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Attualità | 24 luglio 2026 | 19:00

"Non sono riuscito a trovare una guida in italiano quando ho organizzato il trekking: risultavano tutte fuori commercio o non disponibili". Tra suggestioni e difficoltà della Gta

"Una riflessione sulla bellezza e unicità dell'esperienza, ma anche sulla fragilità e complessità di tenerla viva": un lettore, dopo una settimana di cammino lungo un tratto della Gta (Grande Traversata delle Alpi), fra le valli Varaita e Gesso, ha condiviso con la Redazione de L'Altramontagna le proprie impressioni

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Un lettore, dopo una settimana di cammino sulle Alpi piemontesi-occitane, fra le valli Varaita e Gesso, ha condiviso con la Redazione de L'Altramontagna le proprie impressioni. "Nel percorso ho avuto modo di raccogliere, oltre al mio vissuto, un po' di testimonianze di altri camminatori, gestori e abitanti della valle. Ne è venuta fuori una riflessione sulla bellezza e unicità dell'esperienza, ma anche sulla fragilità e complessità di tenerla viva, fra invecchiamento dello 'zoccolo duro' di appassionati, sfide ecologiche, difficoltà di integrazione con le esigenze della popolazione locale e bisogno di risorse", scrive l'autore del testo, Marco Aicardi. Lo pubblichiamo di seguito.

La lettera

 

Ho appena concluso la mia prima Gta, il percorso della "grande traversata delle Alpi" che si snoda lungo tutto l’arco alpino piemontese e ligure, dal confine svizzero sino al mare. Ho percorso solo una parte del tragitto meridionale, circa 130 chilometri in 7 tappe, da Castello di  Pontechianale in Valle Varaita a Terme di Valdieri in Valle Gesso, attraversando ogni giorno un colle, posto intorno ai 2.500 metri di altezza, per scendere in una valle diversa e pernottare ogni sera in un rifugio "posto tappa". Una media di 20 chilometri al giorno di cammino, circa mille metri al giorno di salita e quasi altrettanti di discesa, senza tratti particolarmente  ardui e tecnici, ma sicuramente con la necessità di un buon allenamento alle spalle. Durante il percorso ho incontrato e dialogato con altri camminatori, raccolto le loro storie e  motivazioni ad intraprendere questa esperienza, e conosciuto le persone che lavorano nei rifugi e quelle appartenenti alle comunità locali. Vorrei condividere qui un po’ delle riflessioni fatte e delle esperienze vissute, nella speranza possano essere utili a mettere a fuoco alcune criticità e l’urgenza di interventi. 

 

La bellezza e varietà del paesaggio sono impressionanti, ed in sole poche valli sembra di avere attraversato intere regioni. Da un versante all’altro dello stesso colle, spesso il bosco e la vegetazione cambiano repentinamente, e foreste fitte e odorose di abeti rossi lasciano il passo a praterie di sparsi larici centenari, o a pini cembri arrampicati sulle rocce grigie. Il camoscio è qui un compagno di viaggio quotidiano, incontrato sempre a coppie all’albeggiare sopra la soglia dei 2.000, e gli stambecchi verso i 3.000, con i giovani maschi che si incornano per gioco. Il fischio delle marmotte e lo scrosciare dell’acqua sono la  colonna sonora del viaggio. Se si ha la fortuna come me di fare il cammino a fine giugno, la pace e la tranquillità sono garantite. La Gta dona un’esperienza di pura immersione nella natura, incrociando solo sporadici e rispettosi camminatori, con cui ci si riconosce al volo, senza bisogno di parlare,  ispirati dalla stessa motivazione di fuga rigenerante dall’umanità verso la contemplazione,  la fatica buona ed il silenzio. 

 

Ma il cammino è solo una parte del piacere del viaggio, l’altra è data dall’attesa dell’arrivo al prossimo posto tappa. Ad attenderci una bella doccia rigenerante per i muscoli affaticati e poi finalmente la possibilità di sedersi al tavolo per una bibita fresca. A cena spesso si ha la fortuna di assaporare piatti genuini cucinati con ingredienti locali e le ricette tradizionali  delle valli occitane, come minestroni preparati con le erbe profumate dei campi di montagna o le ravioles, le vere "regine" della cucina locale, gnocchi allungati fatti con toma e patate e  condite con il burro saporito della malghe. 

 

Ed è li, davanti a un bicchiere di birra artigianale (ci sono birrifici in ogni valle attraversata) che  finalmente si può conoscere e chiacchierare con gli altri camminatori. La quasi totalità di  quelli che io ho incontrato sono tedeschi, tutti di mezza età avanzata per non dire terza età, mediamente intorno ai 60 anni. Sono a coppie marito e moglie, piccoli gruppi di amici o  addirittura comitive organizzate con una guida, anch’essa tedesca. Le altre nazionalità incontrate nei rifugi non seguono in genere il percorso della Gta, sono soprattutto francesi che oltrepassano il confine solo per qualche giorno, per curiosare sui sentieri italiani. In 7  giorni di cammino ho incontrato un solo Italiano che faceva come me la Gta, anche lui piemontese, e forse non a caso ha vissuto in Germania per una decina d’anni, prima di rientrare in patria. 

 

Frank lo incontro al posto tappa di Strepeis, ha 66 anni e viene da Hannover, sta facendo la Gta per la seconda volta con i suoi due compagni di scuola, Sebastian e Thomas. La prima volta è stato nel 2014, hanno percorso da nord a sud tutti i 1.000 chilometri del percorso, e ora la stanno ripercorrendo tutta in senso contrario, da sud a nord. Mi dice di essere un vero fan della Gta, ed io gli credo, ma si dice anche preoccupato per il suo futuro, perché i fan della Gta come lui sono tutti in età avanzata, i giovani non sembrano più cosi interessati, si chiede che ne sarà della Gta quando lui ed i suoi amici non saranno più in condizioni fisiche idonee per affrontare la traversata. Thomas gli risponde ridendo di non preoccuparsi, pare ci siano già in commercio degli esoscheletri ausiliari per sostenere la deambulazione in montagna degli anziani. Mi pare di capire questa non sarà la loro ultima Gta. 

 

Con Luca, l’altro Italiano incontrato durante il percorso, facciamo una tappa insieme, da Chiappera alla Gardetta, passando per il Colle dell’Enchiausa, poi deve scendere a valle per un colloquio di lavoro. Salendo al Colle ci chiediamo perché la Gta non sia popolare anche presso gli italiani. Ci rispondiamo che forse il concetto stesso del camminare per giorni e a lungo di valle in valle, esplorando la cultura e le tradizioni dei paesi attraversati, non corrisponde al rapporto tipico con la montagna degli italiani, che spesso ci presentiamo divisi in due gruppi: una maggioranza di "escursionisti della domenica", per definizione non affini al concetto della Gta, e una minoranza di alpinisti, che probabilmente non trovano  stimolante il percorso, e sono più attratti dalle vette e da trekking realmente competitivi. 

 

Io stesso non sono riuscito a reperire una guida in italiano quando ho organizzato il viaggio (e alla fine ho dovuto optare per una in inglese, D.Jordan "Italy’s Gta" edizione Cicerone del  2023): risultavano tutte fuori commercio e non più disponibili. Ed anche i tutorial ed i video  on line sulla Gta sono per la maggior parte non in lingua italiana.

 

Attraversando il percorso fra Valle Varaita e Valle Maira, mi rendo conto della fragilità e della grande difficoltà a mantenere il sentiero praticabile e sicuro lungo tutto il suo tragitto, di fronte soprattutto alle sfide poste dal cambiamento climatico ed i suoi effetti. Le eccezionali nevicate dello scorso inverno, protrattesi sino a primavera inoltrata, seguite dalle temperature elevate dei mesi successivi, con la fusione di grandi masse di neve, hanno trascinato a valle dalle vette massi e detriti, che in diversi tratti hanno interrotto il percorso, sommergendolo di fiumane di ghiaia e rendendo l’attraversamento pericoloso. In quei punti  non ho trovato segnalazioni, né interventi atti a facilitare il passaggio. Scendendo poi dal Passo della Gardetta verso Sambuco, il sentiero si biforca in due direzioni, entrambe conducono a destinazione verso il posto tappa, ma la prima si perde in mezzo al fango e al letame delle mucche al pascolo, che hanno distrutto i segnali e la  possibilità di trovare la strada, mentre il secondo è per un tratto completamente coperto da una frana di ghiaia, che rende il passaggio davvero pericoloso. 

 

Passando per questi tratti, e parlandone poi con Carla che gestisce un bed and breakfast a Sambuco ed è coinvolta come volontaria, realizzo quanto sia oneroso e difficile supervisionare correttamente e mantenere percorribile il percorso, quanti sforzi di coordinamento fra associazioni e amministrazioni locali probabilmente richieda; e in Italia, come dovunque, spesso buona parte del problema è originato dalla definizione dell’"accountability" fra enti e organizzazioni, chi è responsabile di fare cosa, oltre al reperimento delle risorse materiali  e umane per farlo, in questo caso ingenti. 

 

E quando perdo il tragitto, sprofondando nel fango e negli escrementi delle mucche, mi viene da  pensare (devo ammetterlo, dopo avere inizialmente imprecato contro generazioni di pastori), quanto sia fondamentale per la sopravvivenza della Gta il coinvolgimento delle comunità locali rispetto al progetto, includendo le loro necessità e trovando con esse un equilibrio e possibilmente delle sinergie. In mancanza di ciò, il progetto rischia di  sprofondare nel letame, esattamente come è successo ai miei scarponi, o franare fra i sassi. 

 

In definitiva credo sia importante il Cai, la Regione Piemonte, gli enti e le comunità locali, possano trovare le forme e le sinergie opportune per rilanciare il Progetto e soprattutto promuoverlo maggiormente ed in maniera più efficace verso il pubblico di camminatori appassionati, sia italiani che esteri. Senza una efficace attività concertata di rilancio, ed un conseguente auspicato maggiore ritorno di introiti turistici, credo sia complesso trovare le risorse necessarie per il mantenimento del percorso, senza il quale, come in un circolo vizioso, il progetto rischia di franare. Il Protocollo firmato lo scorso anno da Regione Piemonte e Cai per il finanziamento e lo sviluppo della Gta fino al 2030 sembrano andare  nella direzione giusta: spero l’attuazione e i piani esecutivi riflettano e siano all’altezza delle  ambizioni.

 

La bellezza e la varietà paesaggistica insieme alla cultura di montagna ancora presente in queste valli, poco toccate fortunatamente dal turismo di massa e dai suoi effetti, credo siano fonte di grande attrattiva potenziale per il rilancio della Gta. 

 

Io comunque ho già deciso: a giugno 2027 continuerò le ultime tappe sino al mare, attraversando le terre che erano dei miei antenati, fra Liguria, Francia e basso Piemonte.
 

 

 

Testo e fotografie di Marco Aicardi

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