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Cultura | 12 luglio 2025 | 12:00

Quando il Monte Grappa veniva chiamato "La Grapa", al femminile e con una "p". Perché?

C’è stato un tempo in cui il nome di diversi fiumi, ma anche di alcune montagne, veniva pronunciato al femminile. La versione maschile è arrivata dopo la Prima Guerra mondiale. Una trasformazione descritta da Paolo Malaguti nel romanzo "Il Moro della cima"

scritto da Pietro Lacasella

C’è stato un tempo in cui il nome di diversi fiumi, ma anche di alcune montagne, veniva pronunciato al femminile. La versione maschile è arrivata dopo la Prima Guerra mondiale. Una trasformazione descritta da Paolo Malaguti nel romanzo Il Moro della cima:

 

«(…) A mano a mano che la buona stagione avanzava e gli ultimi fantasmi cenciosi sparivano di pari passo alla neve, il Moro scoprí che il suo lavoro al rifugio non era cambiato poi tanto. Doveva ancora cucinare e servire da bere, e doveva ancora fare da guida. L'unica differenza stava nel fatto che prima faceva la guida agli amanti della montagna, che salivano lungo i prati con scarponi e pistòk. Ora doveva farlo a quanti salivano dalla pianura in auto e in torpedone per visitare il monte Grappa, lì dove si era combattuto eroicamente ed eroicamente si era vinto.

Ogni santo giorno, e con un ritmo via via crescente, arrivava la processione che intasava il rifugio e chiedeva di lui. Mica grandi camminatori, come capitava prima, ma. il piú delle volte, gente che a fargli fare dieci minuti di sa-lita già tirava il fiato coi denti.

 

Il Moro stentò parecchio a farsi andar bene la nuova situazione.

 

Prima di ogni altra cosa era proprio per la faccenda del nome. Per una vita intera la Grapa era stata donna, e nessuno aveva avuto niente da ridire, e invece ormai la sua montagna era diventata un uomo, sui giornali, nei proclami, sulle lapidi. Il Moro sulle prime, abituato a badare al suo, non obiettò quando sentì parlare del Grappa, ma al tempo stesso, quando toccò a lui aprire bocca, continuò con la vecchia scuola della Grapa.

 

Qui però cascava l'asino, perché tra uno sbuffo, una ri satina e un'occhiata storta, ogni volta gli capitava qualcuno, civile o militare, che lo rimproverava, perché il Grappa non poteva che essere maschio, come maschio e virile era stato il supremo sacrificio dei tanti eroi che avevano battezzato quel monte con il proprio sangue.

 

Il Moro mandò giù il rospo, ma non fu facile. Lo aiutò sapere che la Grapa non era la sola, in quegli anni, a dover pagare quell'ennesimo dazio alla vittoria: la fronte era diventata il fronte, e pure la Piave, poveraccia, era diventata il Piave.

 

- Il Grappa, per Dio! - lo rimbrottò durante una visita, picchiando il bastone a terra con forza, un vecchio generale che non aveva nemmeno fatto quella guerra, ma chissà quali altre, via per le colonie.

 

Il Moro lo lasciò dire, evitò di fargli notare che pure nella poesia scolpita sulla lapide all'ingresso del rifugio si parlava della Grappa, e finito il giro invitò il generale a bere un bicchiere di vino schietto, visto che le bottigliette avevano ripreso a salire con regolarità».

la rubrica
La montagna nei libri

Nella convinzione che l'esperienza di un territorio possa acquisire una misura consapevole non solo attraverso la frequentazione, ma anche grazie alla lettura, con la nuova rubrica, La montagna nei libri, ogni settimana pubblicheremo (a volte commentandoli) passaggi, citazioni, riflessioni custodite in libri capaci offrire uno sguardo più attento sui rilievi. D'altronde, per dirla con Johann Wolfgang Goethe, "L'occhio vede ciò che la mente conosce".

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