Il comprensorio sciistico decaduto: se negli anni Settanta ogni fine settimana si registravano 6000 presenze giornaliere, oggi gli impianti arrugginiscono tra i faggi

Il declino, per Marsia, arrivò tra gli anni Ottanta e Novanta. Alla base di questa situazione ci sono molte motivazioni: alcune sono da attribuire a una cattiva gestione del territorio, altre allo sviluppo delle vicine stazioni sciistiche. Il reportage fotografico

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Nella prima puntata di questo reportage avevamo trattato la storia di Marsia, la sua nascita e il periodo del suo grande sviluppo economico.
Oggi parleremo delle motivazioni dell’abbandono e di quel che rimane di quelli che sono stati tra i primi impianti di risalita dell’Appennino centrale.
Tra gli anni Sessanta e Settanta ci fu un vero e proprio boom per quanto riguarda l’edilizia, tanto che case e residence iniziarono ad essere costruiti anche nel cuore delle nostre verdi montagne appenniniche.

Le strade di collegamento tra Roma e il vicino Abruzzo non erano ancora molto sviluppate, di conseguenza le uscite autostradali che tutti noi oggi conosciamo allora non esistevano.
Si sviluppa così, negli anni Sessanta, a pochi chilometri da Roma, il comprensorio sciistico di Marsia. 6,1 chilometri di piste alle pendici del Monte Midia, che andavano da quota 1.420 a 1.680 metri.
Gli inverni in quegli anni erano molto freddi e nevosi, così in Appennino era difficile non trovare la neve in inverno già dai 1.300 metri di quota. Oltretutto le zone della marsica sono molto famose per le loro abbondanti nevicate.
.jpg?itok=2X6JQvEL)
Tra gli anni Sessanta e Settanta nasce la seggiovia “la Piccionara”: era l’impianto principe di questo piccolo comprensorio degli sport invernali, che tra l’altro offriva una pista nera.
L’impianto fu costruito dalla storica ditta Graffer seggiovie.
La Graffer progettò alla fine della seconda guerra mondiale i primi mezzi a fune, capaci di condurre le persone in posti mai esplorati in precedenza.
La prima infrastruttura di questo genere fu costruita in Marmolada nel 1945, ed era un impianto pesante, ma vista la buona riuscita, negli anni successivi ne vennero sviluppati di più leggeri.
Proprio dagli anni Sessanta, iniziarono ad essere costruite le prime seggiovie monoposto.
A poche centinaia di metri dalla seggiovia la “Piccionara” presero inoltre vita due skilift, che servivano delle piste rosse e blu. A Marsia si potevano sperimentare impianti per ogni livello e difficoltà. Negli anni Settanta ogni fine settimana si registravano circa 6000 presenze giornaliere.
IL DECLINO
In poco tempo questa felice oasi turistica andò a deteriorarsi, tanto che tra gli anni Ottanta e Novanta si arriverà al declino della zona.
Alla base di questa situazione ci sono molte motivazioni. Alcune sono da attribuire a una cattiva gestione del territorio, altre allo sviluppo delle vicine stazioni sciistiche.
.jpg?itok=IiVXB1kz)
L’Autostrada dei Parchi per esempio offrì nuovi svincoli che, in poco più di un’ora da Roma, permettevano ai turisti di raggiungere facilmente località come Campo Felice, Ovindoli e il Gran Sasso.
Nel 1979 fu inaugurata l’uscita autostradale per Assergi.
Le sopracitate stazioni degli sport invernali iniziavano a svilupparsi sempre più seriamente, ed essendo facilmente collegate con Roma erano anche particolarmente apprezzate dai romani.
.jpg?itok=ZMjsPkvk)
Allo stesso tempo sempre meno persone iniziavano a frequentare Marsia, che intanto vedeva anche i suoi impianti avviarsi verso un inesorabile crisi. Nel 1997 e nel 1998, gli impianti della zona arrivarono a fine vita e vennero dichiarati pericolanti e pericolosi.
Si perse anche l’interesse nel rilanciarli, e vi furono anche delle diatribe burocratiche tra il vecchio consorzio di gestione di Marsia, il Comune di Tagliacozzo e la vicina frazione sempre del medesimo comune, Roccacerro, che però rivendicò la patria potestà sui terreni.
Nel 2009 gli impianti sciistici furono definitivamente dismessi e ci furono anche delle proposte per rimuovere le ferraglie arrugginite, abbandonate nel mezzo di una faggeta.
.jpg?itok=JJJl1HuK)
I problemi burocratici, portarono però a un nulla di fatto.
Alcuni residence furono abbandonati e molte persone, per assenza di servizi associati a costi di gestione molto elevati, abbandonarono anche le seconde case le cui macerie oggi sono ancora li e abbandonate nel verde.













