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Attualità | 02 ottobre 2025 | 18:00

Voli di oltre 100 metri nelle notti fiemmesi: i trampolini olimpici di Predazzo, dai costi quasi quintuplicati, si preparano ad affascinare gli appassionati di salto con gli sci

Lo Stadio del Salto di Predazzo è un pezzo di storia delle discipline nordiche nel nostro Paese. Oggi è il protagonista di una serie di lavori di aggiornamento e potenziamento senza precedenti, in vista del prossimo evento olimpico che lo vedrà scenario di alcune tra le gare più spettacolari. Come sarà il nuovo stadio? Quanto costa tutto questo? Cosa rimane della vecchia struttura? Tra il giubilo di atleti e appassionati, l’impianto è stato anche oggetto di dubbi legati alla trasparenza del progetto e ai recenti incidenti. Uno sguardo dall’alto sull’opera tra storia e futuro

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Il Predazzo Ski Jumping Stadium, al secolo Stadio del Salto Giuseppe Dal Ben, è la struttura che ospiterà le gare di salto con gli sci e il segmento di salto delle competizioni di combinata nordica ai Giochi olimpici di Milano Cortina 2026. Per l’occasione, i trampolini sono stati ricostruiti in toto e le altre connesse strutture sono state rimesse a nuovo. Le prime gare sono in programma per il 7 febbraio.

 

Nel comprensorio, ormai pronto alla consegna, si intrecciano l’innovazione portata dall’evento olimpico e la storia dalle radici profonde del salto con gli sci nel nostro Paese; ma è anche sede di un cantiere di notevolissimi costi, tempi e dimensioni, nonché, come spesso accade, oggetto di più o meno accese polemiche. Proprio su questi aspetti si concentra questo approfondimento, nel tentativo di proporre una panoramica “dall’alto” su una delle strutture protagoniste dei prossimi Giochi olimpici.

Lo Stadio oggi

 

Il complesso occupa una superficie di tremila metri quadrati e ospita al suo interno due trampolini principali e tre trampolini piccoli di diverse grandezze per gli allenamenti. Inoltre, comprende le strutture complete pensate per stakeholder, media e spettatori, un ascensore inclinato che porta a monte, la cosiddetta “torre giudici”, per la direzione gara e gli impianti di illuminazione e innevamento.

 

Le piste di lancio dei trampolini sono rivestite in ceramica e le aree di atterraggio sono coperte di materiale plastico, in modo da poter essere utilizzate in ogni stagione. I trampolini utilizzati per le gare saranno due: il Trampolino Large Hill Hs143 e il Trampolino Normal Hill Hs109. Il primo permette un salto fino a circa 140 metri con una velocità in uscita dalla rampa di 95 chilometri orari; il secondo, invece, permette un salto di 109 metri ad una velocità di circa 90 chilometri orari.

 

Il sistema di illuminazione è stato potenziato per raggiungere l’illuminamento richiesto dagli standard olimpici (pari a 2000 lumen); lo stesso dicasi per l’impianto di innevamento, con la creazione di una vasca da 680 metri cubi per la produzione di neve. È stato inoltre installato un nuovo impianto di risalita, con un ascensore inclinato che prevede due fermate intermedie. Altro miglioramento significativo è stata la costruzione di due “sale riscaldate” in cima ai trampolini, permetteranno agli atleti di riscaldarsi e prepararsi al salto in un’area confortevole.

 

Il complesso, oltre agli atleti e ai tecnici, può ospitare 5mila spettatori. Per merito della collaborazione col Cerism di Rovereto e l’Università degli Studi di Trento, è stato progettato il sistema di “digitalizzazione dei trampolini”, grazie al quale si potrà studiare la dinamica dei salti: tecnologia piuttosto rara tra le strutture dedicate al salto con gli sci.

Storia

 

Le radici del salto con gli sci a Predazzo risalgono almeno agli anni Cinquanta. Il primo trampolino, costruito il 27 febbraio 1955, fu chiamato “Trieste” e realizzato dai locali, tramite volontariato e finanziamenti minimi, e usato da club come Dolomitica e Fiamme Gialle. Nel 1967 fu costruito un secondo trampolino, chiamato “Fontanelle”. Si trattava dei primi trampolini “scuola” per consentire la pratica del salto speciale.

 

Proprio in questo sito, in località Stalimen, alla fine degli anni’80 è stato costruito lo Stadio del Salto Giuseppe Dal Ben, in vista dei Campionati del Mondo 1991, ospitati a Predazzo. Allora il costo fu 14,5 miliardi di lire, interamente finanziati dalla Provincia autonoma di Trento, per una struttura all’epoca avanguardistica, che divenne ben presto un punto di riferimento per le discipline nordiche.

 

Per oltre trent’anni, fino ad oggi, lo Stadio ospitò numerosissime competizioni nazionali e internazionali. Tra tutti, meritano di essere ricordati i Campionati mondiali di sci nordico 2003, in occasione dei quali è stato interessato da lavori come l’adeguamento delle piste di atterraggio e delle piste di lancio. Allora furono potenziati anche l’impianto di innevamento e quello di illuminazione, permettendo di disputare le gare di salto in notturna.

 

Con l'assegnazione dei Campionati del Mondo 2013 alla Val di Fiemme, lo Stadio del Salto è stato interessato da ulteriori lavori di potenziamento delle strutture. Per l’occasione era stata costruita una nuova palazzina: un edificio multifunzionale dedicato agli atleti, organizzatori, stakeholder e alla stampa. È stato aggiunto un garage interrato per i mezzi di manutenzione e un’ampia tribuna ad emisfero. Inoltre, sono state effettuate importanti migliorie ai trampolini, per una migliore visibilità nelle riprese televisive, ed altri lavori alle infrastrutture.

Nello stesso anno, lo Stadio del Salto Giuseppe Dal Ben ha ospitato le gare della XXVI Universiade invernale di Trentino 2013.

 

Nell’autunno 2022 sono iniziati i lavori per le Olimpiadi Milano-Cortina 2026. Per l’evento, il complesso è stato rinominato Predazzo Ski Jumping Stadium.

Lavori per le Olimpiadi 2026

 

Prima dei cantieri olimpici, la struttura dei trampolini era interamente in legno lamellare e la superficie iniziava a presentare importanti lesioni, esponendola al rischio di gravi cedimenti. Infatti - dal 2019 per quanto riguarda il vecchio trampolino grande e dal 2022 per quello piccolo - non si sono più disputate gare di salto, poiché i trampolini sono stati giudicati inagibili a seguito al cedimento di alcune strutture portanti. Non solo, da qualche anno lo stadio del salto aveva smesso anche di essere meta dei campus estivi delle varie nazionali, con conseguenze economiche e di visibilità per la Val di Fiemme.

 

Essendo stati progettati oltre trent’anni fa, nonostante le implementazioni intermedie, i due trampolini principali necessitavano anche di un adeguamento ai moderni standard della disciplina. Oltre al deperimento delle strutture portanti, infatti, a giustificarne la ricostruzione ex novo sono state anche le traiettorie, anacronistiche rispetto alle moderne tecniche di salto. Era insomma indispensabile rivedere del tutto le distanze e le parabole di volo, dunque, sostanzialmente, ricostruire l’intera struttura.

 

Per far fronte a tutte queste esigenze, il Comune di Predazzo ha coinvolto numerosi esperti nazionali e internazionali, sia del settore, sia altre figure in grado di aprire lo sguardo su futuri sviluppi e utilizzi dello stadio del salto anche per altre attività non necessariamente legate agli eventi sportivi. Tra queste, il turismo. L’idea di un pacchetto turistico per visitare lo Stadio del Salto, per cui sarà possibile accedere facilmente, accompagnati da guide, anche alla torre di lancio, è stata uno dei motivi che hanno spinto l’organizzazione a rivedere anche il sistema di risalita.

 

La seggiovia originale, che portava gli atleti alla sommità del trampolino, è stata sostituita da un ascensore su monorotaia, che non necessita di operatori e permette l’accesso a sportivi, turisti e curiosi. Dalla stazione a valle, accanto al parterre, l’ascensore porta a quella a monte, in prossimità della testata del trampolino Hs109. Lungo il tragitto, lungo 250 metri con un dislivello di oltre 100 metri, sono state pensate due fermate intermedie: la prima interessa la torre giudici e permette al personale addetto di raggiungere l’edificio; la seconda, a circa 30 metri di dislivello dalla zona di arrivo, è a servizio degli allenatori e consente loro di raggiungere agevolmente le postazioni e le tribune di loro competenza. 

 

Come già segnalato, è stato implementato l’impianto di illuminazione, per adeguarlo agli standard olimpici e permettere lo svolgimento delle gare in notturna. La scelta di effettuare la maggior parte delle gare in orario serale è dovuta anche a ragioni ambientali, per evitare le cosiddette “termiche”, ovvero condizioni di meteo difficili per gli atleti. Infine, per quanto riguarda l’innevamento artificiale del trampolino, si è creata una vasca di stoccaggio acqua di 680 metri cubi.

Costi e criticità

 

Stando al Nordic Ski Val di Fiemme, il comitato organizzatore locale, e all’amministrazione di Predazzo, sarebbero quelli elencati sopra i motivi principali per cui i costi di realizzazione sono lievitati rispetto a quelli indicati nel dossier di candidatura. Rispetto a un intervento mirato a sanare le sole strutture di lancio, si sarebbe insomma ritenuto più opportuno rivedere il progetto in un'ottica di continuità e sviluppo “per i prossimi venti - trent'anni”.

 

Ciò non toglie che, come segnalava la trasmissione Report lo scorso maggio, dagli 8.7 milioni previsti nel dossier di candidatura, i costi sono quasi quintuplicati. Nonostante lo sforzo del comitato per garantire un futuro longevo all’impianto in termini di legacy; Report puntualizzava, accusando la scarsa trasparenza dell’operazione, che uno dei motivi per cui era stato selezionato Predazzo era proprio perché necessitava soltanto di manutenzione, quando invece si è proceduto in larga parte a demolire e ricostruire da zero. Della successiva replica di Nordic Ski a Report, parlavamo in questo articolo.

 

Il costo dell’intera operazione si aggira attorno ai 42 milioni di euro, cofinanziati dalla Provincia Autonoma di Trento e dallo Stato. Sempre secondo il comitato organizzatore, i costi comprensivi di oneri progettuali, servizi annessi e iva sarebbero così ripartiti: “Demolizioni e viabilità 2.552.000 euro; opere sportive principali 31.138.393 euro; innevamento con nuovi cannoni ed ascensore inclinato 8.556.000 euro”.

 

Il 14 luglio c’è stata l’inaugurazione dei trampolini. Tra l’entusiasmo degli astanti, l’evento è stato aperto dalla saltatrice Annika Sieff, che ha eseguito il primo salto dal trampolino Hs143, e dal combinatista Iacopo Bortolas dall’Hs109; entrambi originari della Val di Fiemme. Da allora il Predazzo Ski Jumping Stadium è stato sede di allenamenti e prove da parte di atleti e atlete italiani e stranieri, nonché delle gare del FIS Nordic Summer Festival tenutesi tra il 18 e 21 settembre. 

 

In quest’ultima occasione però, l’entusiasmo è stato ridimensionato da tre incidenti durante le prove generali. A infortunarsi sono state due saltatrici, l’austriaca Eva Pinkelnig e la canadese Alexandria Loutitt, e una combinatista, la giapponese Haruka Kasai. Cadute nella fase di atterraggio, le tre atlete - tutte e tre molto esperte nelle loro discipline - hanno riportato lesioni alle ginocchia. Loutitt è stata accompagnata fuori dallo Stadio in barella, dopo un salto di 129 metri che le ha causato la rottura del legamento crociato anteriore. Almeno per quanto riguarda l’austriaca e la canadese, sembra che questo precluderà loro la partecipazione alle Olimpiadi.

 

Il direttore di gara della Coppa del Mondo, l’italiano Sandro Pertile, intervistato dal sito polacco skijumping.pl, pur evitando toni allarmistici ha ammesso che il trampolino piccolo potrebbe necessitare di un aggiustamento, promettendo di verificare al più presto. Va tuttavia considerato che, a fronte dei tre infortuni, ci sarebbero oltre mille atleti partiti e atterrati senza problemi, e sembrerebbe dimostrato che agli incidenti abbiano contribuito errori umani delle atlete. A complicare il discorso, si aggiunge l'ipotesi che, ad influenzare i salti, potrebbero aver influito le misure della tuta delle atlete donne, che sono state revisionate dal Comitato in seguito ai tre infortuni di Predazzo (dopo che già erano state revisionate ad aprile).

 

Ciò nonostante, a seguito degli incidenti, la squadra canadese e quella austriaca avevano rinunciato a portare a termine le giornate di prove. La squadra polacca invece, che aveva previsto di trasferirsi in ottobre a Predazzo per la preparazione alle Olimpiadi, sembra aver cambiato idea.

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