''Stanno arrivando al nostro Centro tanti cuccioli di capriolo. Come dobbiamo dirvelo: non vanno presi, non sono abbandonati''

L'appello del Rifugio Matildico da San polo d'Enza rilancia un problema che si verifica in tutte le aree rurali del Paese. Cuccioli di ungulati trovati tra i prati presi da cittadini che, in buona fede, pensano di salvarli in questo modo ma che non sono minimamente in pericolo e, anzi, vengono messi a rischio proprio da questi comportamenti. Ecco perché

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
''Stanno arrivando al nostro Centro tanti cuccioli di capriolo, come dobbiamo dirvelo che non vanno presi, non sono abbandonati ma la mamma li lascia soli nell'erba e quando non vede pericoli va ad allattarli poi si allontana di nuovo, per non attirare i predatori. Se vedete caprioli feriti o in difficoltà chiamateci che dopo un consulto decideremo insieme cosa fare, mi raccomando''. Questo spiega il Rifugio Matildico sui suoi canali social riprendendo un problema che in questo periodo dell'anno si verifica un po' in tutto il Paese.
Persone, anche in buona fede, trovano dei cuccioli di capriolo o di cervo o di daino tra i prati o nei cespugli e pensano siano in difficoltà o abbandonati e, per questo, decidono di prenderli e portarli alle strutture di assistenza. Qui, nella fattispecie, siamo sulle colline di San Polo d'Enza in provincia di Reggio Emilia. Il Matildico nasce nell’aprile del 2011 come Centro Recupero Fauna Selvatica in risposta alle numerose problematiche legate alla fauna selvatica autoctona e in questo periodo dell'anno si trova a doversi confrontare con la scarsa conoscenza della fauna selvatica di molti cittadini.
Il tema, come detto, ha un respiro nazionale e riguarda praticamente tutte le realtà rurali. In Trentino il Servizio faunistico della Provincia di Trento praticamente ogni anno deve fare una comunicazione dove spiega che risulta cruciale evitare di avvicinarsi o accarezzare i piccoli cervi o caprioli (ma più in generale qualsiasi animale selvatico) il rischio è infatti che la madre li abbandoni. Ne va quindi della loro sopravvivenza. Gli esperti spiegano che "le madri si allontanano solo per andare alla ricerca di cibo e va dunque evitato l'incauto comportamento di raccoglierli. Nell’attesa, i piccoli si acquattano immobili tra la vegetazione, mentre il manto maculato e l’assenza di odore li protegge dai predatori. Nello stesso periodo, un'altra situazione di pericolo è rappresentata dallo sfalcio dei campi con mezzi meccanici, che possono ferire o uccidere alcuni di questi piccoli".
Risulta quindi cruciale sapere come comportarsi in questi casi a partire dal non accarezzarli: l'odore umano allarmerà la madre, che smetterà di allattarlo. Importante inoltre è tenere il proprio cane al guinzaglio durante le passeggiate nel bosco, che potrebbe disturbare, ferire o persino uccidere i selvatici presenti. Nel caso in cui il cucciolo in questione sembrasse ferito, contattare la Stazione forestale, i guardiacaccia di zona o la Centrale unica di emergenza 112. Per quanto riguarda invece lo sfalcio dei prati, per ridurre il pericolo di ferire gli animali, è bene adeguare il metodo di sfalcio procedendo in senso centrifugo, dal centro verso l’esterno, garantendo così agli animali una via di fuga.













