Vi è mai capitato di vedere anelli appuntiti fissati sul naso dei vitelli? Possono avere un ruolo fondamentale nel mondo dell'allevamento. Ecco a cosa servono e in quali casi si applicano

La risposta svela una problematica sempre più diffusa nelle condizioni di allevamento. Se applicati tempestivamente, questi dispositivi possono contribuire a far cessare il comportamento indesiderato, ma attenzione: non tutti gli animali reagiscono allo stesso modo. Uno strumento contemporaneamente antico e innovativo che, se applicato correttamente, può evitare l'abbattimento di alcuni capi

di cui il Comitato scientifico dell’AltraMontagna è garante.
L'uso delle nasiere per animali viene fatto risalire agli albori della civiltà umana, quando l'essere umano da cacciatore-raccoglitore è divenuto stanziale, iniziando a praticare sistematicamente allevamento e agricoltura. Nell'antica Mesopotamia essi venivano usati sia su bovini che su equini e se ne trova traccia in molteplici raffigurazioni.
Gli anelli nasali lisci vengono utilizzati tutt'oggi, soprattutto nei tori e talvolta nelle vacche, come strumento di gestione e controllo dell'animale. Inserito nel setto nasale, data la sensibilità di quel tratto, l’animale tende a rimanere più mansueto e disposto a farsi condurre. In genere lo si fa applicando una leggera pressione tramite una corda o un bastone da conduzione.
Questa pratica è particolarmente importante per i tori adulti, che altrimenti potrebbero essere pericolosi. Nei tori, la nasiera è considerata una misura standard di sicurezza negli allevamenti e durante le operazioni di movimentazione, perché consente di mantenere il controllo anche su animali di grande mole. Inoltre, può essere usata per immobilizzare o guidare l’animale in situazioni specifiche, riducendo così il rischio di incidenti.
Non tutti sanno, però, che esiste anche un modello diverso di questi anelli, dotato di punte, come quello che si vede nell'immagine di copertina. Questi anelli così particolari hanno tutt'altra funzione: sono pensati per indurre lo svezzamento nei vitelli.
Il tutto nasce da un problema comportamentale: sempre più di frequente, negli allevamenti, alcuni animali (soprattutto vacche lattifere o giovani bovini) sviluppano l’abitudine di succhiare le mammelle o i capezzoli dei propri conspecifici. Questo comportamento può avere conseguenze rilevanti. Nelle vacche in lattazione provoca una perdita di latte, mentre nelle manze gravide e nelle vacche in asciutta può causare infezioni ai capezzoli e persino danni ai quarti mammari. Nei casi più gravi, quando non è possibile interrompere tale comportamento, capita che si arrivi alla soppressione dell’animale.
A spiegarlo è l'Ufficio federale svizzero della sicurezza alimentare e veterinaria, che invita a chiedersi: quali sono le origini di questo problema? Spesso - si legge nel documento - sono da rintracciarsi nelle condizioni di allevamento. Garantire un ambiente adeguato rappresenta infatti il mezzo più efficace per prevenire o ridurre l’istinto di suzione: i vitelli devono disporre di spazio sufficiente, nonché avere accesso all’esterno o al pascolo, condizioni che favoriscono un comportamento più equilibrato.
Quella dello svezzamento, poi, è una fase particolarmente delicata, che dovrebbe avvenire solo quando i vitelli sono in grado di assumere quantità adeguate di foraggi di base e concentrati. Durante il primo anno di vita, è fondamentale fornire un’alimentazione che copra i fabbisogni energetici e garantisca la costante disponibilità di foraggio grezzo. Un’alimentazione ricca, con fieno di buona qualità e in quantità adeguate, contribuisce a ridurre la tendenza alla suzione.
Nonostante queste misure preventive, può accadere che alcuni animali continuino a manifestare lo stesso comportamento anche dopo lo svezzamento. In questi casi è importante individuarli tempestivamente: un intervento precoce aumenta significativamente le probabilità di successo. Solo quando tutte le altre strategie si rivelano inefficaci, si può ricorrere all’applicazione di dispositivi antisucchio, come anelli o cavezze, che però - si raccomanda l'Ufficio federale - devono rimanere soltanto una soluzione eccezionale.
Questi dispositivi sono progettati con delle punte che rendono sgradevole la suzione per l’animale che la subisce, inducendolo a reagire. Ovviamente, è essenziale che non provochino ferite né all’animale che succhia né a quello che subisce la suzione. I modelli disponibili in commercio, infatti, se utilizzati correttamente, soddisfano generalmente questo requisito. Al contrario, è fortemente sconsigliato costruire dispositivi artigianali. In particolare, gli anelli che possono lesionare il setto nasale o altre parti del muso non sono ammessi, poiché causano dolore inutile e interferiscono con funzioni fondamentali come mangiare, bere o leccarsi.
L’applicazione dei dispositivi richiede estrema attenzione: gli anelli devono essere scelti in base alla dimensione e all’età dell’animale, in modo da non ostacolare l’assunzione di cibo e acqua. Vengono fissati nel setto nasale e non devono essere troppo stretti, per evitare pressioni e lesioni. È necessario controllarne periodicamente la posizione. Anche le cavezze, alternative agli anelli antisucchio, devono essere adeguate alla taglia dell’animale e non possono essere mantenute in modo permanente, per prevenire irritazioni o ferite cutanee.
Dal punto di vista pratico, non tutti gli animali reagiscono allo stesso modo: alcuni possono avere difficoltà ad adattarsi al dispositivo, arrivando in rari casi a non riuscire più a pascolare o alimentarsi correttamente. Anche l’utilizzo degli abbeveratoi automatici può risultare problematico, a seconda del tipo di dispositivo. Per questo motivo, dopo l’applicazione è indispensabile monitorare attentamente l’animale, verificando l’assunzione di acqua e alimento e l’andamento del peso corporeo. Esiste inoltre il rischio che gli animali si impiglino nelle strutture della stalla o si feriscano, per cui è necessario eliminare eventuali elementi pericolosi.
Se applicati tempestivamente, questi dispositivi possono contribuire a far cessare il comportamento indesiderato. Non devono però essere utilizzati in modo permanente: ecco perché è opportuno verificare regolarmente se l’animale ha smesso di succhiare anche senza di essi. Inoltre, a causa dell’elevato rischio di lesioni, è consigliabile rimuoverli prima del trasporto.
Un’ulteriore attenzione va poi rivolta agli animali che subiscono la suzione. Spesso, infatti, gli animali che succhiano tendono a scegliere conspecifici più tolleranti, ecco perché, anche in questo caso, è necessario controllare regolarmente che le punte dei dispositivi non causino ferite.
Si ricorda, per concludere, che la responsabilità dell’utilizzo corretto e sicuro di anelli e cavezze antisucchio ricade interamente sul detentore degli animali. Poiché questi dispositivi non sono soggetti a una procedura di autorizzazione specifica, spetta a chi li acquista scegliere prodotti adeguati e garantire che il loro impiego non arrechi danni agli animali.













