Salgono sulla Marmolada in memoria di Nicolò Zavatta, vittima della tragedia: tra loro anche l’ingegnere sopravvissuto miracolosamente al crollo

Il 3 luglio 2022 undici persone hanno perso la vita sulla Marmolada. A tre anni di distanza, alcuni ragazzi di "Un posto in cui tornare" sono saliti a Punta Penia. Leonardo Marodin, membro del direttivo dell’associazione nata in memoria di Nicolò, ci racconta questa giornata

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
Una cordata di giovani appartenenti all’associazione Un posto in cui tornare, nata in memoria di Nicolò Zavatta, vittima della tragedia della Marmolada, ha scelto di salire a Punta Penia. Tra di loro c’era anche Riccardo Franchin, l’ingegnere trentenne del vicentino sopravvissuto miracolosamente al crollo del seracco, che ha invece investito i suoi compagni di cordata Paolo Dani, Filippo Bari e lo stesso Nicolò.
“Siamo partiti alle cinque da passo Fedaia, così da evitare di essere in ghiacciaio nelle ora più calde della giornata. Era veramente parecchio caldo: salivi in maniche corde già dalla prima mattina. Alle nove siamo arrivati in vetta; ma dopo un po’ abbiamo dovuto rifugiarci in capanna, perché fuori non si riusciva a stare”.
Si legge una certa apprensione nella voce di Leonardo Marodin quando parla della “loro Marmolada”. Non dev’essere facile vedere il ghiacciaio così afflitto già a giugno, soprattutto per chi ha scelto di tornarvi dopo che la montagna si è presa un caro amico, solo tre anni fa.
Eppure Leonardo non cede al passato e continua a raccontarmi la giornata come farebbe un consumato alpinista parlando dell’ennesima uscita: “La salita è andata bene, l’abbiamo fatta in sicurezza; fortunatamente non c’è ancora ghiaccio nudo sulla traccia. Credo che per almeno un’altra settimana possa essere sicuro; poi sarà sicuramente necessario ragionarvi. Sebbene ci sia ancora copertura nevosa, certamente non durerà molto”.
Non è facile comprendere la scelta di tornare lì, sulla vetta di quella montagna, e nemmeno trovare le parole per chiedergli spiegazioni. È Leonardo stesso che ce ne parla, in modo del tutto inaspettato, senza lasciare alcuno spazio al rancore.
“L’idea di salire non è nata certo per dare risalto all’impresa alpinistica, ma semmai per dare il segnale che il nome della nostra associazione non è dato a caso: per noi la Marmolada è davvero un posto in cui tornare. E purtroppo è un posto tra i più fragili delle Dolomiti e delle nostre montagne. L’arretramento dei ghiacciai e le giornate calde come quella di domenica, ormai, sono una realtà che ci si presenta davanti agli occhi; talvolta con esiti tragicamente funesti. Sappiamo bene che c’è un mondo intero che è in pericolo là fuori, ma pensiamo sia anche giusto partire dai luoghi dietro casa, verso i quali sentiamo un forte senso di appartenenza”.

Del resto, nella scelta di tornare c’è forse un aspetto fortemente condivisibile: quello di ritrovare le proprie radici, per quanto dolorose esse siano.
“Abbiamo avuto il supporto dell’ATP della Val di Fassa, con un videomaker che ha documentato le fasi della salita. L’idea è di utilizzare queste riprese per costruire un documentario che racconti la nostra associazione; dai primi passi che abbiamo mosso dopo la tragedia, fino a questo ritorno, che per noi significa infondo ritrovare le nostre radici. Nonostante gli impegni che l’associazione ci pone dinanzi, ci sembrava importante in quest’occasione prenderci del tempo per noi. Anche il prossimo weekend saliremo tutti a Canazei, e da lì fino a passo Fedaia, per portare il nostro saluto a Nicolò e a tutte le altre vittime”.
“L’associazione è nata - burocraticamente parlando - a settembre 2023, ma il sentimento che è emerso da subito dopo la tragedia è stato quello di non starsene con le mani in mano. La sensibilità che attorno all’evento si è diffusa in tutto il paese ha creato una forte ed immediata connessione all’interno della comunità. E così abbiamo trovato la forza di organizzare il primo evento di sensibilizzazione ai cambiamenti climatici, nel novembre 2022. Allora tutti sapevamo come avveniva la fusione dei ghiacciai, ma nessuno si aspettava potessero crollare in modo così dirompente”.
Parliamo dell’associazione, e del modo in cui è nata e cresciuta fino ad oggi. Leonardo ne parla con passione; con la passione di chi non ha tempo di stare troppo a guardare indietro, perché ci sono tantissime cose da fare.
“Quello che facciamo come associazione si riveste sempre di un intreccio con la vita di Nicolò, non tanto con la sua scomparsa ma con i momenti e le passioni che abbiamo condiviso con lui. Diciamo che non abbiamo mai voluto trasformare questa cosa in un memoriale o in dei momenti commemorativi. Sono momenti ispirati alle sue passioni, che per noi hanno enorme significato, ma che verso l’esterno si propongono come attività normalissime, incontri nelle scuole, talk, concerti, escursioni; fino ad arrivare al nostro festival di ottobre. Si tratta di una cinque giorni densa di attività dove il filo conduttore è sensibilizzare sui cambiamenti climatici, proponendo anche delle azioni concrete. Sono obiettivi spesso meno altisonanti, ma che portano un valore aggiunto a noi e al territorio che viviamo”.














