Legambiente boccia i Giochi: "La scelta di puntare su opere criticate anche dalle comunità locali dimostra come queste Olimpiadi si basino su un modelli miopi e obsoleti"

"L'Italia con i Giochi Invernali Milano – Cortina 2026 aveva una grande occasione per dare l’esempio e non commettere gli errori già compiuti con le ultime Olimpiadi organizzate in Italia, quelle di Torino, ma così non è stato. Serve puntare su un nuovo modello di gestione del territorio basato su adattamento alla crisi climatica, turismo sostenibile e innovazione", sottolinea Legambiente

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"Aldilà dei valori sportivi intrinsechi all’evento, questi Giochi Invernali - dichiara Legambiente - sono da bocciare sia sul fronte della sostenibilità ambientale-economica sia per la poca attenzione al tema della crisi climatica sull’arco alpino".
A pochi giorni dall’avvio dei Giochi invernali 2026, l'associazione ambientalista non ricorre a mezzi termini per le ormai prossime Olimpiadi Milano-Cortina 2026.
"La scelta di puntare su opere più volte criticate anche da associazioni e comunità locali, come ad esempio la nuova pista da bob, a Cortina, la cabinovia Apollonio-Socrepes oppure le tante infrastrutture stradali che si stanno prediligendo rispetto a quelle ferroviarie, dimostrano come queste Olimpiadi si basano su un modello di gestione territoriale miope e obsoleto e che peraltro incide anche sul portafoglio dei turisti visto il rincaro dei biglietti dei mezzi di trasporto. Su un territorio così vulnerabile e soggetto agli effetti della crisi climatica, come l’arco alpino, serve puntare su un nuovo modello di gestione del territorio basato su adattamento alla crisi climatica, turismo sostenibile e innovazione", sottolinea Legambiente.
Legambiente lamenta una mancanza di trasparenza e fa riferimento all'ultimo rapporto della campagna di monitoraggio civico Open Olympics, promossa da Libera (e a cui aderisce anche Legambiente): "Secondo lo studio, appena 42 opere saranno terminate prima dell’inizio delle Olimpiadi, mentre il 57% solo dopo, con l’ultimo cantiere nel 2033, scavallando le Olimpiadi 2030 in Francia".
Per l'associazione, restano tre nodi irrisolti: "Quello dell’impatto ambientale (manca l’impronta di CO₂ per singola opera, nonostante la metodologia sia prevista dal CIO); quello della spesa complessiva dei Giochi (si sa quanto costa il Piano delle Opere, ma non chi stia coprendo gli incrementi); quello dei subappalti (sono visibili i nomi, ma non i valori economici. Senza CIG non è possibile incrociare automaticamente i dati con la piattaforma ANAC)".
La questione degli impianti dismessi e mai smantellati
L'associazione ambientalista focalizza poi l'attenzione sulla questione degli impianti sciistici dismessi (e mai smantellati), distribuiti nell'arco alpino e anche a breve distanza dalle sedi olimpiche. Lo fa partendo da un esempio emblematico: "Non dimentichiamo che ad appena 60 chilometri da Cortina, più precisamente a Canazei (TN), c’è sulla Marmolada, la Regina delle Dolomiti, la Bidonvia di Pian Dei Fiacconi, l’impianto della vergogna. Chiusa nel 2019 e sventrata da una valanga nel 2020 non è mai stata smantellata. Ad oggi in quota rimane una struttura abbandonata e sventrata in un’area montana che è patrimonio Unesco. Inascoltato il gestore che proprio nel 2020 assieme alle associazioni ambientaliste aveva lanciato una petizione per far rimuovere tutte le tracce dei vicini impianti in disuso. Quell’impianto, che nel nostro report Nevediversa, annoveriamo tra i brutti casi simbolo di impianti dismessi, sia un monito per il futuro del turismo invernale in quota".
I dati del report di Nevediversa 2025 di Legambiente sugli impianti da sci dismessi raccontano gli impatti che la crisi climatica sta avendo anche sull’industria dello sci e sul turismo montano. Nella Penisola sono 265 gli impianti e gli edifici legati agli sci non più funzionanti, in aumento anche i bacini di innevamento artificiale. 65 quelli mappati in Italia tramite le immagini satellitari per una superficie totale pari a 1.896.317 mq circa.
Esaminando la situazione delle tre regioni dove stanno per prendere il via le Olimpiadi invernali, Legambiente riscontra una situazione poco rosea: la Lombardia conta 44 impianti dismessi ed è dopo il Piemonte (76) la seconda regione con questo triste primato. Tra i casi simbolo, menzionati nel report, in Lombardia, c’è il caso che riguarda il Monte Poieto, Aviatico (BG) dove restano in stato di avanzato degrado stazioni e tralicci dei vecchi impianti. In Veneto sono 30 gli impianti dismessi censiti da Legambiente, e tra i casi simbolo l’associazione ambientalista annovera lo skilift di un piccolo impianto in funzione fino al 2017 e che si trova a Sella Ciampigotto, Vigo di Cadore (BL). In Trentino-Alto Adige si contano quattro impianti dismessi, tra cui proprio la Bidonvia di Pian Dei Fiacconi a Canazei. In tutto, nelle tre regioni che ospiteranno i Giochi, ci sono attualmente 78 impianti e edifici dismessi legati allo sci.
"In una fase iniziale, la Fondazione Milano-Cortina aveva lasciato intendere la volontà di farsi carico di alcune di queste situazioni critiche; tuttavia, tale impegno non si è mai concretizzato, trasformandosi rapidamente in una promessa svanita nel nulla", osserva Legambiente. "Il Trentino-Alto- Adige è anche la regione, stando agli ultimi dati di Nevediversa 2025, con più bacini di innevamento artificiale censiti (60), seguita da Lombardia (23), e Piemonte (23). La Valle D’Aosta, invece, conta 14 bacini ma primeggia in termini di metri quadrati, ben 871.832".
I Giochi, la crisi climatica e il (mancato) coinvolgimento delle comunità locali
"Da chi organizza eventi come le Olimpiadi – conclude Legambiente - ci saremmo aspettati un approccio diverso basato su un nuovo modello di gestione del territorio, che tenesse conto della crisi climatica in atto e delle comunità locali, e di una vera legacy che prevedesse lo smantellamento degli impianti abbandonati, ma così non è stato. L’Italia con i Giochi Invernali Milano – Cortina 2026 aveva tra le mani una grande occasione per dare l’esempio e per non commettere gli errori già compiuti con le ultime Olimpiadi organizzate in Italia, ossia quelle di Torino, ma così non è stato".
Sul fronte climatico, nonostante l’arrivo dell’attesa neve ad alta quota, resta il fatto che il riscaldamento globale e i cambiamenti climatici stanno ridisegnando la montagna: nevica sempre di meno, i ghiacciai fondono a ritmi preoccupanti, e gli effetti si ripercuotono anche a valle e sulle comunità locali. "Secondo gli ultimi studi scientifici l’Europa Centrale, con Alpi e Pirenei, si sta riscaldando a una velocità circa doppia rispetto al resto del mondo", sottolinea Legambiente.
L’associazione ambientalista ricorda che i Giochi invernali sono in generale tra i grandi eventi più a rischio e minacciati dalla crisi climatica e, al tempo stesso, spesso poco condivisi dalle popolazioni locali. Come denuncia nel suo report, mentre in Italia si procede con un approccio altamente infrastrutturato e poco trasparente, in altri Paesi la tendenza è diversa. In Austria un referendum ha bocciato la candidatura di Innsbruck per i Giochi del 2026, mentre in Svizzera i cittadini del Canton Vallese hanno rifiutato di finanziare l’evento con fondi pubblici. Guardando, invece, alla storia delle Olimpiadi, in diverse città che hanno ospitato i Giochi Invernali, sono state adottate misure per garantire la riuscita delle competizioni: elicotteri per trasportare neve (Vancouver 2010, in Canada), conservazione della neve (Sochi 2014, in Russia) e utilizzo quasi totale di neve artificiale (Pechino 2022, in Cina).
Questi temi e riflessioni saranno al centro anche dello speciale Fuori dai giochi del numero di febbraio di Nuova ecologia, il mensile dell’associazione ambientalista che in questo numero fa il punto sulle Olimpiadi 2026 tra ritardi e promesse, annunciando anche che a marzo uscirà il nuovo report Nevediversa 2026 di Legambiente con un primo bilancio post Giochi invernali 2026. Lo speciale Olimpiadi di Nuova Ecologia sarà pubblicato anche sul sito www.lanuovaecologia.it
Immagine di copertina: fotografie dal sito di Simico













