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Ambiente | 27 marzo 2026 | 18:00

Udire il suo canto nelle notti ancora fredde è qualcosa di unico. Un'esperienza nelle foreste di conifere che, tra qualche anno, rischiamo di non riuscire più a vivere

La civetta capogrosso è tra le specie simbolo delle foreste di conifere. Inizia a cantare a marzo. Aumento delle temperature e allocchi stanno mettendo a dura prova questa specie

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

In quel ciclo che si ripete inesorabile di anno in anno, e che alle nostre latitudini vede la natura ridestarsi, riprodursi, crescere e tornare al riposo, per i boschi di conifere marzo è un mese interessante. E’ un momento di passaggio, in cui l’inverno accarezza ancora le chiome e può coprire il letto di aghi accumulati al suolo, e contemporaneamente l’aria incomincia ad odorare di primavera. Nel variegato mondo degli uccelli, la maggior parte delle specie è ancora in attesa di qualche grado in più. Alcune però sono più precoci, e danno inizio alla stagione del corteggiamento e della difesa dei territori, a cui seguirà la riproduzione. Ne sono un esempio i picchi, come pure i rapaci notturni, tra i quali uno degli esponenti d’eccellenza delle foreste boreali (quelle, appunto, di conifere) è la civetta capogrosso, Aegolius funereus.

 

Corteggiamento e difesa, per gli uccelli, è sinonimo di canto. L’esperienza di udire una civetta capogrosso cantare di notte in un bosco è qualcosa di unico. Vi riporto qualche stralcio del mio libro Salire per sopravvivere. Gli ecosistemi montani alla prova della crisi climatica, edito da People per la collana L’Altramontagna, in cui vi racconto proprio l’esperienza dell’incontro sonoro con questa specie affascinante.

 

"La notte amplifica tutto, anche ciò che non si vede. Abeti rossi ritti e maestosi come il colonnato di San Pietro puntano verso il cielo, e tra essi ogni tanto qualche abete bianco rompe la superba monotonia della pecceta matura e ben strutturata. Qualche centinaio di metri più a sud, la tempesta Vaia ha demolito buona parte di queste colonne, tirate giù come bastoncini dello shanghai, e ciò che non ha fatto il vento allora lo sta facendo oggi quel minuscolo tagliatore di teste che è il bostrico tipografo, spolpando le piante da dentro e lasciandone in piedi gli scheletri. Nel punto in cui siamo, appena sopra al rio Val di Roda, le piante però resistono e le loro chiome scure si uniscono al blu notte nascondendo ciò che sta sopra. Non importa se non vediamo più in su, perché ciò che ci sovrasta lo si percepisce: un’energia che emana dai cristalli di dolomite, stipati a formare i quasi novecento metri di pareti immobili, nere di notte dopo esser state quasi bianche di giorno e infuocate al tramonto. Il crocchio silenzioso formato dalla pala di San Martino, da cima Immink, cima Pradidali e cima Val di Roda incombe e protegge allo stesso tempo, nascosto da milioni di foglie aghiformi che riposano sotto le stelle. […] Il bosco è una maschera veneziana, ci scruta senza parlare. […] Dopo qualche decina di secondi, eccola: una sequenza rapida di pu-pu flautati e ben scanditi, che partono da una nota più grave e quasi sussurrata per salire gradatamente di tono e intensità quattro note più in alto, mantenendosi per un paio di secondi per poi scomparire."

"Un attimo di quiete ed ecco un’altra scarica, uguale alla prima. Poi, il bosco ritorna muto. Il silenzio imposto dal protocollo di campionamento costringe te e i tesisti a trattenere l’emozione che vi ha colti impreparati. Sappi, caro lettore, che io non sono da meno. Per me è sempre come la prima volta."

 

La civetta capogrosso è strettamente legata al freddo e alla presenza di cavità abbandonate di picchio nero, nelle quali nidifica. Pertanto, il cambiamento climatico la sta mettendo a dura prova, sia direttamente, per l’effetto dell’aumento delle temperature, sia indirettamente, per l’espansione di un’altra specie notturna, l’allocco, che arriva dal basso, è più adattabile, e soprattutto ha tra le sue prede proprio lei, la civetta capogrosso.

 

Questa storia di incontri notturni emozionanti, e di nuove relazioni conseguenti alla scala mobile per l’estinzione, che porta animali e piante a muoversi verso l’alto, è approfondita nel libro, disponibile qui.

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