"Un modo di abitare la montagna radicalmente diverso dai modelli incentrati su turismo stagionale, seconde case e monocultura dello sci": storie collettive dalla Valle del Rosspach

La rassegna "Sopralluoghi" torna con un nuovo incontro, che si svolgerà oggi a Rovereto (5 giugno 2025, ore 20:30, a Palazzo Adami). Sarà dedicato a scoprire l'esperienza dell'associazione Valle del Rosspach, che è "nata da un bisogno condiviso tra chi abita questo territorio", spiega Gianni Mittempergher

Nell’alta Vallagarina, incastonata tra i versanti di Folgaria e il fondovalle trentino, si trova una valle minore che prende il nome da un piccolo corso d’acqua: il Rosspach. Una valle apparentemente marginale, poco segnata dalle rotte turistiche, ma attraversata da tensioni fertili, comunitarie, artistiche. Ed è proprio in questo spazio liminale, sospeso tra la montagna alta e il fondo valle urbano, che nasce l’associazione Valle del Rosspach, esperienza atipica di aggregazione dal basso e presidio culturale.
A raccontarla a L'AltraMontagna è Gianni Mittempergher, uno dei protagonisti della realtà associativa che sarà ospite del nuovo incontro della rassegna Sopralluoghi: “Di questo gruppo mi ha colpito fin da subito la natura profondamente orizzontale. L'associazione, infatti, non nasce per iniziativa di un’amministrazione o di una grande istituzione, ma da un bisogno condiviso tra chi abita questo territorio - commenta -. È qualcosa che risponde direttamente a un’esigenza reale e questo la rende preziosa”.
L’associazione nasce formalmente per promuovere un simposio di scultura che si è svolto per ben ventitrè edizioni nel paese di Guardia, grazie all’impulso iniziale dello scultore Cirillo Grot e di altre persone residenti in valle. Da quella scintilla artistica, nel tempo, si è sviluppata una traiettoria ben più ampia, come racconta Mittempergher: “C’era l’urgenza di uno spazio, fisico e simbolico, dove dare concretezza alle proposte culturali. Così è stata trovata una piccola baita, poco più che un casello agricolo, in disuso, ma ancora viva nella memoria della comunità. È diventata la nostra casa”.

La baita Stelderi, come è stata ribattezzata, si trova in una posizione liminale anche geograficamente: tra Mezzomonte e Guardia, ai margini del bosco, a metà strada tra i versanti. Oggi è al centro di un processo collettivo di acquisto, sostenuto da una campagna di crowdfunding e da una rete solidale di persone che gravitano attorno al progetto. Il mutuo da sostenere è importante, pari a oltre 9.000 euro l’anno, ma ogni rata è affrontata grazie ai tesseramenti, agli eventi, e persino grazie a una birra solidale, la “Baita Stelderi”, prodotta da un birrificio locale che ha deciso di contribuire concretamente.
Come sottolinea Mittelpergher, la vita dell’associazione non si esaurisce negli eventi: è in realtà un vero e proprio laboratorio permanente, intergenerazionale e interclassista, in cui si intrecciano arte, musica, scrittura e riflessione politica. “Nel tempo le attività si sono diversificate, facciamo concerti, presentazioni di libri, piccoli laboratori - racconta il volontario -. Una esperienza che ci tengo a citare è stata Profondo Rosspach, una rivista autoprodotta nata per raccontare la valle attraverso uno sguardo narrativo, senza pretese accademiche, ma con un grande valore umano. Sono usciti due numeri, e speriamo a breve di pubblicare il terzo”.

Attorno alla baita ruotano circa 20/25 persone attivamente coinvolte, ma la rete che si mobilita in occasione degli eventi è molto più ampia. Il momento di maggiore partecipazione resta la Pasquetta musicale, che attira decine di persone da tutto il Trentino e non solo, mentre in generale l’inverno è la stagione più vivace per la programmazione, quando la montagna è meno affollata e si riappropria di una socialità più intima.
Quello che emerge chiaramente dalle parole di Mittempergher è che l’esperienza di Valle del Rosspach rappresenta una forma di abitare la montagna radicalmente diversa da quella proposta dai modelli dominanti, incentrati su turismo stagionale, seconde case e monocultura dello sci. In quella valle si sperimenta una montagna viva e resistente, che prende parola. “Forse è questo l’aspetto più importante - riflette Gianni -. Non siamo un’associazione di paese classica, con la sagra dei gnocchi e il comitato fuochi. Non per snobismo, ma perché la nostra forma nasce da un altro bisogno, quello di riconoscerci in uno spazio comune, libero, che possa accogliere differenze, idee, generazioni. È un luogo dove ci si incontra, ci si confronta, si immagina”.

Tuttavia, come spesso accade, non mancano le sfide, come ad esempio la definizione di una identità collettiva più chiara, la necessità di interrogarsi sull’impatto reale che l’associazione può avere sul territorio, la difficoltà di coinvolgere in modo stabile chi vive più vicino, a livello geografico, rispetto a chi arriva da contesti esterni. Ma sono difficoltà che si affrontano, come in montagna, passo dopo passo, senza fretta.
È in questo contesto che si inserisce la partecipazione di Valle del Rosspach a “Sopralluoghi”, la rassegna curata da Valeria Simonini ed Elisa Pezza per Spazi di narrazione, in collaborazione con Lumen Slowjournal e L’AltraMontagna. Un progetto che nasce proprio con l’intento di ribaltare lo sguardo sulle terre alte, restituendo centralità a chi le abita e le attraversa quotidianamente.
Attraverso il format "Invito con +1", ogni ospite è chiamato a portare con sé un’altra voce del territorio, generando connessioni inedite tra città e montagna. Valle del Rosspach non poteva che essere uno di questi nodi: non solo per l’originalità del percorso, ma per la coerenza con la visione di fondo della rassegna. Una visione che rifiuta le narrazioni stereotipate della montagna (come quella di paradiso incontaminato o terra abbandonata) e cerca invece di valorizzare esperienze radicate, autonome, plurali. “Credo che il nostro futuro dipenda da quanto riusciremo a strutturare una vera comunità di pensiero e azione - conclude Gianni -. Non basta esistere, serve capire che ruolo possiamo giocare in questo tempo fragile, per cambiare almeno una parte del mondo che ci circonda. Anche piccola, ma significativa”.

Sopralluoghi è un’iniziativa a cura di Spazi di narrazione nelle terre alte, un programma di cinque incontri per mettere in relazione il fondovalle urbano e le terre alte.
L’obiettivo del progetto è favorire la comprensione della montagna intesa come luogo dell’abitare e il suo ruolo nella nostra vita a valle: i suoi ritmi, climi e ecosistemi, gli equilibri e le tradizioni che in essa germogliano.
Il progetto è realizzato con il contributo di Fondazione Caritro - Cassa di Risparmio di Trento e Rovereto, in collaborazione con LUMEN slowjournal, L'AltraMontagna, SAT Brentonico e H20+ et Coop. Smart.















