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Ambiente | 21 luglio 2026 | 06:00

Traffico e raduni auto-moto sui passi dolomitici, Michil Costa: "È un inferno. Servono Ztl e accessi su prenotazione per i turisti"

"La situazione è peggiorata tantissimo. Le sanzioni non bastano: pagano le multe quasi contenti, come fosse un ticket. Vengono, si divertono e se ne vanno". Dopo gli incidenti e le lamentele per le strade trasformate in autodromi e i recenti provvedimenti della Provincia di Bolzano che vieteranno le gare d’auto in quota, abbiamo raccolto il parere di Michil Costa, albergatore e attivista di Corvara, in Val Badia, nonché presidente della Maratona dles Dolomites, la gara ciclistica più popolare delle Dolomiti

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Il tema del traffico e dei raduni automobilistici e motociclistici sui valichi alpini è ormai cosa nota e le sue contraddizioni vengono a galla puntuali ad ogni estate. Anche questa stagione, infatti, è iniziata all’insegna delle polemiche e dei provvedimenti.

 

Da improbabili viaggi organizzati dalla Repubblica Ceca con trasporto auto e corse tra i passi dolomitici (con l'invito a prendere parte a una discutibile "Mafia per le strade: lotta per il Nord Italia"), ai raduni nei giardini e nei parcheggi degli hotel, fino a vere e proprie performance di drifting: talvolta organizzate, altre volte abusive. È il menù di ogni estate, cui fanno coro le proteste delle associazioni.

 

Solo al Passo del Rombo, nei pochi mesi di apertura estiva del 2024, sono state registrate per la prima volta oltre 100mila moto. Ne parlava anche Il Dolomiti in questo articolo, citando l’associazione Heimatpflegeverband. L’associazione per la tutela del patrimonio culturale e naturale dell'Alto Adige, metteva il focus sulle pesanti conseguenze di un vezzo dedicato ad una minoranza di appassionati di motori: situazioni di traffico pericolose, alte emissioni di inquinanti e un inquinamento acustico inaccettabile che colpisce intere vallate".

 

Di recente, infatti, la Provincia autonoma di Bolzano ha deliberato una regolamentazione per vietare le manifestazioni su determinate strade statali e provinciali. Una misura che pare sarà applicata a strade situate in aree protette e in zone al di sopra dei 1600 metri sul livello del mare, e rivolta esclusivamente agli eventi sportivi motoristici organizzati, senza limitare dunque il traffico privato.

 

Ma se fino ad oggi questa forma di turismo è stata così problematica, vale la pena sottolineare anche l’interesse ad essa rivolto dalle strutture di accoglienza locali. Molti hotel e ristoranti della zona, infatti, quando non ospitano i raduni stessi nei loro spazi, quantomeno offrono servizi ai partecipanti.  

 

Saranno dunque sufficienti le nuove disposizioni della Provincia a limitare l’impatto di questo turismo? Quanto è problematica questa presenza? Quali alternative ci sono?

 

Ne parliamo con Michil Costa, albergatore e ambientalista, che insieme alla famiglia gestisce l'Hotel La Perla e il Berghotel Ladinia, a Corvara. Costa è inoltre presidente della Maratona dles Dolomites, una popolare gara ciclistica di granfondo, che si corre tra Trentino-Alto Adige e Veneto, sui passi dolomitici chiusi alle auto.

 

 

Parliamo di traffico, gare e raduni in Alto Adige. Quanto è reale questa presenza? Cosa ne pensa da albergatore e abitante?

 

Parto col dire che, da imprenditore, se fossi solo homo economicus, non avrei nessun dubbio. Direi: chiediamo un pedaggio a moto e macchine, facciamo un bel circuito intorno al Sella, che già di per sé è una cosa meravigliosa, facciamo un sacco di soldi e tutti si divertono. Alla peggio vi sarà qualche ferito o qualche morto.

Questa potrebbe essere un'ottima soluzione dal punto di vista economico. Siccome però non sono solo un imprenditore ma anche un abitante, uno che qui ci vive, ho molto a cuore la mia terra. Da un punto di vista più personale, lasciando da parte l'andamento turistico e i discorsi belli sull'ospitalità, come persona che vive qui e che ama arrampicare, andare in bici e fare attività all'aperto, soffro moltissimo questa situazione, perché ci siamo dentro in un vicolo quasi cieco, dal quale non riusciremo più a uscire. Adesso, per la prima volta dopo 25 anni, sono molto pessimista.

 

 

In che modo rappresenta un problema?

 

I negazionisti dicono: "Tanto c'è solo per due mesi all'anno, in autunno non c'è niente. Poi sono poche macchine, qualche Lamborghini, qualche raduno di Ferrari, qualche Ducati". Io però vivo all'inizio del Passo Campolongo. Li vedo e vi assicuro che sono molte di più le macchine sportive e le moto che fanno questi circuiti rispetto alle macchine normali, ai privati che salgono in modo decente.

La situazione è peggiorata tantissimo. E la mia non è una considerazione soggettiva, ma un dato di fatto. Abbiamo anche tutti i dati statistici ed hanno enormi conseguenze sull’ambiente di cui facciamo parte, sia come inquinamento acustico che atmosferico.

In più, aggiungo che ci prendono anche in giro. Il comandante dei Carabinieri della stazione di Corvara mi dice spesso che più di qualcuno viene multato. Ma qual è la multa? Dai 60 ai 350 euro, a seconda dell'infrazione. Questi pagano quasi contenti: hanno pagato il ticket e vanno avanti. A volte, quando gli viene ritirata la patente, questi non possono più circolare in Italia. Però la patente gli viene comunque rispedita in Germania o in Svizzera. Quindi la cosa non li tocca minimamente. Vengono, si divertono e se ne vanno.

 

 

Eppure, di recente, sono state disposte delle limitazioni. Crede possano far ben sperare per un miglioramento della situazione?

 

Sì, è qualcosa. Vediamo se riescono a gestirlo. Finché non sarà attiva una vera Ztl sul Passo Gardena io non ci credo. Se poi dovesse effettivamente succedere, ben venga. Vediamo se questa nuova normativa che hanno messo in piedi riuscirà a essere gestita.

Come detto, purtroppo non ho più tante speranze, perché quello che sta succedendo in questi giorni non è normale. Non si può. Io non posso più arrampicare sulle Torri del Sella perché non sento più il compagno di cordata dal rumore che c'è. È un inferno. Come si fa? Come faccio, non da imprenditore ma da essere umano, a vivere in uno dei posti più belli del mondo e a essere condannato a questa violenza, a questo sopruso continuo?

 

 

Crede le sue idee siano condivise dagli imprenditori locali? Qual è il polso della situazione tra gli albergatori della zona?

 

Purtroppo no. Tanti alberghi accettano moto e autoraduni, cosa che noi, come impresa e come azienda, non facciamo più da tanti anni. Sono tutti più o meno contenti perché economicamente le cose funzionano e poi bisogna dire che c’è anche molta resistenza al cambiamento: cambiare una situazione che, vabbè, non è ottimale ma "ce la facciamo passare", è complicato. Una grandissima parte della responsabilità è proprio dei miei colleghi e dell'Unione Albergatori, che ha zero visione ed è vittima della sua stessa incompetenza.

Noi abbiamo detto di no, quest'estate, a degli autoraduni che, se li avessimo accettati, avrebbero significato un introito di 200-250 mila euro. Abbiamo detto di no. Voglio essere coerente e sono consapevole che questa scelta ha un costo economico immediato. Ma nel futuro, se mai dovessimo riuscire a ricostruire pensando ad arrampicatori, scalatori, ciclisti e così via, allora avrà senso.

A San Vigilio so benissimo che c'è un albergo che organizza queste cose. Sul Passo Campolongo dicono che non si potranno più fare autoraduni: staremo a vedere.

 

 

Il traffico di auto ad alta velocità, oltre ad inquinare, può essere un pericolo anche per gli altri sportivi che frequentano le strade, ad esempio in bicicletta. Come presidente della Maratona dles Dolomites, cosa ne pensa?

 

Anche qui, praticamente, muoiono in continuazione ciclisti e motociclisti. È davvero un grande paradosso.

Ed è di nuovo incredibile che l'associazione albergatori e tantissimi miei colleghi, non tutti ma tantissimi, non abbiano capito il potenziale, anche economico, rappresentato dai ciclisti.

La Maratona ha 32400 richieste e solo 8000 partecipanti. Però, al di fuori della Maratona, durante la settimana, di ciclisti se ne vedono relativamente pochi

Questo perché qui è un pericolo, in Francia non è così e si vede. I ciclisti lo sanno e infatti non vengono in vacanza sulle Dolomiti. Vanno da altre parti, magari meno belle, ma dove c'è più sicurezza e meno caos di motoraduni e moto.

Di recente un amico ha avuto un incidente mortale. Ma non è un'eccezione: succede sempre più spesso. Corrono come dannati. Anche i ciclisti non sono tutti santi, per l'amor del cielo, però tutto questo insieme - camper, pullman, ciclisti e motociclisti - fa sì che questi passi non siano affatto degni del titolo di Patrimonio dell'Umanità, che peraltro è stato uno sbaglio madornale.

 

 

Secondo lei, esistono approcci alternativi per guidare il territorio verso un approccio diverso?

 

Un'alternativa ci sarebbe: si dovrebbe accettare i turisti solo previa prenotazione.

Abbiamo visto cosa è successo nelle montagne in questi giorni: sicuramente alcune vie saranno chiuse e in futuro si potrà accedere a determinate montagne solo previa prenotazione, in maggiore sicurezza. Questa sarebbe, attualmente, l'unica possibilità anche per certi passi stradali: accettare solamente turisti che si prenotino con largo anticipo, contingentando gli accessi.

Parlo naturalmente di ingressi limitati al turismo, lasciando massima mobilità ai fornitori, ai residenti, a chi deve raggiungere un determinato luogo per motivi di lavoro.

Dove va il turista arrivato da lontano se l'Alta Badia è piena? Va altrove, ci sono luoghi bellissimi delle Dolomiti, dove il turismo c'è ma non è eccessivo. Il problema sono proprio gli hotspot turistici di cui stiamo parlando: il Giro del Sella, il Passo Giau, il Passo Falzarego.

Questo turismo non sta perdendo immagine. La maggior parte dei turisti se la fa andare bene. In questi giorni che sono andato ad arrampicare ho visto tantissimi giapponesi, coreani, americani. Tantissimi. A loro va bene così, perché non sanno come sarebbero questi luoghi altrimenti, perché non hanno interesse a che siano vivibili, dunque ci sarà sempre quel tipo di turismo. È inutile dire che "l'ospite non vuole questo caos": alla maggioranza va benissimo, siamo noi che ne soffriamo.

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