L'altruismo incondizionato, l'annullamento in funzione dell'altro e rare volte una vittoria. Nel “giorno della marmotta” (e della volpe) un gregario trionfa ad Asiago

Nella tappa del Massiccio del Grappa e dell’Altipiano di Asiago vince Carlos Verona: “il primo corridore da avere con sé in una qualsiasi squadra di ciclismo”

Si fa chiamare Carlos Verona solo perché "il primo corridore da avere con sé in una qualsiasi squadra di ciclismo" è troppo lungo. Madrileño di trentadue anni e mezzo, Verona è uno degli uomini più competenti e affidabili del gruppo, uno di quelli che tutti vorrebbero accanto quando tocca scalare le montagne o attraversare i deserti, quando si affrontano i mostri o si domano i leoni. È alto e posato, possente e ottimista. Nel ciclismo quelli come lui si chiamano gregari, una parola a cui per pigrizia affidiamo una definizione che è ben più articolata di un sostantivo solo, perché attinge direttamente alle sorgenti di questo sport: ha a che fare con la dedizione incondizionata, con l'annullamento in funzione di un altro, motivo per cui talvolta la gare di biciclette ricordano antichi riti sacrificali.
Oggi Carlos Verona ha vinto la seconda gara della sua carriera da professionista, cominciata nel 2013. L'ha vinta il giorno dopo il ritiro dal Giro d'Italia del suo capitano Giulio Ciccone, caduto rovinosamente nella tappa di Gorizia. Anche la prima vittoria della sua carriera, nel 2022 al Giro del Delfinato, l'aveva ottenuta il giorno in cui il suo capitano di allora (Enric Mas) era uscito di scena. Fino a quando il compagno che ha il compito di proteggere è in gara, Verona il concetto di ambizione personale non sa cosa sia. E anche dopo, quando certe indesiderabili circostanze di gara lo liberano dalle sue mansioni di protettore, è restio a mettersi in proprio. Come se rifiutasse la declinazione individuale dello sport del ciclismo, che per lui trova senso e compimento nella sua dimensione collettiva.
«Quando stamattina si è deciso di andare in fuga, non ero felice», ha detto oggi dopo aver vinto, come se si sentisse in colpa per aver ottenuto in prima persona un risultato che avrebbe preferito aiutare qualcun altro a ottenere. Ha conquistato la prima delle quattro o forse cinque tappe in cui da oggi a fine Giro si sarebbe finito per provare a far vincere Ciccone.
«Molte persone forse non riescono a capirlo, ma a me piace il mio lavoro», ha continuato con le lacrime agli occhi. «Io non sono mai stato il più forte, però ho sempre lavorato, lavorato, lavorato. Credo che in una squadra ciascuno abbia il proprio ruolo. Lo staff per esempio fa un lavoro impressionante che non si vede mai in televisione. Il mio lavoro è stare vicino a un leader.»

Carlos Verona è stato il vincitore più logico, forse l'unico possibile, di una tappa lunga, estenuante, corsa con audacia da tutti i protagonisti. Una di quelle tappe impossibili da sintetizzare senza perdersi per strada un nome o un'azione degna di nota, che aggiunge valore a un'edizione del Giro che, a una settimana dalla conclusione, figura già tra le più avvincenti degli ultimi anni.
A un certo punto più che una gara di bici sembrava Il giorno della marmotta, il film in cui Bill Murray rimane intrappolato in un loop temporale che continua a riproporgli ogni mattina le medesime situazioni. Al posto della stessa canzone trasmessa ogni giorno alle 6 in punto dalla radio, il segno che nella tappa numero 15 del Giro stava di nuovo per ricominciare tutto erano gli uomini della Ineos in testa al gruppo.

Egan Bernal è stato anche oggi il primo a provarci: sia sul Monte Grappa, quando la sua azione ha provocato l'esaurimento della prima fuga di giornata; sia sulla successiva salita di Dori, quando il suo movimento ha innescato una girandola di attacchi che non ha condannato al fallimento anche la seconda fuga di giornata (quella con Carlos Verona) ma, più significativamente, ha rivelato la sofferenza di Primoz Roglič, che saliva con la bocca aperta e la pedalata sghemba.
Sull'ultima salita i big si sono quasi dati il cambio all'attacco. Dopo Bernal ci ha provato per tre volte Richard Carapaz, nettamente il più convinto, ma anche Derek Gee e Simon Yates hanno tentato un lancio di dadi prima di convincersi che quelle pendenze tutt'altro che proibitive si addicevano meglio a una collaborazione mirata: che, detto altrimenti, alleandosi tutti contro Roglič c'era la possibilità di tagliare definitivamente fuori il favorito numero uno della vigilia dalle posizioni che contano della generale.

Alla fine, coadiuvato dal solito Pellizzari e da un redivivo Martínez, lo sloveno è riuscito tutto sommato a contenere l'emorragia di secondi. Ha perso un minuto e mezzo, un ritardo che non lo taglia del tutto fuori dal discorso-vittoria. Comincerà l'ultima settimana al 10° posto in classifica generale, a 3 minuti e 53 dalla maglia rosa. Il rompicapo più grande, per Roglič e tutti gli altri pretendenti, non sarà tuttavia dove attraccare e quanto recuperare: ma in che modo scalfire il mantello di invincibilità che Isaac Del Toro sfoggia ogni giorno con più disinvoltura.
Anche oggi il messicano ha navigato con fenomenale spigliatezza i meandri di una tappa di difficile gestione per un leader inesperto come lui. Ha rintuzzato personalmente tutti gli attacchi, mascherando così un'altra giornata non brillante del suo compagno Ayuso. E ancora una volta, in più di una circostanza, lo si è visto correre guardandosi compulsivamente alle spalle, come a voler chiedere ai suoi irrequieti avversari: "Tutto qui?"
Da martedì tutti i nodi verranno al pettine. Sarà la settimana dei big della classifica, i grandi individualisti del Giro. Nell'attesa, oggi è stato il giorno di un grande altruista. Dopo essersene andato tutto solo a 38 chilometri dall'arrivo, Carlos Verona ha resistito all'inseguimento di coppia di Garofoli e Zana, poi a quello del gruppo maglia rosa in fermento; infine ha tagliato il traguardo con entrambe le mani sul volto. «L'ho fatto più per la mia squadra che per me», ha sentenziato nel suo manifesto contro l'egocentrismo, appena prima che, ringraziando compagni, staff e famiglia, la voce gli si incrinasse. «Non so come l’ho fatto, ma l’ho fatto».

IL PERSONAGGIO DEL GIORNO

Più che il giorno della marmotta, per Derek Gee è stato il giorno della volpe. Difficile non trovare un collegamento tra la gag di cui si è reso protagonista sul Grappa e la vitalità che immediatamente dopo il canadese ha dimostrato in gara: è come se il contatto con la volpe abbia dato simbolicamente avvio alla parte più interessante del Giro di Gee, che adesso è 5° in classifica a meno di tre minuti da Del Toro.

LE FRASI DEL GIORNO

«Se potessero, Pellizzari e Martínez legherebbero una corda a Roglič e lo trainerebbero, e di fatto lo stanno facendo.»
Stefano Rizzato, Raisport, facendo poco per edulcorare le difficoltà del capitano della RedBull
«Quale tappa temi di più da qui a fine Giro?»
«Nessuna, male che va mi stacco.»
Lorenzo Fortunato, Astana, ricordandoci che il miglior modo di affrontare la paura è non averne
«La mucca Burlina ha una specie di stella sul muso che la rende particolarmente avvenente.»
Fabio Genovesi, Raisport, discettando di paradigmi estetici
IL POST DEL GIORNO

Carlos Verona, il vincitore di tappa, sta rilasciando le consuete interviste del dopogara. Arriva Mads Pedersen, il leader della sua squadra, in maglia ciclamino: se non vi vibra qualcosa ascoltando il Thank you di Verona, forse il ciclismo non è esattamente lo sport che fa per voi:
LA POSTA DEL GIORNO

Questa rubrica ospita le missive che ci arrivano da amici, collaboratori e lettori presenti di persona - beati loro - sulle strade del Giro. Ad ascoltarne i suoni, interpretarne i colori, gli odori. È uno spazio aperto a tutte e tutti, basta inviare via mail una foto, un testo scritto, un video o un vocale all'indirizzo ciclismoliquido@gmail.com. Questo contributo ci è stato inviato da Gabriele Caselli:
La tappa di oggi ha avuto come sfondo due dei luoghi chiave del fronte italo-austriaco del primo conflitto mondiale, il Monte Grappa e l’Altopiano di Asiago. Il ciclismo in tappe come la Fiume Veneto-Asiago ci permette di riconnettere il futile con il tragico, permettendoci di riflettere sui drammi derivati dal nazionalismo e dalle conseguenze dell’odio nutrito nei confronti di coloro che ci sono stati indicati come nemici. In questa giornata i corridori portano gioia e calore dove il Secolo Breve nasceva, ciò che noi tutti possiamo trarne dipende in gran parte dalla nostra sensibilità, dalla nostra educazione e dal nostro voler non ripetere simili errori.
LA CANZONE DEL GIORNO

a cura di Filippo Cauz
Dopo soli 16 chilometri dal via, la tappa odierna è transitata da Sacile, luogo di nascita di uno dei gioielli poco esposti della canzone d'autore italiana. Fausto Rossi, i cui primi album uscirono come Faust'O (nome quantomai ciclistico) non è stato soltanto un interprete geniale della new wave italiana, ma sin dagli esordi, a cavallo tra '70 e '80, si è distinto per come ha saputo cantare i delusi, gli sconfitti, i "rifiuti".
La poetica di Fausto Rossi è l'occasione per ricordare tutti quei personaggi del Giro che non si vedono, i corridori che arrancano in coda al gruppo e alla classifica, quelli che non hanno le gambe, lo spazio, la forma. Quelli che con il solo essere qui avranno raggiunto l'apice di una carriera e quelli che sperano ancora che magari, un giorno, forse anche noi...
LE CLASSIFICHE

Ricapitoliamo, adesso. Ad Asiago Carlos Verona ha preceduto Florian Stork della Tudor e Christian Scaroni dell'Astana. In classifica generale, débâcle di Roglič a parte, i distacchi tra tutti gli altri restano immutati. Menzione doverosa per Antonio Tiberi (7° a 3 minuti da Del Toro) che, costretto a recuperare nella prima parte di tappa a causa del cattivo posizionamento sul Muro di Ca' del Poggio, nel seguito della tappa ha lanciato confortanti segnali di reattività.
Il Giro domani riposa. Martedì si rincomincia con il primo di quattro giorni-verità su sei, basta dare uno sguardo all'altimetria per cominciarsi sin d'ora a fregarsi le mani:

Ma prepariamoci a quel che sarà martedì nel modo migliore possibile, ovvero consultando gli esperti dell'AltraMontagna e di FSC Italia, che ci raccontano qualcosa in più sui monti e sugli alberi che vedremo o immagineremo lungo il percorso della frazione numero 16 del Giro.
LA MONTAGNA DI MARTEDÌ

a cura di Marco Albino Ferrari
Giù, giù, giù… L’ultima spinta e la strada inizia a scendere da Passo Udalrico verso la Valle del Sarca, chiamata anche Valle dei Laghi, o Valle della Luce, proprio come l’Engadina. Ma qui – e la carovana del Giro lo vedrà presto – non si entrerà subito nell’ambiente ridente di Arco, con ulivi, terrazzamenti e vigne dal sapore mediterraneo. Ci si sarà anche tutto questo, certo, ma prima si lambiranno le Marocche di Dro, paesaggio dantesco, distesa di sassi appuntiti, luogo da miraggio e fate morgane, nel quale sotto il sole di gennaio si sta benone in maniche corte.
Le Marocche di Dro sono tutelate come biotopo dal 1989 e come Sic (Sito d’importanza comunitaria) dal 2003, in quanto «eccezionale ambiente detritico di fondovalle, con un paesaggio di tipo quasi desertico». È davvero un luogo strano, tanto che non appena si arriva da quelle parti viene subito da chiedersi: e come ha fatto a formarsi tutto questo aggrovigliamento di roccia?
Quando i poderosi ghiacciai dell’ultima glaciazione si sono ritirati, è mancato l’appoggio alle bigwall di calcare (oggi percorse da innumerevoli vie) che delimitano la valle. E queste pareti, senza più sostegno, sono letteralmente esplose. Frane immense si sono riversate sul fondo della valle e, rimbalzando, sono risalite sul versante opposto. I geologi sostengono che le Marocche di Dro costituiscono l’accumulo di frane a blocchi più grande dell’intero arco alpino. Martedì al Giro non ci sarà tempo per capire di che si tratta, ma qualcuno rimarrà incuriosito da questa immensa distesa di sassi dove i miraggi sono all’ordine del giorno, come nei deserti. Attenzione dunque a non uscire di strada!
LE FORESTE DI MARTEDÌ

a cura di FSC Italia
Questa tappa mette in relazione molti fattori che legano montagne, pianure e foreste. Uno tra questi è il ciclo dell’acqua. Prendiamo ad esempio il Brenta, che dai laghi di Caldonazzo e di Levico (a sud di Trento, km 103) scende verso Bassano del Grappa, Padova e infine Venezia: è tra i fiumi più importanti del Veneto, e tra le altre cose è stato per secoli un’importante via di comunicazione ed assieme al Piave ha contribuito alla formazione della laguna stessa che racchiude la città di San Marco.
Negli ultimi decenni ha però vissuto periodi di grave siccità, causati da una combinazione di scarse precipitazioni, cambiamenti climatici e uso intensivo delle risorse idriche, che hanno abbassato la falda e messo a rischio molte comunità. Per fare un esempio: tra Ottobre 2021 e Maggio 2022 la piovosità è stata di appena 440 mm, contro una media regionale di 732 mm - il valore più basso degli ultimi ventotto anni!
A nord di Piazzola sul Brenta c’è però un bosco di pianura che tra le sue varie funzioni ha anche quella di ‘generare l’acqua’: si tratta di Bosco Limite, che coi i suoi 2,5 ettari è l’area forestale d'infiltrazione più grande del Veneto. Qui un sistema di canali lungo circa 1,5 km raccoglie le acque durante le stagioni di basso utilizzo; con le loro radici, gli alberi aprono il terreno, facilitando l’infiltrazione nella falda acquifera e filtrando fino a 1 milione di metri cubi di acqua all'anno. Il bosco è aperto e accessibile al pubblico, e ospita al suo interno un asilo con attività educative, esperienziali e di formazione in natura.

A partire dal 9 maggio e per ogni tappa del Giro d'Italia 2025, Leonardo Piccione del magazine Bidon coordina un resoconto serale su L'AltraMontagna, per ricapitolare quanto accaduto nella Corsa rosa, ma anche le storie e dei territori che ruotano attorno ad essa. La redazione de L'AltraMontagna contribuirà quotidianamente con aneddoti e curiosità sui rilievi attraversati dal Giro, anche laddove la montagna (solo apparentemente) non esiste. Il tutto è possibile grazie a FSC Italia, che ci racconterà le foreste certificate in giro per la penisola: modelli di sostenibilità e mete da visitare. Dal 9 maggio al 1 giugno brindiamo ogni sera al ciclismo e alla montagna con... Un altro Giro!














