Una bandiera palestinese sventola sulla croce di vetta del Cervino (VIDEO). L'alpinista Hervé Barmasse: "Ogni volta che si nega il diritto di esistere a qualcuno, non si colpisce solo lui, ma l’intera umanità"

Con un post sui social, l'alpinista valdostano ha deciso di esporsi nuovamente sulla situazione in cui versa il popolo palestinese: "Se non troviamo la forza di fermare un genocidio - oggi riconosciuto anche dalle Nazioni Unite - è l’intera umanità a essere in pericolo"

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
"Cervino 4478 metri. Il tempo non è soltanto ciò che scorre: è, soprattutto, ciò che resta. È la misura invisibile delle nostre azioni, del nostro coraggio e dei nostri silenzi. È lo specchio del nostro carattere, delle nostre omissioni.
Crediamo di attraversarlo, ma è lui che attraversa noi - e, nel farlo, rivela chi siamo stati, ciò che abbiamo fatto e, soprattutto, ciò che abbiamo scelto di non fare. Se non troviamo la forza di fermare un genocidio - oggi riconosciuto anche dalle Nazioni Unite - è l’intera umanità a essere in pericolo.
Perché in un futuro non troppo lontano qualcuno potrebbe ancora decidere, per interesse o follia, chi sacrificare: una minoranza, un popolo, una religione, una cultura. Ma ogni volta che si nega il diritto di esistere a qualcuno, non si colpisce solo lui: si colpisce l’intera umanità, la libertà e la dignità di tutti noi.
In quel momento smettiamo davvero di esistere".
Queste parole sono dell'alpinista valdostano Hervé Barmasse: pubblicate sui suoi canali social, accompagnano un video che riprende una bandiera palestinese sventolare sulla croce di vetta del Cervino. Il post si conclude con una celebre quanto attuale citazione di Primo Levi:
"Se comprendere è impossibile, conoscere è necessario, perché ciò che è accaduto può ritornare, le coscienze possono nuovamente essere sedotte ed oscurate".
Non è la prima volta che Barmasse decide di esporsi per sulla situazione in cui versa il popolo palestinese. Lo scorso maggio, infatti, scriveva in occasione dell'iniziativa UltimogiornodiGaza:
"Sin dalle origini, in montagna, è sempre esistita una regola: una legge non scritta ma dettata dall’onore, dall’etica e dai valori di chi è disposto a salvare una vita anche a costo di sacrificare la propria. Non per denaro, non per ricerca di fama, ma come 'semplice' atto di bontà. Una bontà e un’empatia nei confronti del prossimo di chi sa che un’azione è moralmente giusta non per il risultato che produce, ma perché è giusta in sé.
Nessuno viene lasciato indietro diceva mio nonno.
Con le azioni, con le parole, con un gesto, con il supporto morale aggiungo io.
Eppure noi scalatori (e il mondo dello sport in generale) di fronte a questa tragedia umanitaria, a questo omicidio di massa che viola ogni diritto umano, cosa stiamo dimostrando?
Nulla. Un totale vuoto, un appiattimento etico e morale verso un popolo che l’Occidente, l’Europa e la politica hanno condannato per tutelare i propri interessi. Scriveva Gian Piero Motti: «Alcuni si illudono di essere qualcuno, credono di essere importanti, solo perché nell’alpinismo hanno raggiunto i vertici. Ma se tu trasporti gli stessi individui in un altro ambiente, se li inserisci in un differente contesto sociale, allora li vedi incapaci di sostenere un dialogo qualsiasi, spauriti ed intimiditi, incapaci di intrecciare relazioni umane.
Ed eccoli allora portare a giustificazione del loro fallimento l’incomprensione altrui, la banalità ed il qualunquismo della gente, la superiorità di chi pratica l’alpinismo, la diversa sensibilità di chi ama la montagna (…) ma, purtroppo, nell’alpinismo troppi sono i falliti e troppi i condizionati».
Ci nascondiamo dietro l’idea che gli alpinisti siano speciali, ma oggi è chiaro che non è così. A differenza dei nostri antenati, siamo troppo presi dal soddisfare il nostro ego e abbiamo scelto di dimenticare chi soffre, chi muore.
Forse oggi è l’ultimo giorno in cui possiamo scegliere di essere, prima ancora che alpinisti, scalatori, persone per bene. L’ultimo giorno per dimostrare che non siamo complici di un genocidio. L’ultima possibilità di mostrare il vero coraggio: quello di stare dalla parte dei più deboli. Iniziamo da qui. Iniziamo ora".
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