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Alpinismo | 13 settembre 2025 | 06:00

La svolta nella vita di Walter Bonatti: a 35 anni cercò nuovi orizzonti, lontani dalla "ristrettezza di vedute di una certa 'cricca'", per estendere il suo interesse alla natura intera

Il 13 settembre 2011 ci lasciava Walter Bonatti. L'anniversario della sua scomparsa rappresenta l'occasione per rileggere il suo libro "Montagne di una vita" e in particolare le pagine in cui racconta il suo addio all'alpinismo 

scritto da Redazione
Festival AltraMontagna

Il 13 settembre 2011 ci lasciava Walter Bonatti. L'anniversario della sua scomparsa rappresenta l'occasione per rileggere alcune pagine del suo libro "Montagne di una vita". I passaggi che seguono sono tratti dal capitolo 'Addio alpinismo, 1965'

 

 

Ho trentacinque anni e tutto sommato non ho avuto una vita facile. Sotto un certo profilo, però, la mia è stata un'esperienza privilegiata, piena e vibrante di sensazioni: la sola che valga e alla quale ogni uomo dovrebbe aspirare.

 

È per conoscermi meglio e per trovare una mia dimensione che ho scalato montagne «impossibili». L'ho fatto spinto dalla bellezza della natura alpina, dalla sfida e dal piacere di sapere. Con il mio individualismo, non sempre apprezzato da chi ha voluto giudicarmi, credo di aver dato qualcosa anche agli altri: non ho forse attestato con le mie imprese la continua possibilità di «andare oltre» insita nell'uomo, nella quale v'è il principio di ogni azione?

 

Molti si sono interessati alle mie imprese. Tra costoro c'è chi si è identificato in me e nel mio modo di pensare, e chi invece lo ha discusso o criticato; è normale e fa parte della complessa vicenda umana. Ognuno è il prodotto dei propri limiti, delle proprie esperienze, del proprio modo di essere, naturalmente in rapporto all'epoca e alle condizioni in cui è vissuto. Non si dovrebbe quindi valutare nessuno prescindendo da queste condizioni. Mi è sempre piaciuto immaginare come avrebbe potuto essere la mia esistenza se fossi nato prima o dopo la mia epoca. [...]

 

A questo punto nella mia vita c'è una svolta.

 

Da una parte mi attende un mondo vasto e avventuroso, che finora ho appena intravisto ma che amo; dall'altra ristagna un alpinismo spento, svilito e gretto. Vivo da anni in un clima spossante, intorno a me non c'è un'atmosfera amica e serena, non c'è dialogo e mi logora l'autodifesa cui devo continuamente ricorrere. Detesto il vittimismo, ma questa è la verità. In conclusione non è la montagna a deludermi e a stancarmi, ma l'opacità, la goffaggine e la ristrettezza di vedute di una certa «cricca» con la quale ho tuttavia cercato di salvare un minimo rapporto formale. Ora però non sono più disposto a coltivarlo.

 

Ben lontane dal vero sono le interpretazioni date da costoro al mio volermene andare dal mondo della montagna. [...] Ma fronteggiare questi giochi speculatori a me non va più. Così ho deciso. Scenderò dai monti, non certo per restare a valle. Di lassù ho visto altri orizzonti non meno vasti di quelli della montagna, lontani dall'orbita di qualche nuova «cricca» di lillipuziani.

 

Un grande giornale che crede in me, il settimanale «Epoca», adesso mi offre la possibilità di raggiungere nuovi spazi da inviato speciale. Sono queste nuove mete ciò che desidero più d'ogni altra cosa. [...]. Farò tutto questo nello spirito e nei limiti che sempre mi hanno accompagnato sulle vette. Idealmente terrò dunque per mano migliaia di lettori sensibili al fascino dell'avventura, quella vera. La mia scelta non è un tradimento della montagna ma un'estensione del mio interesse alla natura intera.

 

Dopo le grandi montagne un mondo vastissimo dunque mi attende. [...]

 

Più tardi, facendo un riepilogo della mia vita, potrò dire che, grazie alla montagna prima e al resto del mondo selvaggio poi, ho accumulato via via un mio vissuto che porto dentro, fatto di cose che contano, per me, soprattutto perché in esse la mia azione ha sempre corrisposto al mio pensiero. Arriverò anche ad affermare che nel corso della mia esistenza ho incessantemente provato ribellione per gli orizzonti limitati, per la routine, per la banalità, per tutto ciò che riduce la personalità.

 

Nulla di ciò che ho fatto è importante in assoluto, questo è ovvio, però mi appartiene totalmente e mi identifica. [...]

 

Sono tanti i modi di intendere la montagna, io ho esposto in queste pagine una personale concezione dell'alpinismo che per me ha significato molto. Tutto questo non rappresenta che una tappa della mia vita avventurosa, che ha bisogno di espandersi, di rinnovarsi anche attraverso una continua e costruttiva verifica.

 

Che cosa penso oggi delle mie montagne? Semplicemente che rientrano nel mio bagaglio di uomo che ha vissuto e assimilato le proprie esperienze. Le mie montagne quindi, con tutte le vicissitudini che mi hanno procurato, sono parte viva e preziosa di me, come lo è tutto ciò che d'ora in poi seguirà, e che forse ancora di più mi arricchirà interiormente.

 

Le montagne non sono che il riflesso del nostro spirito. Ogni montagna è piccola o grande, generosa o avara, in misura di quanto noi sappiamo darle e chiederle.

Fotografia in apertura: Archivio Walter Bonatti - Centro Documentazione Museo Nazionale della Montagna - Cai Torino

la rubrica
La montagna nei libri

Nella convinzione che l'esperienza di un territorio possa acquisire una misura consapevole non solo attraverso la frequentazione, ma anche grazie alla lettura, con la nuova rubrica, La montagna nei libri, ogni settimana pubblicheremo (a volte commentandoli) passaggi, citazioni, riflessioni custodite in libri capaci offrire uno sguardo più attento sui rilievi. D'altronde, per dirla con Johann Wolfgang Goethe, "L'occhio vede ciò che la mente conosce".

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