Contenuto sponsorizzato
Ambiente | 23 marzo 2026 | 19:31

Luca Mercalli: "Non basta più la lezioncina sull'ambiente, ora bisogna insistere sulla cooperazione perché il clima non ha confini"

Il 23 marzo è la Giornata Mondiale della Meteorologia, una ricorrenza che vuole ricordare la nascita dell'Organizzazione dell'Onu nel 1950: l'alba della cooperazione su questioni ambientali. Rispetto a questa tradizione, gli Usa di Trump segnano ora un grave passo indietro. Ne parliamo con Luca Mercalli

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

Per questa edizione 2026 il tema di riflessione proposto è: "Osservare oggi per proteggere il domani", e sottolinea l’impegno della comunità meteorologica internazionale nel monitoraggio del nostro pianeta, con l’obiettivo di proteggere le comunità di oggi e rafforzarne la resilienza per il futuro.

 

In questi giorni di marzo, simili ricorrenze legati a temi ambientali si sono susseguite con una certa incidenza: il 19 marzo è stata la Giornata Mondiale di Azione per il Clima; il 21 era la Giornata Mondiale dei Ghiacciai e quella Internazionale delle Foreste; il 22 marzo è stata la Giornata Mondiale dell’Acqua; e oggi quella della Meteorologia.

 

Allora ci siamo chiesti: perché tutte queste ricorrenze in un tempo così ristretto? Non bastano forse la guerra in Iran e il referendum ad oscurare queste occasioni di riflessione? Non rischiano così di inghiottirsi anche tra loro?

E più in generale: qual è il valore di istituire Giornate dedicate a certi temi? Riescono ancora a suscitare attenzione?

 

Tutte queste domande le abbiamo rivolte a Luca Mercalli, climatologo, direttore della rivista Nimbus e presidente della Società Meteorologica Italiana, nonché membro del Comitato scientifico L’Altramontagna.

 

"Non è sovrapposizione, semmai è stata una scelta coerente di mantenere nello stesso periodo una serie di argomenti connessi tra di loro. Acqua, ghiacciai, clima, foreste sono elementi tutti interconnessi, quindi è bene che ci sia questo periodo di marzo che tradizionalmente cerca di accendere un pochino i riflettori su questi argomenti".

 

Come tutte le giornate mondiali, ammette Mercalli, anche quella della Meteorologia rimane prettamente un simbolo: "Lo sappiamo benissimo che la semplice istituzione di certe evenienze non ha mai cambiato niente, e sappiamo anche che non perché c'è un po' di attenzione nella giornata, nelle altre 364 possiamo dimenticarcene. Quindi il loro vuol essere un valore di riflessione capace di spingerci ancora una volta, come stiamo facendo adesso, a parlarne".

 

Gli addetti ai lavori, tra cui lo stesso Mercalli, se ne continuano ad occupare tutto l’anno, ma l’attenzione della società oscilla inevitabilmente anche in base alle distrazioni del momento. Adesso, infatti, di questi temi non si parla proprio - giornata mondiale o meno – perché completamente sovrastati dai temi bellici, politici, economici ed energetici. La meteorologia, purtroppo, non può che seguire l’andamento dei media.

 

Ciò non toglie che l’occasione di questa Giornata Mondiale offra importanti spunti di riflessione, anzi semmai li rende ancora più urgenti: "Per la prima volta dagli ultimi settant’anni assistiamo a un grave arretramento della cooperazione internazionale sull'ambiente".

 

A scatenarlo, secondo Mercalli, sarebbe stata la posizione degli Stati Uniti di Trump, che negli ultimi mesi si sono tolti da oltre 66 trattati o agenzie internazionali, a loro detta contrari agli interessi degli Stati Uniti.

 

"Queste giornate internazionali ci hanno sempre ricordato che, dagli anni Cinquanta, ovvero da quando le Nazioni Unite hanno iniziato ad istituire organizzazioni specifiche e a portare avanti dei programmi di cooperazione anche con trattati internazionali, che ogni anno si aggiungeva un pezzettino al grande disegno della protezione ambientale globale".

Un pezzettino che spesso a tutti noi è sembrato troppo lento, continua il climatologo, ma che comunque c'era ed era un segnale importante che la direzione di marcia era quella giusta.

 

Oggi tutto questo viene meno: "Gli Usa sono usciti dall'Accordo di Parigi; dalla Convenzione Quadro sul clima delle Nazioni Unite (la base giuridica di tutti gli accordi successivi sul clima), dal Comitato Intergovernativo sui Cambiamenti Climatici (Ipcc, fondato nel 1988 dalla stessa Organizzazione Meteorologica Mondiale (Wmo), di cui oggi si festeggia l'anniversario di fondazione)".

 

L'Ipcc è un organo dell'Organizzazione Meteorologica Mondiale, costituito nel 1988 specificatamente per fare i rapporti globali sui cambiamenti climatici. "Quello degli Stati Uniti, dunque, è stata la prova di aver gettato la spugna, buttando via tutto questo lungo cammino. Fortunatamente, gli altri 194 Paesi del mondo che ancora fanno parte dei trattati e di queste organizzazioni non lo hanno emulato. Però è chiaro che è un precedente molto preoccupante".

 

Nella Giornata Mondiale di oggi "non basta più la lezioncina sull’ambiente, su quanto l’acqua sia importante o sulla fusione dei ghiacciai, il focus più urgente dev’essere sul ruolo della cooperazione internazionale".

 

"Il clima non ha confini, o ce ne occupiamo tutti insieme con spirito di cooperazione, o - se ognuno dice ‘a me non interessa perché io devo vendere il petrolio, quindi esco e me ne vado’ – allora possiamo dire addio ad un lungo lavoro durato settant’anni". L'indebolimento dovuto alle azioni degli Stati Uniti è un messaggio pericoloso ed è il motivo per cui questa giornata mondiale secondo me assume particolare valore".

Contenuto sponsorizzato