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Attualità | 29 maggio 2025 | 06:00

"Bisognerebbe evitare di trasformare i rifugi in ristoranti stellati". La gente dovrebbe smetterla di aspettarsi il lusso e i gestori evitare di andare incontro a simili richieste

"La stagione si prospetta positiva, abbiamo più prenotazioni rispetto all’anno scorso e abbiamo visto che, anche ora che il rifugio è chiuso, c’è parecchio movimento di gente": venerdì 30 maggio l'apertura del Rifugio Achille Papa, sulla magnifica Strada delle 52 gallerie del Pasubio. Il gestore, Renato Leonardi, ci racconta i preparativi per la partenza

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
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“Siamo abbastanza stressati, abbiamo finito di pulire le strade lunedì e venerdì già si comincia. Ci sono un sacco di cose da fare, ma la stagione si prospetta positiva”.

 

Tutto è pronto per la riapertura del rifugio generale Achille Papa, alle Porte del Pasubio. Venerdì 30 maggio si riprende ad accogliere gli escursionisti. Il gestore, Renato Leonardi, ci racconta i preparativi e fa un pronostico sulla prossima stagione.

 

Ormai da 40 anni, in questo periodo i volontari del Cai di Schio e dell’associazione nazionale alpini Valleogra dedicano una giornata a ripulire la Strada delle 52 gallerie del Pasubio. Quest’anno, sabato 24 maggio, c’è stato anche un lavoro eccezionale, perché un anno fa, sulla 51esima galleria, si è creato un camino - probabilmente perché sulla cresta c’era ancora l’imbuto di un’esplosione della prima guerra mondiale - che con le piogge si è sfondato portando due o tre metri cubi di detriti sulla galleria sottostante. Poi c’erano alcuni massi crollati che sono stati rimossi, e sono state fatte la pulizia ordinaria delle canalette e lo sfalcio. Vi hanno partecipato una quindicina di volontari del Cai e altrettanti dell’Ana Valleogra. Lunedì, con la scavatrice messa a disposizione dal Comune di Valli del Pasubio, abbiamo fatto lo stesso lavoro sulla Strada degli Eroi”. E ridendo aggiunge: “Mentre l’operatore del comune si occupava della scavatrice, io e altri tre abbiamo fatto la bassa manovalanza”.

 

Ho saputo che recentemente avete fatto dei lavori alla struttura. “Nel 2022 è stato inaugurato l’ampliamento, nel quale abbiamo ricavato un vano cucina adeguato, che mancava, e ulteriore spazio di magazzino. La ristrutturazione ha ripreso la sagoma del rifugio originale, del 1922, che allora fu ricavato da una baracca della prima guerra mondiale. A cento anni esatti da quella data abbiamo inaugurato l’edificio ristrutturato con il perimetro originale. I lavori hanno impiegato tre anni”.


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Puntate ad una maggiore capacità di accoglienza? “A livello di spazio capacità per i pernottamenti è rimasto praticamente uguale a prima, 54 posti letto; in realtà però abbiamo recuperato lo spazio che prima era occupato dal personale di servizio – al weekend siamo anche in 15 a volte – mettendolo a disposizione degli ospiti. Mentre al personale abbiamo dedicato posti letto e spogliatoi nell’ala nuova”.

 

Siamo agli sgoccioli: il Rifugio Papa è pronto alla riapertura. “La stagione si prospetta positiva, abbiamo più prenotazioni per i pernottamenti rispetto all’anno scorso e abbiamo visto che, anche ora che il rifugio è chiuso, c’è stato parecchio movimento di gente. Quindi come affluenza le prospettive sono più che buone, poi chiaramente dipende dal meteo. In montagna va così; se il tempo è buono, si lavora tanto e c’è gente – a volta anche troppa – se il tempo è brutto, invece, l’affluenza cala radicalmente”.

 

Da dieci anni a questa parte, di gente in montagna ne sale sempre di più. Poi qui col centenario della guerra nel 2018 c’è stato il boom; è stata fatta molta promozione, anche un po’ esagerata secondo me. Poi noi siamo riusciti ad adeguare la struttura solo nel 2022, quindi abbiamo passato tre anni piuttosto stressanti perché c’è stato un improvviso aumento di affluenza senza che la struttura fosse preparata. Ad ogni modo penso sia un bene, è bello che la gente abbia scoperto che si può stare bene anche senza andare chissà quanto lontano e che la montagna regala buone sensazioni. Certo, si tende un po’ troppo ad essere condizionati dalla promozione e dai social, che portano a concentrarsi su punti blasonati. Anche da noi al weekend è parecchio affollato. Certe volte, anche se c’è gente, è piacevole passeggiare tra le Gallerie, ma alcune domeniche diciamo è più simile ad andare al mercato che in montagna. Chi può magari dovrebbe scegliere posti così celebri magari quando riesce a ritagliarsi un buco durante la settimana”


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Di recente ad alcuni colleghi è capitato di dover far fronte, non solo al numero, ma anche alla maleducazione e all’inciviltà degli escursionisti, suggerisco a Renato. “Secondo me si tratta molto di cultura degli avventori, non direi tanto di educazione, sia gli avventori che i gestori dovrebbero evitare di aspettarsi, gli uni, e di adeguarsi, gli altri, ad un’esperienza sempre più lussuosa. Bisognerebbe evitare di trasformare i rifugi in ristoranti stellati, come sta avvenendo in molti posti. Anche per quanto riguarda il lato escursionistico: qui per salire sono 800 metri di dislivello, per chi è abituato non è niente, ma chi va in montagna due volte l’anno non può sottovalutarlo, altrimenti chiaro che poi succedono incidenti. Vista la mole di persone che si muove verso l’alto, forse bisognerebbe iniziare a sensibilizzare di più su questi aspetti. Certo ora iniziano a spuntare anche in tv alcuni programmi, ma forse ancora non è abbastanza.

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