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Alpinismo | 07 agosto 2025 | 18:00

"Su questa parete, si diceva, non bisogna mettere le mani": cento anni fa, la via Solleder-Lettenbauer sulla "più grandiosa muraglia delle Alpi"

Il 7 agosto 1925, esattamente un secolo fa, si compiva una delle ascese più iconiche dell’alpinismo: sulla parete nord-ovest del Civetta, Gustav Lettenbauer e Emil Solleder aprirono la via divenuta immediatamente il simbolo dell’epopea del sesto grado. L'impresa consegnata alla storia dai due alpinisti tedeschi, incontratisi per caso al rifugio Coldai, è stata accompagnata da controversie e versioni discordanti

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Il 7 agosto 1925, esattamente cento anni fa, si compiva una delle ascese più iconiche dell’alpinismo dolomitico (e non solo): sulla parete nord-ovest del Civetta, Gustav Lettenbauer e Emil Solleder aprirono la via divenuta immediatamente un simbolo dell’epopea del sesto grado. 

 

La Solleder-Lettenbauer - la direttissima che ricama una linea verticale lunga oltre mille metri sulla “parete delle pareti”, fino alla cima principale, risolvendo uno dei più intriganti problemi alpinistici dell’epoca - è considerata una delle prime vie di sesto grado tracciate nelle Dolomiti (se non, per molti e per lungo tempo, la prima in assoluto, nonostante tale primato sia stato poi dibattuto e confutato).

 

Tutt’oggi, rappresenta un punto di riferimento per gli alpinisti di tutto il mondo, un impegnativo banco di prova su una delle pareti più affascinanti e severe delle Alpi. “La più grandiosa muraglia delle Dolomiti”, scrisse più avanti Dino Buzzati.

 

Come spesso accade, l’impresa consegnata alla storia dai due alpinisti tedeschi è stata accompagnata da controversie e polemiche e non è semplice giungere a una ricostruzione fedele di ciò che accadde davvero un secolo fa sulla nord-ovest del Civetta, senza incappare in inesattezze. 

 

Ma chi erano Emil Solleder e Gustav Lettenbauer? La loro cordata nacque casualmente, al rifugio Coldai, dove i due bavaresi si incontrarono all'inizio di agosto 1925.

 

Il primo era una guida alpina già molto nota, esponente di rilievo della “scuola alpinistica di Monaco”; il secondo un rocciatore senz’altro preparato ma sconosciuto (tuttora le note biografiche che lo riguardano sono ben poche), che presto accantonerà le imprese estreme per dedicarsi alla famiglia e alla professione di ortopedico.

 

Dopo l’ascesa compiuta insieme sulla nord-ovest, Solleder diverrà l’eroe del Civetta e per decenni la sua versione sarà l’unica riportata negli annali dell’alpinismo. A riabilitare, almeno in parte, il ruolo di Lettenbauer sarà un’intervista realizzata da Toni Hiebeler nel 1970. Secondo alcuni, come riportato in questo articolo di Massimo Bursi su Giovane Montagna, “la via avrebbe dovuto chiamarsi Lettenbauer o al limite Lettenbauer-Solleder, anziché Solleder come si usa oggi omettendo il nome di Lettenbauer”.  

 

Secondo l’accurata ricostruzione effettuata nell’articolo, riscontrata anche in altre fonti, Lettenbauer si trovava assieme a Franz Göbel (o Gaberl, stando alle diciture usate nelle diverse citazioni) al rifugio Coldai. I due avevano già individuato una possibile via di salita e forse anche fatto un primo tentativo, lasciando alcuni chiodi nella fessura iniziale. Solleder giunse in rifugio da solo, reduce da un’altra storica impresa: con Fritz Wiessner aveva appena salito la nord della Furchetta, nelle Odle. L'amico l’aveva poi accompagnato fino a Caprile, decidendo di non proseguire. “Solleder quindi si unisce alla cordata di Lettenbauer e Gobel, si accordano dividendosi la parete in sezioni. Senonché la dura realtà della parete scompiglia gli accordi preliminari effettuati nel caldo rifugio”, riporta Bursi. 

 

I tre giovani tedeschi tentano l’ascesa insieme, non senza difficoltà: Göbel cade e si procura una ferita a un piede e, dopo un bivacco notturno in parete, la pioggia costringe l'intera compagine a scendere a valle.

 

Due giorni dopo, partendo all’una di notte da Mareson, Lettenbauer e Solleder si approcciano nuovamente alla parete, questa volta da soli.

 

Riportare i particolari di questa prima salita è complesso, dato che dettagli importanti pubblicati da Solleder differiscono da quanto riferito da Lettenbauer. Una fonte preziosa e interessante è il volume Civetta - La soglia dell’impossibile. Solleder e Lettenbauer di Vincenzo Dal Bianco (casa editrice Nuovi Sentieri), nel quale l’autore ripercorre i fatti supportato da documenti originali che consentono di mettere a confronto le versioni dei due primi salitori. 

Le parole che usa Solleder nel proprio racconto sono intrise di romanticismo: “Sapevo che laggiù nel sud s'alzava un erto castello di roccia, la Civetta; non l'avevo mai vista, ma ne avevo spesso udito parlare. Su questa parete, si diceva, non bisogna mettere le mani. Una muraglia smisurata, scariche di pietre terribili, molto ghiaccio. Preuss, Dibona, Innerkofler e tutta una schiera di inglesi con le migliori guide l'hanno tentata invano [di questi tentativi in realtà non vi è riscontro nei documenti storici, ndr]. 

 

Verso sud emerge dalla nebbia una montagna superba. È uno spettacolo reale? Mai avevo visto nelle Alpi una parete come questa. Ben presto la gigantesca muraglia, volta a nord ovest, è battuta in pieno dalla luce del tramonto e si spiega allo sguardo nella sua ampiezza regale, coperta fino alla base di neve fresca, veramente degna del tempo e degli sforzi, che già i migliori hanno spesi per conquistarne la verginale bellezza. Forse questa montagna esercita un fascino magnetico?", scrive Solleder.

 

Il suo racconto prosegue ricordando l'arrivo al rifugio Coldai e l'incontro con Lettenbauer e Göbel: "Giunsi a tarda sera alla capanna, situata all'estremità settentrionale della catena della Civetta. Nell'interno, alla fioca luce di una lampada a petrolio, scorsi due soli ospiti, due alpinisti che, nello scambiare il saluto, riconobbi monachesi; essi consideravano sorpresi il mio arrivo solitario ad ora così insolita. Il mio pensiero fu: questi sono pretendenti alla parete nord. E poiché m'ero proposto di tenere per me lo scopo della mia presenza lassù, il partito migliore mi sembrò quello di darmi l'aria di un innocuo turista; ma rimasi imbarazzato, quando quelli mi chiesero se avessi sentito qualche cosa di una nuova ascensione sulla Furchetta. Peraltro, la sincerità merita ricompensa; e quando essi, nel corso della conversazione, mi confidarono che volevano tentare la parete della Civetta, raccontai loro che a me e a Wiessner era riuscita l'ascensione della Furchetta. Ben presto ci trovammo ad architettare piani in comune e il mattino successivo ci vide muovere insieme verso la meta da tanti agognata. La parete balza verso l'alto liscia e verticale; specialmente l'aspetto della sua porzione inferiore è tale da togliere le speranze".

 

La narrazione vede Solleder sempre protagonista: "Tre volte scorse l'intera corda di trentotto metri e ogni volta Lettenbauer, assicurato ai chiodi, mi seguì [...]. Lentamente mi avvicinavo ad una strozzatura, che non lasciava presagire niente di buono; peraltro il passaggio mi si rivelò più facile di quanto avessi sospettato: lo forzai sollevandomi su solidi appigli e il mio allegro richiamo si fece udire dal compagno che attendeva pazientemente al di sotto: ‘Un camino! E va su per un bel pezzo!’ [...] La nostra fiducia cresceva notevolmente: se ci riusciva ancora di raggiungere la base della gola terminale, la partita era vinta". 

 

Infine, l'avvincente relazione dal tono enfatico si conclude con il raggiungimento della meta: "Mentre cercavamo faticosamente il cammino verso la cresta liberatrice, il profilo gigantesco della Marmolada aveva perso la sua statura dominante; la cresta non poteva essere lontana. Improvvisamente una cornacchia frullò poco sopra di noi e un vento freddo ci diede l'annunzio della cima prossima. Scalammo un ultimo pezzo rotto e strapiombante, e nella notte stellata ponemmo i piedi su un nevaio della cresta nord. La parete della Civetta era nostra".

 

Più asciutto lo stile di Lettenbauer, che in una lettera indirizzata a Franz Wiessner, scrisse: "Un giorno prima di attaccare la parete nord della Civetta, Göbel ed io eravamo seduti al rifugio Coldai al lume di candela. A tarda sera Solleder entrò nel rifugio. Egli chiese com'era la situazione in parete e gli risposi che l'indomani Göbel ed io avremmo attaccato. Noi chiedemmo a Solleder se aspettasse ancora un compagno. Rispose che voleva salire la parete in solitaria. Gli feci capire che sarebbe stato meglio studiare un po' più a fondo questa parete prima di intraprendere un'impresa del genere. L'indomani ci accompagnò fino all'attacco e strada facendo ci fece capire che si sarebbe volentieri unito a noi. Cosa che non gli rifiutammo. Allora ci siamo messi d'accordo che il primo terzo della parete avrebbe condotto Göbel, il secondo Solleder ed il terzo io. Prima della traversata ci legammo: era il turno di Göbel. Scomparso dietro lo spigolo che conduce alla traversata, dopo un bel po' fece ritorno osservando: si presenta piuttosto male! Fu la volta di Solleder, anche lui ritornò manifestando il parere che io dessi un'occhiata a questa traversata. Passarono delle ore quando raggiunsi l'altro capo della traversata: non ci sarei riuscito se non avessi usato i cunei di legno che avevo portato con me. Fu quella la prima volta che per aiutarsi furono usati artifizi del genere. Dopo cinque lunghezze di corda, Solleder proseguì in testa alla cordata. Su uno strapiombo molto difficile prendemmo Göbel, che portava una parte del nostro carico, tra noi due e Solleder lo fece seguire subito dopo. Ma Göbel non riuscì a superare lo strapiombo e precipitò. Risultato: una lesione piuttosto grave al piede per cui si dovette togliergli la scarpa. Io presi il sacco di Göbel e raggiunsi Solleder assieme al quale lo tirammo su fino al posto del bivacco. L'indomani scendemmo a corda doppia e accompagnammo Göbel al rifugio Coldai, e noi due, Solleder ed io, scendemmo a Mareson, dove pernottammo in un fienile, senza rimpianto per il rifugio. Il giorno dopo risalimmo nuovamente al rifugio Coldai ed andammo all'attacco della parete. Ci eravamo accordati che il secondo, appena raggiunto il primo, continuasse subito conducendo la susseguente lunghezza di corda. Sfortunatamente, a circa un terzo d'altezza, un sasso mi colpì alla parte superiore del braccio destro che, con certi movimenti necessari per arrampicare, mi procurava forti dolori. Perciò, per il momento, Solleder dovette rimanere in testa. Così andò bene fino alla cascata, dove Solleder cadde, ferendosi all'avampiede e, poiché non si sentiva più in grado di continuare da primo, pensava che avremmo dovuto fermarci a bivaccare; inoltre cominciava già ad imbrunire. Allora decisi o tornare in testa e continuare l'ascensione dapprima con la lanterna, poi, con sorgere della luna, anche senza. Verso mezzanotte raggiungemmo la cima”.

 

Nel racconto di Lettenbauer, compare un elemento chiave: il primo cuneo di legno della storia dell’alpinismo. Lettenbauer portò con sé alcuni supporti di legno con cui superare la complessa fessura iniziale, che poco si adattava ai chiodi. Una soluzione ingegnosa che ebbe certamente un apporto determinante nella riuscita della scalata. 

 

Estenuante e ricca di insidie, la via aperta sulla nord-ovest del Civetta fu immediatamente riconosciuta come un traguardo senza precedenti, capace di superare tutte le ascensioni realizzate fino a quel momento sulle pareti dolomitiche. La sua lunghezza e le sue complessità, per i canoni dell'epoca, richiesero di ridefinire la scala di valutazione. Fu così che nacque la classificazione del "sesto grado".

 

In occasione del centenario dall'apertura della via da parte di Emil Solleder e Gustav Lettenbauer, nel 2025 il Comune di Alleghe promuove diverse iniziative: il 7 agosto, sulle bacheche di Corso Italia, verrà inaugurata una mostra fotografica permanente in ricordo della memorabile ascensione e il fine settimana del 27 e 28 settembre si terrà l'evento intitolato La via "Solleder Lettenbauer" compie cento anni. In Civetta nasce il "Sesto Grado". La giornata di sabato 27 settembre, al palazzetto dello sport di Caprile, si aprirà alle 10.30 con l'incontro "Gli incidenti e i Soccorsi sulla via Solleder-Lettenbauer", con la partecipazione delle Stazioni del Soccorso Alpino di Agordo, Rocca Pietore e Alleghe. Alle ore 16,30, sarà il momento dei "Testimoni della Nord-Ovest del Civetta. Storie e aneddoti a confronto", sullo sfondo della nuova guida 'Civetta, Nord-ovest' scritta da Alessandro Baù e Luca Vallata (edita da Idea Montagna). Alle ore 20.30, verrà proiettato il documentario sui 100 anni della Solleder-Lettenbauer, con il commento del regista Emanuele Confortin. Domenica 28 settembre, infine, è in calendario un'escursione alle pendici del Civetta partendo dai Piani di Pezzè.

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