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Attualità | 29 marzo 2025 | 10:00

Daniela Santanchè elogia la pista da bob ("grande opportunità per il turismo"), ma l'impianto potrebbe accentuare lo spopolamento di Cortina

Dal 2011 a Cortina si registra una progressiva decrescita demografica: non valeva forse la pena investire i 120 milioni della pista e il milione e mezzo di spese di gestione annua in servizi per l'abitare, in spazi di aggregazione, in luoghi di socialità?

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

"La pista di Cortina può davvero rappresentare una grande opportunità per il turismo, non solo per gli appassionati di questo sport; e diventare un luogo capace di attirare visitatori, in inverno e in estate, per vedere quest'opera".

 

Le parole della ministra del Turismo Daniela Santanchè, a commento della visita al nuovo Sliding Centre (dove si sono di recente svolti i test di pre-omologazione), sembrano seguire un copione preciso, scritto e recitato dai promotori della discussa pista per presentarla come un'opera dalla forte carica attrattiva.

 

“Definiamola un po’ come il nostro Guggenheim Museum”, ha affermato a tal proposito il presidente della regione veneto Luca Zaia, “perché qui si verrà a vedere un’opera unica dal punto di vista architettonico e ingegneristico”.

 

A questo punto sorgono spontanee tre domande

 

Alla prima non è semplice trovare una risposta: perché mai una persona dovrebbe mettersi in viaggio per visitare una pista da bob?

 

Mettiamo tuttavia che lo Sliding Centre si riveli, oltre ogni aspettativa, un efficace magnete turistico; un'icona dello sport capace - come nel caso dei Guggenheim Museum - di richiamare milioni di visitatori l'anno: siamo sicuri (seconda domanda) che aumentare l'afflusso turistico ampezzano sia un bene per un territorio già frequentatissimo e per le persone che lo abitano? 

 

Tempo fa, la consigliera comunale Roberta De Zanna, mi spiegava che l'impatto sociale dell'overtourism è un processo già in atto

 

"Sempre di più appaiono negozi di grandi firme; dove prima c’era il negozietto della famiglia di Cortina adesso c’è Dior, Louis Vuitton, ... Stiamo quindi riscontrando una perdita d’identità, per cui alla fine diventi omologato a Venezia o a via Monte Napoleone di Milano e non hai più un’offerta diversificata di paese di montagna; e poi una perdita di potere economico del territorio che unita al fatto che siamo sempre meno - l’andamento demografico ci dice che negli ultimi anni Cortina ha perso un sacco di abitanti - provoca anche una perdita del potere gestionale del nostro paese".

 

Se la pista si dovesse quindi rivelare una potentissima attrazione, in modo del tutto paradossale potrebbe alimentare disturbi sociali che, nel peggiore dei casi, possono dare vita a fenomeni di spopolamento.

 

Dal 2011 a Cortina si registra una progressiva decrescita demografica: non valeva forse la pena (terza domanda) investire i 120 milioni della pista e il milione e mezzo di spese di gestione annua in servizi per l'abitare, in spazi di aggregazione, in luoghi di socialità? 

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