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Attualità | 11 settembre 2025 | 13:04

"I fazzoletti a terra nei sentieri fanno schifo e non scompaiono il giorno dopo solo perché sono di carta". Il rimprovero di Sofia Savoldelli, rifugista del Prudenzini

"I fazzoletti di carta non si sciupano neanche in lavatrice". Nell'ambiente impiegano da tre a sei mesi per decomporsi, e il danno non è soltanto ambientale. La coscienza del proprio impatto nei luoghi che viviamo dovrebbe essere alla base di una convivenza civile, in ogni luogo, a maggior ragione se delicato come l’ecosistema montano

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

“Oggi, mentre andavo in montagna, tra i pensieri che ho elaborato ce n’era uno che mi infastidiva un poco: i fazzoletti in parte al sentiero”.

 

Avevamo intervistato Sofia Savoldelli, responsabile del Rifugio Prudenzini sull’Adamello, quando da poco aveva assunto questo ruolo (in questo articolo). In quell’occasione abbiamo conosciuto la sua lunga e solida esperienza in montagna, e abbiamo potuto intuirne la forte passione per questi luoghi. In questi giorni, tramite un reel Instagram, si è scagliata contro coloro che, maleducatamente, abbandonano i fazzoletti usati a terra in prossimità dei sentieri.

 

Il post originale risale ad una settimana fa; oggi però, l’autrice ha voluto ri-postare il contenuto. Probabilmente, voleva essere certa che il messaggio fosse recepito.

 

Alla base di questo comportamento, ipotizza Sofia, c’è il pensiero che tutto ciò che è di carta si decomponga nell’ambiente in tempi rapidissimi, senza lasciare traccia nell’ambiente.

I fazzoletti di carta non si sciupano più neanche in lavatrice. Non so se voi siete abituati a fare le lavatrici e a lasciare i fazzoletti in tasca come me, ma vi assicuro che non si sciupano neanche con centrifuga a 1200”.

 

In effetti, sono necessari da tre a sei mesi perché un fazzoletto comune si decomponga nell’ambiente. A ben pensarci, se ciascuno buttasse i propri fazzoletti, fiducioso nella naturale decomposizione, prima di arrivare ai tre mesi ci troveremmo i sentieri coperti di carta.

“In parte ai sentieri [i fazzoletti] fanno schifo, sono bruttissimi da vedere, e non è che, perché sono di carta, la natura se li mangia il giorno dopo e questi scompaiono”.

Non è solo una questione ambientale, ma ancor prima di senso civico. La coscienza del proprio impatto nei luoghi che viviamo dovrebbe essere alla base di una convivenza civile, in ogni luogo, a maggior ragione se delicato come l’ecosistema montano.

 

Non solo rimproveri però, da Sofia arriva anche un suggerimento per un escursionismo più consapevole. “Voglio dare un consiglio per quando ci si trova a fare lo zaino su cosa portarsi di interessante: un sacchettino di plastica dentro cui buttare i propri fazzoletti, che si può sigillare e inserire in ogni tasca”.

 

“Aiutiamo la montagna ad essere bella”, è l’appello della rifugista; che però non nega una stoccata ai responsabili del deturpamento: “così come lo è senza la gente ignorante per i sentieri”.

 

 

 

 

 

 

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