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Attualità | 02 marzo 2026 | 12:00

Una profonda frattura nella neve che continua ad allargarsi (FOTO e VIDEO): "Prestare attenzione, il manto nevoso è in movimento"

In prossimità della cima del Redentore, a oltre 2.400 metri di quota, è stata individuata una "glide crack" - una profonda frattura nel manto nevoso - segnale precursore di una "glide avalanche", uno dei fenomeni valanghivi più insidiosi e imprevedibili 

Questo articolo si rispecchia nei nove punti del Manifesto,
di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.

Sul tetto del Parco Nazionale dei Monti Sibillini si nasconde un'insidia che richiede attenzione. In prossimità della cima del Redentore, a oltre 2.400 metri di quota, è stata individuata una glide crack — una profonda frattura nel manto nevoso — segnale precursore di una glide avalanche, uno dei fenomeni valanghivi più insidiosi e imprevedibili che esistano.

 

A segnalare il fenomeno alla nostra redazione è stato Senni, alpinista che ieri si trovava in quota sul Redentore. Le sue riprese, effettuate intorno alle ore 15 di domenica, documentano una spaccatura stimata in almeno 3,5 metri di altezza, posizionata circa 100 metri prima della cima, con segni inequivocabili di continuo allargamento, indice di un manto nevoso in movimento attivo.

La segnalazione e il contatto con il CNSAS

Ricevuta la segnalazione, abbiamo immediatamente contattato il Cnsas (Corpo Nazionale Soccorso Alpino e Speleologico), che ci ha messi in contatto con Alex Barattin, esperto di valanghe del Soccorso Alpino e Speleologico. La frattura è stata attenzionata dalle autorità competenti e non è escluso che nei prossimi giorni possa essere disposto un intervento proprio in quella zona.

 

Barattin ha analizzato le immagini fornite dall'alpinista e ha commentato: "Quella che si vede dalla foto è la linea di frattura, classica situazione da Glide Avalanche. Bisogna prestare attenzione".

 

Cosa sono le glide avalanche e perché sono così pericolose

Le glide avalanche sono valanghe che si originano quando l'intero manto nevoso scivola lentamente sul terreno sottostante — spesso su roccia liscia o erba — fino a staccarsi di netto. Le glide cracks, le fratture che le precedono, possono rimanere aperte per giorni, settimane o addirittura mesi, oppure evolvere in valanga nel giro di poche ore. Non esiste un metodo affidabile per prevedere il momento del distacco, il che le rende particolarmente pericolose per chi transita in quota: nessun segnale anticipa con certezza il cedimento finale.

 

La neve accumulata sulla cima del Redentore supera i 250 centimetri. Nelle ore pomeridiane di ieri (1° marzo) le condizioni del manto erano già fortemente compromesse: al di sotto della cresta si sprofonda fino al bacino, rendendo difficile e rischiosa qualsiasi progressione. Nel caso in cui la visibilità dovesse risultare ridotta dal white out, condizione che impedisce di individuare i punti critici del terreno, la presenza di una glide crack può diventare letale.

 

Le temperature insolitamente elevate di questi giorni — specialmente in quota — aggravano ulteriormente il quadro. Le eccezionali nevicate di gennaio e febbraio hanno depositato quantitativi enormi di neve in alta quota, e il caldo anomalo non favorisce un corretto assestamento del manto, aumentando concretamente il rischio di distacchi spontanei nelle prossime ore e nei prossimi giorni.

 

Il pericolo valanghe sui Monti Sibillini rimane marcato. Prima di avventurarsi in alta quota è indispensabile consultare il Bollettino Meteomont aggiornato e verificare il grado di pericolo per il settore di interesse. Chi frequenta questi ambienti deve evitare di transitare in prossimità di glide cracks visibili, tenere presente che le ore pomeridiane rappresentano il momento di maggiore criticità e, in caso di white out o scarsa visibilità, scegliere senza esitazioni di rinunciare all'escursione. La montagna invernale va affrontata con preparazione, esperienza e informazioni sempre aggiornate.

 

Fotografie e video di Sunnivisual

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