Qual è la maggiore libertà che ci possono offrire le montagne? Una risposta si può trovare nell'opera di Primo Levi

"Quando mi capita di incontrare l'associazione 'montagne-libertà' penso a Primo Levi, di cui oggi 31 luglio ricorre l'anniversario della nascita. Il suo amore per la montagna e per l’alpinismo emerge timidamente dalla sua biografia: altri e più drammatici episodi l’hanno infatti segnata in maniera indelebile. Ma era una passione sincera e in un certo senso salvifica"

L’atto di salire in montagna non si può ridurre a un semplice esercizio fisico, e neppure al desiderio di raggiungere una meta tangibile (una vetta, un bosco, un rifugio,…). Spesso, infatti, si sale alla ricerca di sensazioni immateriali; spinti dalla necessità di respirare determinate emozioni, di lasciarsi trasportare da stati d’animo inconsueti e, a volte, addirittura inediti.
Non è quindi un caso che per molti la montagna rappresenti un baluardo di libertà; concetto ampio e complesso che, tuttavia, emerge abitualmente dalla narrazione delle esperienze alpine.
Quando mi capita di incontrare questa associazione (montagne-libertà) penso a Primo Levi, di cui oggi 31 luglio ricorre l'anniversario della nascita. Il suo amore per la montagna e per l’alpinismo emerge timidamente dalla sua biografia: altri e più drammatici episodi l’hanno infatti segnata in maniera indelebile. Ma era una passione sincera e in un certo senso salvifica. Negli anni dell’università Levi saliva in montagna principalmente con due amici, nonché compagni di studi: Sandro Delmastro e Alberto Salmoni.
La loro attività alpinistica si intensificò in modo particolare dopo il 14 luglio 1938, anno in cui fu pubblicato l’ignobile “manifesto della razza”. Levi, com’è a tutti noto, aveva origini ebraiche. Anche Salmoni era ebreo, mentre Delmastro aveva ereditato dalla famiglia una cultura antifascista.
I tre salivano in montagna per allontanarsi da una società su cui non riuscivano a rispecchiarsi. Andavano ad arrampicare d’estate o con gli sci e le pelli d’inverno per prendere le distanze da un’atmosfera pregna di intolleranza; da un mondo in cui non si sentivano accettati. Lassù, tra le vette, tornavano a respirare e, come scrisse più avanti Levi, avevano ancora il privilegio di essere “padroni del proprio destino”.
Tuttavia non raggiungevano i rilievi solo per fuggire temporaneamente dalla realtà di tutti i giorni, ma anche per guardarla dall’alto, con occhio meno coinvolto e di conseguenza più lucido e nitido. Ecco, questa è forse la maggiore libertà che ci possono offrire le montagne: acquisire una prospettiva aerea capace di guidarci tra gli impervi sentieri della vita con maggior consapevolezza.
Passaggio tratto da libro Liberi di Sbagliare. Un'estate tra le montagne del giovane Primo Levi.
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Nella convinzione che l'esperienza di un territorio possa acquisire una misura consapevole non solo attraverso la frequentazione, ma anche grazie alla lettura, con la nuova rubrica, La montagna nei libri, ogni settimana pubblicheremo (a volte commentandoli) passaggi, citazioni, riflessioni custodite in libri capaci offrire uno sguardo più attento sui rilievi. D'altronde, per dirla con Johann Wolfgang Goethe, "L'occhio vede ciò che la mente conosce".














