"Non vive bene / Succhia lenti veleni / È abbeverato d'orina di cani / Eppure gode il tornare delle stagioni". La poesia che Primo Levi dedicò al suo "robusto" vicino di casa

"Cresce storto, come se volesse andarsene". Non di rado, in questa stagione, i pensieri si posano sulle parole che Primo Levi dedicò a un ippocastano cresciuto a breve distanza dal suo appartamento di Corso Re Umberto, a Torino

Proprio come facevo da bambino, quando vedo una “castagna matta” sul marciapiede (e non passa nessuno) le tiro una gran pedata. È più forte di me. Dopo essermi guardato attorno per accertarmi di non essere visto, prendo una breve rincorsa per dare slancio alla gamba destra.
Così ho fatto ieri, mentre passeggiavo con le prime luci del giorno in Corso Re Uberto, a Torino, a breve distanza dal palazzo dove ha abitato Primo Levi. Osservando il seme bruno-lucido dell’ippocastano schizzare via, i miei pensieri non hanno potuto fare a meno di posarsi sulle parole che Levi dedicò all’ippocastano che vedeva dalla finestra del suo appartamento.

"Cuore di legno"
Il mio vicino di casa è robusto.
È un ippocastano di Corso Re Umberto;
ha la mia età ma non la dimostra.
Alberga passeri e merli, e non ha vergogna,
in aprile, di spingere gemme e foglie,
fiori fragili a maggio;
a settembre ricci dalle spine innocue
con dentro lucide castagne tànniche.
È un impostore, ma ingenuo: vuole farsi credere
emulo del suo bravo fratello di montagna
signore di frutti dolci e di funghi preziosi.
Non vive bene.
Gli calpestano le radici
i tram numero otto e diciannove
ogni cinque minuti; ne rimane intronato
e cresce storto, come se volesse andarsene.
Anno per anno, succhia lenti veleni
dal sottosuolo saturo di metano,
è abbeverato d'orina di cani.
Le rughe del suo sughero sono intasate
dalla polvere settica dei viali;
sotto la scorza pendono crisalidi
morte, che non diventeranno mai farfalle.
Eppure, nel suo torpido cuore di legno
sente e gode il tornare delle stagioni.
Primo Levi, Ad ora incerta, Garzanti, 1984

Nella convinzione che l'esperienza di un territorio possa acquisire una misura consapevole non solo attraverso la frequentazione, ma anche grazie alla lettura, con la nuova rubrica, La montagna nei libri, ogni settimana pubblicheremo (a volte commentandoli) passaggi, citazioni, riflessioni custodite in libri capaci offrire uno sguardo più attento sui rilievi. D'altronde, per dirla con Johann Wolfgang Goethe, "L'occhio vede ciò che la mente conosce".














