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Attualità | 21 settembre 2025 | 18:00

"In due anni, 600 famiglie interessate a trasferirsi dalla pianura alla montagna". Ora il metodo di Vanni Treu prova a essere applicato alla Valle Maira

"Tu non puoi dare soldi senza fare un investimento sulle persone che vivono in una comunità fragile". Dopo il successo dell'iniziativa 'Vieni a vivere e lavorare in montagna', in Friuli, Vanni Treu ha deciso di portare la sua esperienza alle Alpi Occidentali, dove lo spopolamento fa sentire i suoi effetti in maniera ancora più severa. Il progetto, in collaborazione con l'Afp di Dronero, intende porsi come un punto di giuntura tra gli aspiranti residenti dei comuni montani e le realtà locali: professionisti, istituzioni e abitanti del territorio

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Festival AltraMontagna

AlternaVita è un progetto presentato dall’Afp di Dronero, l'Azienda di Formazione Professionale, e coordinato da Vanni Treu, esperto di Sviluppo Locale e Innovazione Sociale.

 

Negli ultimi anni, Vanni Treu aveva seguito come responsabile l’iniziativa Vieni a vivere e lavorare in montagna, nata in Friuli su intenzione della Cooperativa Cramars, che aveva riscosso un notevole riscontro di pubblico, con oltre seicento manifestazioni d’interesse.

 

AlternaVita ha scelto di partire dal Comune di Elva e dalla Val Maira, con la promessa di estendersi ulteriormente. La ragione fondamentale di questo progetto è il ripristino dell’abitabilità nelle valli montane; i suoi nuclei operativi sono l’inserimento sociale e professionale di nuovi nuclei familiari, la rimessa a disposizione del patrimonio immobiliare e la strutturazione di un sistema di servizi adeguato.

 

Per avere un quadro complessivo di questa nuova iniziativa, abbiamo parlato con Vanni Treu e con Fabrizio Pellegrino, coordinatore del progetto per AFP.

Prima di AlternaVita, in Friuli, avevi dato il via a un altro progetto, “Vieni a vivere e lavorare in montagna”. Com’era andato?

 

Vanni Treu: Partita nel 2021, l’iniziativa Vieni a vivere e lavorare in montagna è durata due anni. Allora aveva portato a una manifestazione di interesse di 600 famiglie desiderose di trasferirsi dalla pianura e dalle città, alla montagna. Non ci aspettavamo un'affluenza così grande; allora ci siamo resi conto che, in realtà, tu non puoi dare soldi senza fare un investimento sulle persone che vivono in una comunità fragile. Posare metri cubi di cemento è facile, ma dopo chi li gestisce le strutture o le case realizzate? C’è bisogno di un piano d’impresa affinché quelle infrastrutture funzionino. AlternaVita raccoglie in qualche modo l'eredità di tanti progetti precedentemente sviluppati e desidera costruire un portale non più targetizzato su una singola regione, ma su tutto il territorio nazionale. Abbiamo scelto Elva come punto di partenza, ma le candidature sono aperte anche ad altri comuni.

 

 

Com’è nato il progetto di AlternaVita? Perché avete scelto di coinvolgere Vanni Treu?

 

AFP: Circa un anno fa, a ottobre 2024 avevamo organizzato un convegno dal titolo La montagna reale, nell’ambito del progetto AlpiVive. L’idea di questo appuntamento era quella di uscire da tutti gli stereotipi che circondano il tema della montagna, per imporre una riflessione concreta: nei servizi, nelle attività economiche e nell’abitabilità. Su consiglio di Annibale Salsa, che è nostro consulente ormai da più di un anno, in quell’occasione avevamo invitato Vanni Treu. Dopo aver ascoltato con interesse il suo intervento, lo abbiamo contattato per verificare se ci fossero le condizioni per applicare il suo metodo qui in Val Maira.

Il metodo usato in Friuli è stato immediatamente applicabile anche in Val Maira?

 

Vanni Treu: Per AlternaVita è stato necessario sviluppare un modello un po' diverso, siamo partiti dall'analisi del luogo: capire perché la gente se n'è andata via, capire cosa non funziona dentro la comunità. Si tratta di fare un quadro di come migliorare la qualità della vita in questi luoghi, per poi capire se gli aggiustamenti possono essere realizzati dai locali, oppure servono delle figure che vengono da fuori. Allora noi andiamo a cercare principalmente quelle figure. Poi possono venire anche persone con competenze diverse, studieremo il modo di inserirli nelle comunità locali, c’è bisogno di tutti per aumentare il benessere locale.

 

 

Perché partire proprio da Elva? Come si è esteso poi il progetto?

 

AFP: Il Comune di Elva ci aveva contattato per avere un supporto nella valorizzazione degli interventi Pnrr. Noi abbiamo risposto ponendo il focus sulle persone, che sono il presupposto per fare vivere le strutture e i finanziamenti. Così, in collaborazione con Vanni, è iniziato il progetto. Il Comune di Elva, poi, ha proposto di estenderlo anche ad altri comuni, tra i quali due fuori valle: Sampeyre, in Val Varaita, e Crissone, in Valle Po. Sono realtà diverse dalla Valle Maira; Sampeyre è ancora viva, ma inizia ad avvertire importanti segnali di spopolamento; e Crissolo, il comune del Monviso, è un luogo iconico che, dopo il successo turistico degli anni ’80, ora assiste alla chiusura sistematica di tutte le strutture alberghiere.

Che genere di persone hanno fatto richiesta? Quali saranno i primi passi?

 

Vanni Treu: In pochi giorni di promozione siamo già quasi a 20 famiglie interessate. Sono tendenzialmente persone acculturate, vicini alle tematiche ambientali, ma non solo. Alcuni provengono da associazioni ambientaliste, hanno un trascorso negli scout o nel Cai. Non sono sprovveduti, hanno già un percorso di vita chiaro. Poi, se dovessi aggiungere qualcosa, ma è un'impressione non ancora confermata dai dati, direi che fuggono dalla crisi popolare delle grandi città. Vivere in città pagando l'affitto diventa sempre più insostenibile. Tra fine settembre e inizio ottobre cominceremo a portare alcune famiglie in loco, a fare un sopralluogo per fargli vedere i luoghi, per conoscere le comunità, a fare gli incontri con i sindaci. Dopodiché, AlternaVita farà delle domande agli interessati per capire le loro esigenze: che tempi hanno, quanto sono disposti a spendere per una casa, come gli serve la casa in base al nucleo familiare eccetera. In questo modo possiamo cominciare a costruire una progettualità.

 

 

In che misura AlternaVita vuole essere un progetto locale? Come dialoga invece con le altre realtà alpine?

 

AFP: Rispetto al Friuli, dove i comuni avevano comunque ancora 100-300 abitanti, qui abbiamo realtà in cui ci sono 30-40 residenti: la problematica non è solo seria, è serissima. C’è bisogno di ridare energie a questi luoghi, a queste comunità. Le prime candidature arrivano per ora per lo più dal Piemonte e dalla Liguria, un paio anche dalla Francia. Man mano che si diffonderà il progetto prevediamo adesioni anche da più lontano. Con AlternaVita abbiamo voluto uscire dai nostri confini per dare al progetto un respiro pan-alpino e transnazionale: siamo arrivati in Friuli, da Vanni, ma abbiamo coinvolto anche esperti del Trentino, della Lombardia, della Val d’Aosta, ed anche francesi.

Il patrimonio immobiliare disponibile nella valle è realmente accessibile?

 

Vanni Treu: La questione del patrimonio immobiliare è complessa; alcuni comuni mi hanno contattato e stiamo capendo come trovare una soluzione a questo problema, ma ora non posso anticipare nulla. A breve ci sarà una riunione a riguardo. C’è da tener presente però, che AlternaVita ha un approccio innovativo: ricerca candidature con chi è interessato a trasferirsi a vivere in montagna, ma collabora anche con i proprietari delle abitazioni, con le agenzie immobiliari, con i professionisti del territorio ma anche con le Pmi che cercano personale. Questo significa fare politica abitativa: comprendere i problemi ed aggiustarli. Altrimenti, i nuovi arrivati fanno presto anche ad andarsene.

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