Il rifugio Torrani, il più alto delle Dolomiti bellunesi, ha chiuso la stagione sotto 70 centimetri di neve (FOTO): "La salita a cima Civetta è totalmente sconsigliabile"

Il piccolo presidio alpino, incastonato poco sotto la vetta a un’altitudine che sfiora i 3000 metri, si presenta già in condizioni invernali. A gestirlo da molti anni, con grande senso pratico e genuino spirito di accoglienza, è Venturino De Bona

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Si è conclusa la stagione estiva del rifugio Maria Vittoria Torrani, uno dei rifugi più alti delle Dolomiti (di certo il più alto delle Dolomiti bellunesi e della Val di Zoldo). Negli ultimi giorni sono caduti complessivamente settanta centimetri di neve e il piccolo presidio alpino, incastonato poco sotto la cima del monte Civetta a un’altitudine che sfiora i 3000 metri, si presenta completamente imbiancato. Dal tetto, appoggiato alla roccia e sommerso tanto da risultare quasi nascosto alla vista, pendono lunghi candelotti di ghiaccio. La terrazzina panoramica che si affaccia sulla Val di Zoldo e guarda Pelmo e Antelao è coperta di neve. La teleferica, dai cavi ghiacciati, è ferma.

Così, già avvolta da una candida coltre di neve e di gelo, la struttura si prepara al lungo riposo invernale: il Torrani, collocato a 2984 metri di quota, resta infatti aperto (e non potrebbe essere altrimenti) solo durante la stagione estiva. Sorge in posizione estrema e solitaria, sulle ghiaie del Pian della Tenda, poco a sud della sommità del Civetta. Il luogo, secondo quando riportano alcune guide, risulta essere quello dove nel 1884 si accamparono i topografi dell’Istituto Geografico Militare che compilarono la prima carta del Civetta.
Nato per offrire riparo agli alpinisti che intraprendono le grandiose vie di arrampicata della parete nord-ovest (come la Solleder-Lettenbauer, di cui quest'anno ricorre il centesimo anniversario), oggi è frequentato da rocciatori e da chi affronta la salita alla vetta dal versante zoldano, percorrendo la lunga ferrata degli Alleghesi o l’impegnativa via normale. Itinerari che appaiono già ormai in condizioni invernali: “Settanta centimetri di neve sono caduti cumulativamente in quota in questi giorni di precipitazioni e calo termico, la salita a cima Civetta è pertanto totalmente alpinistica e sconsigliabile”, raccomanda il Consorzio Val di Zoldo Turismo, che sui social ha pubblicato le foto del Torrani.

Il rifugio, dagli spazi raccolti che invitano spontaneamente alla condivisione, è stato inaugurato il 7 agosto 1938, dopo tre anni di lavori diretti da Attilio Tissi. La costruzione, su iniziativa della Sezione di Conegliano del Club Alpino Italiano, fu resa possibile grazie al contributo economico delle famiglie Torrani e Vazzoler. Fatto singolare, dato che sono i rifugi di montagna che nel nome ricordano una figura femminile, è intitolato a Maria Vittoria Torrani, alpinista milanese che morì nel 1935, travolta da una valanga con altri tre amici durante un’ascensione sci alpinistica al Piz Corvatsch nel gruppo del Bernina in Engadina (Svizzera).
Il Torrani fu quasi distrutto da un nubifragio durante l’alluvione del novembre 1966, che colpì duramente Zoldo e molte altre zone d'Italia. L’anno successivo venne riparato sommariamente e poi restaurato tra il 1973 e il 1976. Solo dal 1978 è fornito del collegamento della teleferica, fondamentale per i rifornimenti. L’ultima ristrutturazione significativa è quella del 1991 e ancora oggi il piccolo rifugio conserva il carattere essenziale di un presidio d’alta quota. Conta in totale 18 posti letto, cui si aggiungono quelli di emergenza.
A gestirlo da vent’anni precisi, con grande senso pratico e genuino spirito di accoglienza, è Venturino De Bona, insignito del premio Pelmo d’Oro nel 2013 per l’alpinismo in attività. Uomo di poche parole e sincera ospitalità, è lui il vero custode di questo nido d’aquila.













