Teli sui ghiacciai? "Dire che lo si fa 'per la natura' è falso: si fa per la pista di sci, per vendere gli skipass in inverno": i problemi di una narrazione contraddittoria

"Tre ettari di teli, che vengono rimossi e riposati ogni anno con ruspe e gatti: tre su circa 100 ettari. Praticamente niente". La riflessione di Marco Albino Ferrari ci porta in Marmolada, dove questi teli ogni anno vengono posati e poi tolti, raccontando la cosa come un’iniziativa "utile a preservare il ghiacciai". Ma, si chiede l’autore, "com’è possibile non vedere il paradosso?"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Negli ultimi giorni del giugno scorso, come atto di protesta, alcuni ignoti avevano dipinto una faccia triste con vernice arancione sui teli geotessili che coprono il ghiacciaio del Presena (ne parlavamo qui). Questo gesto aveva riacceso il dibattito sulle coperture estive, sugli interessi economici che queste preservano e sul costo ambientale di tale pratica.
Sotto esame era la contraddizione per cui, per mitigare gli effetti della crisi climatica, si mettono in atto azioni che vanno loro stesse ad alimentarla. "I teli geotessili – scriveva il collega e ingegnere Michele Argenta in proposito - sono realizzati in fibre plastiche, derivate da idrocarburi. La loro messa in opera e la successiva rimozione richiedono l'impiego di mezzi battineve alimentati a combustibili fossili".
"Coprire i ghiacciai non significa salvarli". È il titolo di un documento firmato quattro anni fa da 39 scienziati ed esperti di geologia e di cambiamenti climatici. Questa lettera era stata scritta quando una start-up milanese, glac-up, era stata lanciata diffondendo l'idea che, finanziandosi con le donazioni, avrebbero salvato i ghiacciai coprendoli con teli geotessili. I glaciologi, allora, avevano voluto fare chiarezza sul fatto che non sarà certo questo sistema a fare la salvezza dei ghiacciai.
Così si legge nel documento: "Raccontare la copertura dei ghiacciai come una soluzione agli effetti avversi del cambiamento climatico non è soltanto sbagliato" spiegano gli scienziati, ma "rischia di creare confusione e compromettere la sensibilità ambientale che con fatica si è consolidata negli ultimi anni". E ancora: "Le cause che l’hanno provocato - dicono gli scienziati riferendosi al riscaldamento climatico - "si conoscono bene, ma dai promotori dei teli geotessili vengono ignorate".
"I ghiacciai si salvano solo stabilizzando il clima del pianeta. Non esistono scorciatoie". Scrivevano i trentanove glaciologi di fama internazionale – tra cui il nostro Giovanni Baccolo, ricercatore all’Università di Roma Tre, descrivendo l’utilizzo di questi teli, senza mezzi termini, come un'operazione di greenwashing.
In questi giorni di rinnovato interesse per queste questioni, in cui peraltro è caduto l’anniversario della tragedia in Marmolada del 2022, il contributo condiviso da Marco Albino Ferrari tramite la sua pagina Facebook ci sembra un ulteriore occasione di riflessione sul tema.
Il post di Marco Albino Ferrari
Quassù sulla Marmolada oggi c’è una parte di ghiacciaio che biancheggia al sole più di altre. È sulla sinistra, sotto Punta Serauta, dove si trova la pista di sci. Non è neve, però. Sono i teli geotessili per frenare la fusione di superficie. Questi teli divenuti famosi per il loro forte impatto simbolico (qualcuno li ha definiti sudari di ghiacciai morenti) sono ormai diffusi sulle Alpi, soprattutto in Svizzera e in Italia, e in particolare dove si pratica lo sci. Al tatto risultano lanosi, come coperte. E funzionano, è vero. Riducono la quantità di luce solare assorbita e limitano la fusione.
Alla fine dell’estate, sotto i teli rimarrà uno spessore maggiore di neve rispetto a dove non sono stati posati. Ma affermare che servono a preservare i ghiacciai è un’illusione. Se non peggio, un inganno.
Dire che la posa di questi teli è un rimedio agli effetti dannosi del cambiamento climatico, dire che è un’iniziativa fatta "a favore della natura" è semplicemente falso. Sul Ghiacciaio della Marmolada, in corrispondenza delle piste, si utilizzano trenta mila metri quadri (tre ettari) di teli, che vengono rimossi e riposati ogni anno con ruspe e gatti: ma la superficie totale è ormai poco meno di 100 ettari. Dunque tre su 100 ettari. Praticamente niente.
Allora non diciamo che lo si fa per il ghiacciaio. Lo si fa per la pista di sci, per vendere gli skipass in inverno. Semmai è proprio la produzione dei teloni composti anche di materie plastiche, insieme alla loro posa che rilascia gas climalteranti, un buon modo per non invertire la rotta continuando a favorire il riscaldamento globale. Come è possibile far finta di non vedere il paradosso di queste pratiche?
Di Marco Albino Ferrari, la cui pagina Facebook – con approfondimenti su temi legati al rapporto uomo-natura – consigliamo di seguire.












