Un frammento di biodiversità africana trapiantato nel cuore delle Alpi: alcune specie dei Monti Udzungwa in Tanzania fanno ora parte della serra tropicale del Muse
Un percorso che parte dal sottobosco ombroso, passa vicino alle zone più aride, sino ad arrivare alle fronde dei giganti arbore, per incontrare specie vegetali e animali da uno dei più preziosi e delicati biomi del pianeta. È la serra del Museo delle Scienze di Trento, nata per la far conoscere la biodiversità africana che da oltre vent'anni è oggetto degli studi del Museo. Oggi, questo patrimonio viene arricchito da un nuovo riallestimento dedicato alla Tanzania

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Rinnovato oggi il ponte di collaborazione collega la Tanzania a Trento, il momento della ricerca e quello della divulgazione, nel nome della salvaguardia di uno dei biomi più preziosi in termini di biodiversità: le foreste tropicali.
Con "Foresta tropicale montana. Dai Tropici alle Alpi: ricerca e cooperazione per la biodiversità" prende avvio il filone natura ed ecologia del Museo delle Scienze di Trento. Cuore dell’evento è stata la presentazione del riallestimento della serra tropicale montana, con la partecipazione dell’Ambasciatore della Repubblica Unita di Tanzania Mr. Mbarduk Nassdr Mbarduk e della direttrice dello Statens Naturhistoriske Museum, Nina Rønsted, che collabora con il Muse e l’Università di Firenze per lo svolgimento delle attività di ricerca e monitoraggio ecologico nella sede dei Monti Udzungwa in Tanzania, dove da oltre venti anni il museo opera.
Con i suoi 600 metri quadrati di superficie, la serra ricrea fedelmente il microclima delle foreste pluviali montane dell’Africa Orientale. Attraverso un sofisticato sistema di controllo ambientale, vengono mantenute temperature costanti (tra i 18 e i 30 gradi) e un tasso di umidità dell'80 percento, permettendo la crescita di specie botaniche rare, felci arboree e piante epifite.
"Questo evento - spiega il direttore del Muse Massimo Bernardi - rappresenta un momento di condivisione e di visione: dalla presentazione del nuovo percorso di interpretazione della serra tropicale prende avvio il percorso ideale che nel 2026 metterà al centro della nostra programmazione la biodiversità, intesa come ricchezza di specie, ma soprattutto quale sistema complesso di relazioni, pratiche e responsabilità. Un’occasione per rimarcare come ogni dinamica sociale poggi su fondamenta ecosistemiche: la biodiversità costituisce i nodi della rete di relazioni che sostiene il mondo e dalla quale dipendiamo".
Il Muse offre dunque, su queste basi, un nuovo spazio ai suoi visitatori, un "laboratorio vivente" che esprime solo un frammento dell’immensa biodiversità africana: quello dei Monti Udzungwa in Tanzania.
Francesco Rovero, direttore dell’ufficio ricerca del museo spiega che "la perdita di biodiversità è uno dei fenomeni più drammatici dell’attuale crisi ambientale, e in questo contesto le foreste tropicali sono emblematiche, essendo il bioma più ricco di biodiversità al mondo ma anche quello più eroso e minacciato. La continua perdita di foresta e di biodiversità nei tropici segnala una grave perdita della funzionalità delle foreste stesse, della loro capacità di stoccare carbonio, fornire ossigeno, generare piogge e in generale contribuire alla stabilità del pianeta. Per questo dobbiamo proteggerle e ripristinarle ove possibile"
Le foreste dei Monti Udzungwa in Tanzania sono tra le più importanti al mondo e tramite una collaborazione che dura da vent’anni con il Parco Nazionale tanzanese è stato raggiunto un’importante obiettivo: posizionare queste montagne tra i luoghi di spicco per la conservazione della biodiversità e per la sperimentazione di buone pratiche che integrano ricerca, formazione e coinvolgimento delle comunità, quale approccio vincente per garantire sostenibilità sia alle aree protette che allo sviluppo locale.
Da questa connessione, nata nel 2006, il lavoro si è sviluppato su più fronti: da un lato, ci si è concentrati sulla ricerca scientifica e sulle attività di monitoraggio ad essa connesse, dall’altro si è compreso quanto fosse essenziale affiancare alla ricerca una forte azione di sensibilizzazione ambientale, coinvolgendo sia comunità locali sia un pubblico internazionale.
Oggi esiste un flusso costante di informazioni che viaggia tra l’Africa e il Trentino. Le immagini delle fototrappole e i dati dei censimenti condotti dalle ricercatrici e dai ricercatori in Tanzania alimentano i progetti educativi del museo, rendendo il visitatore partecipe di una missione di salvaguardia globale. Le montagne dell’Eastern Arc, soprannominate le "Galapagos dell'Africa" perché frammentate come tante isole di un arcipelago e per l'altissimo numero di specie endemiche, trovano così una voce internazionale; i Monti Udzungwa rappresentano il massiccio più esteso e più importante, per ricchezza biologica, di questa catena montuosa che si snoda dal Kenya alla Tanzania meridionale.
Le foreste dei Monti Udzungwa si trovano tra 1200 e 2000 metri di quota, sono ricche di fonti d’acqua e torrenti, ma i versanti meno esposti alle piogge presentano condizioni semi-aride o aride: un ecosistema complesso quindi, che presenta aree molto antiche e ricche di specie. L'obiettivo della serra è proprio quello di mostrare ai visitatori questa complessa stratificazione ecologica, con un percorso che parte dal sottobosco ombroso, passa vicino alle zone più aride, sino ad arrivare alle fronde dei giganti arbore: 174 specie vegetali e 14 specie animali africane (anfibi, pesci, artropodi e uccelli), ricreando fedelmente il microclima delle foreste dell’area, non limitandosi solo a mostrare la bellezza estetica di questi ecosistemi.
A Trento, la serra trasforma i dati raccolti sul campo in esperienza educativa per il pubblico. Ogni pianta e ogni goccia di umidità nella serra raccontano l'urgenza della protezione degli habitat naturali.













