"Per anni nemmeno esistevamo sulle cartine, poi siamo stati presi d'assalto": Tiziana Berthod e i suoi 50 anni in quota: "Gestire il rifugio Chabod? Un'avventura incredibile"

Il racconto di Tiziana Berthod: "La mia vita è sempre stata fra le mura di strutture in quota da 50 anni a questa parte. E oggi di anni ne ho 58. Ho cominciato la mia avventura sulle terre alte al Rifugio Vittorio Emanuele II, per poi approdare allo Chabod, costruito da mio padre: gestirlo per 40 anni è stata un'avventura pazzesca"

La stagione 2025 è giunta al termine e per Tiziana Berthod e il marito Andrea Benedetti sarà l'ultima fra le mura del Rifugio Federico Chabod, che sorge a quota 2.710 in Valle d'Aosta, ponendo così fine ad una storia lunga 40 anni, densi di sorrisi, soddisfazioni e anche qualche momento di difficoltà.
"Ce ne andiamo col cuore pieno - esordisce la donna, intervistata da L'Altramontagna -. Siamo grati, grati ai clienti e ai tanti amici per quanto è stato". Tutto ha avuto inizio proprio 40 anni or sono, quando un gruppo di amici (guide alpine tra le quali c'era anche il papà di Tiziana) decidevano di dare vita ad un rifugio che tutt'oggi sorge nel cuore del Parco nazionale del Gran Paradiso, in un punto che offre una vista mozzafiato.
"La mia vita è sempre stata fra le mura di strutture in quota da 50 anni a questa parte - ammette Berthod -. E di anni oggi ne ho 58. Ho cominciato la mia avventura sulle terre alte ad 8 anni al Rifugio Vittorio Emanuele II, per poi approdare allo Chabod fin dai suoi albori, dopo che fu costruito da mio padre e dai suoi amici".
Un sogno, quello di quel gruppetto di guide alpine, concretizzatosi e diventato una realtà che oggi ospita centinaia di alpinisti ed escursionisti: "Quarant'anni fa qui ci potevamo ospitare al massimo 40 persone - prosegue la rifugista nel racconto -. Prima del Covid, con i lavori di ampliamento e rinnovamento, eravamo ad una capienza di 120 persone, che abbiamo però poi provveduto a diminuire perché stava diventando troppo".
"Se c'è una cosa che in n rifugio fa la differenza è il rapporto umano ma, quando si accolgono troppe persone, il rischio è quello di farle diventare numeri, cosa che non ci piaceva affatto". Nel tempo sono cambiate moltissime cose, ma la passione, però, è sempre rimasta la stessa.
Le montagne sono diventate sempre più "frequentate", anche grazie ai tantissimi sentieri presenti in zona e alle escursioni organizzate dalle agenzie e dalla guide alpine: "Abbiamo un flusso continuo di clienti, soprattuto grazie allo stretto rapporto che abbiamo con le guide - fa sapere -. C'è stato un tempo, sopratutto i primi anni, in cui lo Chabod non esisteva nemmeno sulle cartine. Oggi, invece, abbiamo un bacino di clientela enorme: a volte ci scherzo su e dico che siamo presi d'assedio".
Il tipo di clientela che approda in struttura è variegato, ma per la maggiore si tratta di persone attrezzate, soprattutto perché i più scelgono di farsi accompagnare da esperti del territorio: "Qui ci si arriva soltanto a piedi in circa 2 ore e mezza o 3 di camminata di media difficoltà. Qualche sprovveduto, ciononostante, non manca - ammette Tiziana - ma parliamo di poche persone. Se vedo che qualcuno non è attrezzato lo fermo subito: andare sul ghiacciaio senza corde, casco o in scarpette non è mai una buona idea".
Dopo 40 anni in Rifugio, per Berthod e il marito è giunto però il momento di cambiare: "Ce ne andiamo consapevoli di avere avuto la fortuna - e per questo devo ringraziare mio padre - di poterci riempire gli occhi di meraviglia ogni giorno. In tutti questi anni ho continuato a scattare fotografie del panorama: non c'è stato giorno in cui io non abbia pensato a quanto fosse bello essere qui".
"Quella al Federico Chabod è stata un'avventura pazzesca, fatta di soddisfazioni e tanti grandi e piccoli successi che hanno dato un senso alla mia vita in quota. Una vita da rifugio, diventato casa, che porterò sempre nel cuore", conclude commossa.

Una storia alla settimana per raccontare le vite di chi gestisce i rifugi: ognuna diversa, ognuna capace di evidenziare le diverse sfumature custodite da questo particolare mestiere















