'area protetta in un territorio sempre meno idoneo per una delle specie più rare e minacciate d'Europa", afferma l'associazione, che al Presidente del Parco e al suo Consiglio rivolge una domanda precisa: quale idea di conservazione guida realmente le scelte dell'Ente?

 

Se il Parco dei Monti Simbruini viene considerato un territorio strategico per l'espansione naturale dell'orso marsicano - fa notare l'associazione, che denuncia anche scarsa trasparenza in merito alle piste forestali realizzate nell'area - ogni decisione dovrebbe essere valutata innanzitutto alla luce di questo obiettivo: "Esistono modalità di esbosco meno impattanti, come l'impiego di animali da soma già utilizzate per nostra diretta esperienza nel Parco Nazionale d'Abruzzo, Lazio e Molise e nella Riserva del Monte Genzana. Esistono limitazioni temporali ai lavori forestali. Esistono aree nelle quali gli eventi sportivi dovrebbero semplicemente non svolgersi. Manca, però, la volontà politica di affermare che la tutela della biodiversità viene prima degli interessi economici e della pressione dei territori".

 

"Un'area protetta - conclude Stefano Orlandini -  non può continuare a dire sì a tutto, salvo poi dichiararsi favorevole all'espansione dell'orso marsicano. La conservazione non si misura con le dichiarazioni d'intenti, ma con la capacità di rinunciare alle attività incompatibili con gli obiettivi di tutela. Se i Monti Simbruini devono diventare una vera casa per l'orso marsicano, occorre cambiare radicalmente rotta. Altrimenti continueremo a parlare di espansione dell'orso mentre, giorno dopo giorno, rendiamo quei territori sempre meno adatti ad accoglierlo".

Contenuto sponsorizzato