Dove alloggeranno gli atleti durante le Olimpiadi? Casette prefabbricate, quartieri avveniristici, caserme e hotel: una "passeggiata" tra i villaggi olimpici di Milano-Cortina 2026

Il tema dell’ospitalità è una delle questioni chiave per la prossima edizione dei Giochi invernali, proprio in virtù della loro organizzazione "diffusa". Invece del consueto villaggio olimpico unico, quest’edizione ha scelto di optare per più soluzioni differenti, a seconda del contesto ospitante. Proviamo a entrare nel merito dei diversi approcci, per conoscere le strutture, l’efficacia logistica per l’evento e il loro impatto in termini ambientali ed economici

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Per le prossime Olimpiadi e Paralimpiadi Milano-Cortina 2026, la questione dell’ospitalità degli atleti e dei team delle varie nazioni che parteciperanno alle gare è un nodo centrale dell’organizzazione. Com’è noto, si tratterà di un’edizione particolare poiché dislocata su un territorio molto ampio, che coinvolge diverse località. Ciò significa, dal punto di vista dell’accoglienza, che saranno necessari più hub predisposti per ospitare gli oltre 3500 atleti provenienti da più di 90 paesi.
Invece di un unico grande villaggio olimpico, come solitamente avviene per i Giochi Olimpici, questa volta si è pensato a quattro formule diverse dedicate all’ospitalità. Dallo sguardo volto al futuro di Milano, alla pragmaticità di Cortina d’Ampezzo, fino all’approccio diffuso della Valtellina. Ogni sito presenta soluzioni logistiche differenti, edifici permanenti, moduli temporanei o strutture alberghiere esistenti, con criteri di prossimità ai luoghi di gara e, in alcuni casi, piani di utilizzo post-evento.
Sempre più vicini all’evento, i lavori di realizzazione e riconversione per questi villaggi sono ormai in fase di ultimazione, e abbiamo voluto approfondire il tema e fare un piccolo “tour” da remoto all’interno dei villaggi olimpici. Oggetto di quest’indagine vuole essere la natura e il costo di queste strutture, la loro capacità ricettiva, la posizione rispetto al luogo delle competizioni e il loro utilizzo una volta terminate le Olimpiadi (la cosiddetta “legacy”).
Milano | Villaggio Olimpico di Porta Romana

Tra i progetti dedicati all’ospitalità degli atleti, tecnici e allenatori delle nazioni in gara alle Olimpiadi, quello dell’ex scalo Porta Romana, a Milano, è certamente il più ambizioso. Terminato con un mese di anticipo sulla tabella di marcia, il villaggio olimpico di Milano è stato costruito in 900 giorni, da gennaio 2023 a giugno 2025. Attualmente, si stanno portando a termine gli ultimi dettagli in vista della consegna prevista per questo autunno.
Progettato dallo studio americano Skidmore, Owings & Merrill (SOM), il complesso copre un’area di 60mila metri quadri, si compone di sei edifici e conta 1200 stanze, per un totale di 1700 posti letto. I 10mila metri quadrati del piano terra saranno dedicati ai servizi per gli atleti, come palestra, ristorazione e assistenza medica.
Il Villaggio Olimpico di Porta Romana è pensato per essere a impatto 0, gli edifici sono certificati LEED Gold, con zero emissioni operative, impianto fotovoltaico da 1 MW, assenza totale di combustibili fossili, uso del legno per le facciate, prefabbricazione modulare e sistemi di raccolta dell’acqua piovana. L’operazione ha voluto riqualificare un’area ferroviaria altrimenti dismessa e situata in posizione strategica, nel quadrante sud-est della città a due chilometri dal centro. La zona è ottimamente servita dal trasporto pubblico, in prossimità della metro M3 e di numerose fermate bus e tram. Rispetto alle sedi delle gare olimpiche di Milano, il Forum di Assago e l’Arena Santa Giulia, che ospiteranno le discipline su ghiaccio, il complesso dista all’incirca 8 chilometri.
Il nucleo fondativo del progetto vuole però essere la legacy. Dopo la chiusura dei Giochi nel marzo 2026, in quattro mesi l’intero complesso sarà riconvertito nella più grande residenza universitaria convenzionata d’Italia. In questo modo, potrà accogliere gli studenti già dall’anno accademico 2026/2027. Le 1200 stanze a disposizione sono arredate con la configurazione definitiva del futuro studentato, e anche i servizi al piano terra saranno convertiti a uso comunitario. Per questa ragione, gli interventi sono stati prequalificati per accedere ai fondi del Pnrr destinati alla creazione di nuovi posti letto universitari.
Nonostante tutto, il progetto ha suscitato numerose critiche. In primo luogo era stato messo in discussione l’impatto estetico e la mancata integrazione del villaggio con il tessuto urbano milanese. A queste obiezioni poi, si erano aggiunte quelle legate all’investimento economico dedicato, inizialmente previsto in 100 milioni, poi aumentati di ulteriori 40 milioni di euro. Infine, nonostante le lodi del presidente del Cio (Comitato Olimpico Internazionale), Kirsty Coventry, anche la riconversione in studentato come risposta alla crisi degli alloggi è stata messa in discussione. Il costo degli affitti, infatti, si attesterebbe tra i 600 e i 700 euro al mese; che, pur essendo inferiori alla media di mercato, sono ugualmente eccessivi per gran parte della popolazione universitaria. In questo modo, nonostante la convenzione con il Comune di Milano, questi alloggi rischiano di agevolare l’acceso a chi ha maggiore disponibilità economica, creando ulteriore disparità sociale.
Cortina | Villaggio Olimpico di Fiames

Anche il Villaggio Olimpico di Cortina d’Ampezzo, situato nella località di Fiames, a nord della città, è in fase di completamento. Si tratta di un complesso di 377 casette prefabbricate capaci di ospitare fino a 1400 atleti e membri delle delegazioni olimpiche. Secondo il progetto, terminate le Olimpiadi e Paralimpiadi, il complesso verrà disassemblato e rimosso integralmente.
Queste “case mobili” sono poco più lunghe di otto metri e mezzo, e larghe quattro e mezzo. La loro ergonomicità e funzionalità ha garantito un trasporto e una disposizione in tempi rapidi, e sarà determinante in fase di smontaggio. Ciascuna dotata di letti, armadi, sanitari e climatizzatori, sono costruite con materiali riciclabili certificati, funzionali all’isolamento e con minimo impatto ambientale.
A fianco delle strutture abitative, il villaggio è dotato di due edifici principali, pensati come luogo di incontro e condivisione tra le delegazioni. Ciascuno di questi si sviluppa su due piani da 2.400 metri quadrati per livello e accoglierà uffici organizzativi, aree dedicate alle squadre, palestre all’avanguardia e poliambulatori attivi 24 ore su 24 per l’assistenza agli atleti.
In questi giorni sono in fase di completamento gli impianti di acqua, elettricità e riscaldamento, terminati i quali mancherà soltanto un intervento estetico con le grafiche a tema Olimpiadi. Il complesso dista all’incirca quattro chilometri e mezzo dal centro di Cortina e dalla zona delle gare.
C’è grande fermento tra gli addetti ai lavori per la conclusione del villaggio; tuttavia, come afferma la consigliera di minoranza di Cortina Bene Comune, Roberta De Zanna, anche quest’opera ha i suoi limiti.
“38 milioni di soldi pubblici spesi per realizzare un’opera che verrà smantellata alla fine dell’evento”: apparentemente l’organizzazione ha abbandonato ogni progetto di legacy. Non solo, per quanto ergonomiche, le casette sono arrivate via strada dalla Lombardia attraverso trasporti eccezionali, causando disagi al traffico notturno (aggravando la situazione lavori nella Strada Statale Alemagna). A questi, va sommato poi il traffico di camion che hanno trasportato la ghiaia per realizzare il terrapieno al villaggio. Infine, incalza De Zanna, l’immagine per il villaggio non è delle migliori: la bellezza architettonica del complesso non è da tutti condivisa e molti atleti, tra cui le italiane dello sci alpino, hanno rifiutato di risiedervi preferendo alloggi con “maggiore comodità”.
Predazzo | Scuola Alpina della Guardia di Finanza

Gli atleti delle discipline nordiche (sci di fondo, salto con gli sci e combinata nordica per le Olimpiadi; sci di fondo e biathlon per le Paralimpiadi), affidate alla Val di Fiemme (Tesero e Predazzo), saranno ospitati nel Villaggio Olimpico e Paralimpico all’interno della Scuola Alpina della Guardia di Finanza di Predazzo.
I lavori per il Villaggio hanno interessato la ristrutturazione di tre edifici già esistenti, la demolizione e ricostruzione di un quarto, e la costruzione di un padiglione ex novo (diviso in due lotti). Il complesso disporrà di circa 300 camere doppie, per una capacità di 610 atleti e accompagnatori ospitati, appartenenti a 63 federazioni diverse.
I lavori agli edifici esistenti si sono concentrati nel ripristino delle strutture e nell’adeguamento al superamento delle barriere architettoniche e alle norme antisismiche, nonché ad una riconfigurazione degli spazi. Il padiglione Latemar, demolito e ricostruito, verrà implementato con un impianto fotovoltaico sulla copertura. Infine, il Nuovo Padiglione, costruito alla confluenza dei torrenti Travignolo e Avisio, è in larga parte realizzato in legno e anch’esso dotato di impianto fotovoltaico, così da garantirne l’eco-compatibilità. La consegna è prevista per il prossimo mese.
All’interno dei cinque padiglioni sarà a disposizione dei team olimpici ogni tipo di servizi: uffici, ristorazione, palestre e ambulatori. Il sito dista circa un chilometro dal centro città e dalle sedi di gara di Predazzo. Secondo i piani, terminate le Olimpiadi, gli edifici torneranno a disposizione delle Fiamme Gialle, come spazi adatti a ospitare raduni, ritiri sportivi e iniziative per giovani studenti.
Il costo del complesso è salito ormai a 55 milioni di euro e, anche in quanto a credibilità, non ha mancato di suscitare perplessità tra l’opinione pubblica e le associazioni. Il nuovo padiglione, alto cinque piani, si inserisce in una zona a forte rischio alluvionale, come segnalava Mountain Wilderness, alla confluenza tra due torrenti. Il pericolo poi è anche sul piano dell’immagine: le nazionali più in vista delle discipline nordiche hanno scelto di risiedere altrove. Si parla in particolare della nazionale norvegese che andrà all’hotel Rio Bianco a Panchià, quella svedese andrà all’Olimpic di Sen Jàn, quella finlandese al Sass Maor a Predazzo e quella austriaca in altro albergo ancora da definirsi. Il timore, a questo punto, è che questa struttura rimanga semivuota durante l’evento.
Livigno – Bormio – Anterselva | Strutture alberghiere preesistenti

Stando al sito della Fondazione Milano-Cortina, le altre località interessate dai Giochi, Livigno e Bormio, in Valtellina, e Anterselva, in Alto Adige, offriranno un’ospitalità di minor impatto sul territorio, servendosi di strutture alberghiere già esistenti. Si tratta di una forma di "accoglienza diffusa" apparentemente efficiente, sia in termini di distanza dai siti dei Giochi, sia in termini di sostenibilità economica dell’evento.
Tre hotel di Livigno garantiranno alle delegazioni 800 posti letto. Ciascuno di questi è dotato di tutte le strutture essenziali per la preparazione atletica, tra cui un centro fitness e un’ampia area ristorazione, pensata per soddisfare le esigenze delle delegazioni. Il “Villaggio Olimpico”, inteso come insieme di strutture indipendenti, si trova a 2 chilometri dal centro di Livigno.
Allo stesso modo, a Bormio, il “Villaggio” sarà composto da quattro hotel, per l’ospitalità di 400 persone. Ognuno dotato di ampie aree comuni, un centro fitness specializzato e un servizio ristorazione dedicato alle delegazioni. Tutte queste strutture sarebbero inoltre collegate comodamente con le sedi di gara.
Stesso sistema per Anterselva, dove saranno ospitati 300 atleti, in quattro hotel diversi e preesistenti. Anche qui, sarà garantito ogni comfort e servizio per gli ospiti, nonché la vicinanza all’Anterselva Biathlon Arena, sede delle competizioni.
Quella degli alberghi già esistenti sembra essere una soluzione libera da polemiche. Forse merito dell’apporto positivo per gli albergatori locali, sia in termini di immagine che economici; forse per l’impatto più leggero sul territorio rispetto alla costruzione di nuove infrastrutture. Questo vale, in special modo, se si applica a contesti più ristretti e delicati come la Valtellina o Anterselva. Inoltre, di questo approccio viene esaltata la capacità di immersione nel contesto locale, che invece di isolare l’evento e i suoi atleti, come spesso accade, invita alla commistione e all’inserimento nel paese ospitante.













