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Attualità | 02 giugno 2025 | 10:04

Nel cuore del bosco spunta lo scheletro di un aereo: storia dell'Itavia 703 e di come 8 persone sono morte in una notte di tempesta

Il relitto di quell’aereo si trova ancora oggi nel luogo dell’incidente, a 1685 metri di quota. Alle vittime è stata dedicata una stele commemorativa, proprio lì, sul luogo dell’impatto

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
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Alle pendici del Monte Serra, in Abruzzo, la sera del 30 marzo 1963 si schiantò il volo Itavia 703. Era un volo di linea della compagnia aerea italiana Itavia, che veniva effettuato con un aereo Douglas Dc-3. Persero la vita 8 persone, 5 passeggeri e 3 membri dell’equipaggio.

 

Sul luogo dell’incidente si trova ancora il relitto dell'aereo, che ogni anno molti turisti e curiosi raggiungono ma spesso senza conoscere la storia di questa tragedia. Sull’Italia centrale in quelle ore imperversava un forte maltempo, con piogge, neve e intense raffiche di vento, così che la rotta Pescara-Ciampino risultava impraticabile.


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Il Comandante Tenente Colonnello pilota Ernesto Roggero, presentò così un piano di volo alternativo, aggirando la perturbazione e passando a sud di essa. Questo piano fu approvato, tanto che nella sua prima tratta fu guidato alla perfezione dal radar militare “Fionda” di Pescara. Il radar era stato molto utile per permettere che l’aereo potesse evitare forti e pericolose turbolenze.

 

Purtroppo nella seconda tratta del volo, tra Roccaraso e Roma Ciampino, il segnale radar di “Fionda” si affievolì e l’aereo non riuscì ad agganciare il segnale radar di Roma. In più un forte vento contrario fece perdere ogni tipo di riferimento ai due piloti, che viaggiavano ad una altezza di 10.000 piedi, impossibilitati nelle comunicazioni radar, si affidarono al tempo di percorrenza e quindi all’orologio.

 

All’improvviso alla loro destra, i due piloti, videro le luci di una città e credevano si trattasse di Roma Ciampino.

 

Mentre l’aereo si dirigeva verso quelle lontane luci, il pilota Roggero, vide una luce rossa di segnalazione, credendo fosse quella del Monte Cavo che avrebbe confermato la corretta destinazione del velivolo.

 

Tuttavia avvicinandosi a quelle luci furono gli stessi piloti a rendersi conto che non si trattava della città di Roma, così chiesero a Roma Informazioni di potersi dirigere verso Ostia Vor mantenendo una altezza di 6000 piedi (1828,8 m). Pochi istanti dopo l’aereo si schiantò contro la montagna innevata nel versante di Balsorano (Aquila), in località Monte Serra Alta e a pochissime centinaia di metri dal confine con il comune di Sora.

 

Il relitto di quell’aereo si trova ancora oggi nel luogo dell’incidente, a 1685 metri di quota. Alle vittime è stata dedicata una stele commemorativa, proprio li, sul luogo dell’impatto.


 

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