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Sport | 24 maggio 2025 | 21:30

Per lo più si fugge per mancanza di alternative, a volte per noia, persino per disperazione, quasi sempre per amore. Le sole certezze di una giornata inaspettatamente precaria

La tappa sembrava procedere tutto sommato tranquilla verso il canonico sprint vinto da un danese. Finché, a 23 chilometri dall'arrivo, un micidiale mix di pioggia, ciottolato, restringimento stradale e stress ha causato una scivolata nelle prime posizioni del gruppo maglia rosa. La caduta ha coinvolto quasi tutti i grandi, compromettendo il Giro d'Italia di Giulio Ciccone

Per lo più si fugge per mancanza di alternative, a volte per noia, persino per disperazione, quasi sempre per amore. Nel primo pomeriggio di oggi Louis Meintjes era fuggito per errore. Si era ritrovato in avanscoperta senza volerlo. Erano le fasi iniziali della quattordicesima tappa del Giro e lui bazzicava le prime posizioni del gruppo insieme ai suoi compagni perché per la Intermarché, la sua squadra, era imperativo inserire un corridore nella fuga di giornata. Un passista preferibilmente, un uomo di fatica, al più un giovane che si facesse le ossa. E invece nel tumultuoso big bang che spesso genera le fughe, dentro quella buona c'era finito lui, il capitano della squadra: sulla carta, il meno adatto di tutti al menu del giorno.

 

Qualche minuto dopo, infatti, Meintjes è stato avvicinato dall'ammiraglia della Intermarché come un manigoldo da una volante. Gli hanno chiesto patente e libretto: che ci fa qua davanti uno scalatore puro all'attacco in una giornata prevalentemente di pianura, alla vigilia dei tapponi di montagna per i quali è venuto al Giro? 

Non ci faceva nulla, apparentemente: così Meintjes si faceva raggiungere dal gruppo. A tenere alta la bandiera dell'utopia lasciava Davy della Groupama, Asgreen della EF, Maestri della Polti e Marcellusi della Bardiani. Speranze di farcela, minime.

 

Nel gruppo maglia rosa, intanto, l'estrema variabilità del meteo dava il la a un nevrotico valzer delle mantelline nel quale come sempre si distingueva Rafal Majka nel ruolo di assistente costumista di Ayuso

Sembrava questo l'unico genere di supporto straordinario richiesto agli aiutanti dei big della classifica in una giornata che procedeva tutto sommato tranquilla verso il canonico sprint vinto da un danese. Finché, a 23 chilometri dall'arrivo, un micidiale mix di pioggia, ciottolato, restringimento stradale e stress che partoriva una scivolata nelle prime posizioni del gruppo maglia rosa. Una caduta che coinvolgeva quasi tutti i grandi e comprometteva il Giro d'Italia di Giulio Ciccone, uno di quelli che beneficerebbero grandemente di mantelline contro la iella, se un giorno ne brevettassero.

 

Nei pressi della vecchia Casa Rossa di Gorizia, lo storico valico tra Italia e Slovenia, il Giro conosceva un nuovo inaspettato spartiacque:

Il gruppo maglia rosa si ritrovava sbriciolato in una miriade di plotoncini diversi. Nel primo, trainato dalla Visma di Van Aert, Kooij e Simon Yates, c'erano Carapaz, Gee, Caruso e soprattutto Del Toro, che in questa Corsa rosa sembra avvolto da un involucro di inviolabilità. Nessuna sbavatura, non un guaio irreparabile, nemmeno un'esitazione. «Non credo di essere né sfortunato né fortunato», avrebbe sintetizzato il Torito nel dopogara.

 

Nel secondo gruppettino cercavano di limitare i danni Ayuso, Roglič, Bernal, Arensman e Storer: avrebbero perso 50 secondi. Il terzo gruppo era... la Bahrain Victorious (meno Caruso), che cercava di tenere a galla Tiberi: avrebbe perso 1 minuto da Ayuso e Roglič, 1 e 50 dalla maglia rosa. Tanto, probabilmente troppo per le ambizioni di podio dell'italiano. Ma sarebbe potuta andare anche peggio, e il fatto che al termine di una giornata di questa fattura il Giro resti aperto a quasi tutti gli scenari possibili in avvio di tappa non è cosa da poco.

In questo marasma, davanti a tutti c'era ancora Asgreen, l'ultimo fuggitivo superstite. Un cavallo di razza (da ragazzo era una promessa nel dressage) che sembrava essersi inceppato. Quasi due anni senza vittorie, il cambio di squadra, una primavera difficile nella nuova squadra. Un feeling smarrito con le intuizioni importanti nei momenti importanti. Oggi ne ha avute almeno due: la prima a 174 chilometri dall'arrivo, quando si è fatto promotore della fuga cui Meintjes avrebbe rinunciato; e l'altra a 6 dall'arrivo, quando è fuggito dalla fuga e ha gettato sull'asfalto italo-sloveno ogni stilla di energia che gli rimaneva.

 

Ha detto dopo il traguardo che sfinirsi per vincere le gare di bici è fastidioso: «Ma quando succede ne vale la pena». Forse senza il caos della caduta la sua fuga non sarebbe arrivata, ma importa poco. Il ciclismo a volte è una lotteria in cui bisogna prima sudarsi il biglietto vincente e poi resistere finché si può alla tentazione di accartocciarlo e buttarlo via.

IL PERSONAGGIO DEL GIORNO

Per la seconda volta in una settimana, Giulio Pellizzari ha ripreso per i capelli il Giro d'Italia del suo capitano Roglič. Come accaduto sugli sterrati senesi, il giovane marchigiano si è incaricato dell'inseguimento dello sloveno con molto cuore e ancor più gambe, sfinendosi fin sulla linea d'arrivo facendo quel che sanno fare i grandi gregari e i grandi apprendisti: salvare il salvabile.

LE FRASI DEL GIORNO

«Speravamo in una fughina un po' più grossina.»

Jusús Hernández, direttor(ino) della Polti-VisitMalta

 

«A cosa pensavi negli ultimi chilometri?»

«Ero troppo distrutto per pensare a qualcosa.»

Kasper Asgreen, Education First, nella sua personale declinazione dello "stare senza pensieri"

 

«Come la vedi la classifica dopo questa caduta di Ciccone?»

«Oggi non la vedo proprio la classifica.»

Paolo Sangalli, direttore sportivo della Lidl-Trek, senza nessuna voglia di iscriversi al contest "Un Giro di parole"

IL POST DEL GIORNO

La Lidl-Trek è stata la compagine più coesa (oltre che vincente) della prima parte del Giro. Oggi pomeriggio, a conferma che nelle squadre di ciclismo come nei migliori matrimoni si rimane fedeli nella buona e nella cattiva sorte, tutti i suoi compagni hanno scortato Giulio Ciccone negli ultimi dolorosi chilometri della Treviso-Nova Gorica, tagliando il traguardo con lui a oltre 16 minuti dal vincitore di tappa.

 

LA POSTA DEL GIORNO

Questa rubrica ospita le missive che ci arrivano da amici, collaboratori e lettori presenti di persona - beati loro - sulle strade del Giro. Ad ascoltarne i suoni, interpretarne i colori, gli odori. È uno spazio aperto a tutte e tutti, basta inviare via mail una foto, un testo scritto, un video o un vocale all'indirizzo ciclismoliquido@gmail.com. Questa "cartolina dalla passerella della partenza" ci è stata inviata da Irene Frasson:

 

Buongiorno da una rosa e bellissima Treviso. Alla partenza passa un tranquillo e rilassato Tom Pidcock si guarda con meraviglia attorno. Dopo questa mattina di ciclismo a Treviso anche la mia accompagnatrice ha iniziato ad apprezzare questo sport speciale! Buona giornata, buon Giro!

L'INTERVISTA DEL GIORNO

"Chat, si gira!" è la rubrica che ci trasporta dentro i bus delle squadre, nelle camere di albergo, ovunque i protagonisti della Corsa rosa abbiano a portata di mano uno smartphone. La chiacchierata di oggi ha per protagonista Mikkel Honoré della EF Pro Cycling. Ventotto anni, Honoré è uno specialista della classiche ma in questo Giro d'Italia è soprattutto un uomo di fiducia di Richard Carapaz.

 

 

LA CANZONE DEL GIORNO

a cura di Filippo Cauz

 

Entrava, usciva e rientrava in Slovenia la tappa odierna del Giro. Capita spesso che il ciclismo ci aiuti a comprendere la vacuità dei confini, linee inesistenti tracciate solo per interrompere legami, separare persone, stabilire poteri. La Slovenia oggi ci sembra di conoscerla per via del ciclista che sta ristabilendo ogni regola di questo sport, ma prima di Tadej Pogačar? Gli appassionati di musica la Slovenia l'hanno conosciuta grazie a un progetto artistico unico e radicale.

 

Nati a Ljubljana nel 1980, i Laibach rappresentano una voce critica e ironica di assoluta rarità nella musica, capaci di mischiare totalitarismo e avanspettacolo, di mettere costantemente alla berlina ogni forma di guerra e di potere, di abbattere confini tanto geografici quanto artistici, svariando da un genere all'altro persino più di quanto Pogačar riesca a fare in bicicletta. Per cambiare la musica, per cambiare il mondo, per cambiare il destino di una corsa, si comincia dal provarci, e non importa come va a finire: come nella tappa di oggi, bastano anche solo quattro persone in fuga. 

 

LE CLASSIFICHE

Ricapitoliamo, adesso. A Nova Gorica Kasper Asgreen ha preceduto di 16 secondi il primo spezzone del gruppo, regolato da Groves e Kooij. La caduta nel circuito finale ha stravolto la classifica generale. Adesso Del Toro ha 1 minuto e 20 di vantaggio sul secondo in classifica, che non è più il suo compagno Juan Ayuso ma Simon Yates della Visma. Due paroline cominciano a trottolare nell'entourage del messicano: Se puede.

 

Ayuso è terzo a 1 minuto e 26 dal compagno, mentre in quarta posizione sale Carapaz. Balzi in avanti anche per Gee e Caruso, saliti rispettivamente al 6° e 7° posto. Giornataccia per Antonio Tiberi, scivolato all'8° posto, e per Giulio Ciccone, che perde 15 minuti dalla maglia rosa ed esce dalla top-20 della generale.

 

La tappa di domani avrebbe un disegno perfetto per una bella fuga di arrampicatori, con il Muro di Ca' del Poggio come trampolino di lancio ideale. Non si può tuttavia escludere del tutto che qualcuno degli uomini di classifica rimasti attardati oggi si faccia ingolosire dalla salita (e dalla discesa) dal Grappa, a 90 chilometri dall'arrivo.

Ma prepariamoci a quel che sarà tra meno di ventiquattr'ore nel modo migliore possibile, ovvero consultando gli esperti dell'AltraMontagna e di FSC Italia, che ci raccontano qualcosa in più sui monti e sugli alberi che vedremo o immagineremo lungo il percorso della frazione numero 15 del Giro.

LA MONTAGNA DEL GIORNO DOPO

a cura di Mauro Varotto

 

Domani la montagna più iconica attraversata dal Giro sarà il Massiccio del Grappa, ma tutti lo chiamano Monte Grappa, sono rari quelli che lo chiamano massiccio: sembra una sottigliezza lessicale ma nasconde una differenza profonda. "Massiccio" indica un vasto gruppo montuoso compreso tra 3 province (Vicenza, Treviso e Belluno), con una estensione di oltre 660 kmq, incastonato tra le valli del Brenta e del Piave, una montagna-cerniera in termini ambientali, climatici, culturali tra Dolomiti e Pianura, con una storia di almeno 150 milioni di anni che parte dalla formazione delle sue possenti balconate di calcari grigi (una pietra meno nobile della dolomia, si sa).

 

Eppure alle persone rimane nella memoria scolastica, oltre che per le salite del Giro, solo la cima, e i due anni di combattimenti feroci della Prima Guerra Mondiale, quando dopo Caporetto il Grappa diventò baluardo strategico fondamentale per fermare l'avanzata austro-ungarica verso la pianura: è da allora che il massiccio del Grappa diventò Monte, più precisamente Monte sacro alla Patria, e mentre iniziavano i pellegrinaggi ai caduti nel monumentale Ossario di Cima Grappa inaugurato nel 1935, prati, pascoli, boschi e contrade disseminate tra le sue valli iniziarono a svuotarsi e a riempirsi di silenzio.

 

Carovane di turisti in cima, tutto intorno il paesaggio dell’abbandono. Un territorio sacro alla Patria, ma di cui la patria si è presto dimenticata. Dal 2021 il Grappa è stato inserito nella Riserva della Biosfera Unesco, a testimonianza della sua importanza ambientale e culturale, una buona occasione per riscoprire il massiccio attorno alla Cima (anche se la riserva continua a chiamarsi “Monte Grappa”…).

LE FORESTE DEL GIORNO DOPO

a cura di FSC Italia

 

L’arrivo di Asiago è un soffio di storia forestale, passata e recente. Ma andiamo in ordine (cronologico): ad appena 20 minuti di macchina dal centro si trova la località Sasso che ospita la famosa calà, una scalinata realizzata nel XIV e poi ampiamente sfruttata dai Veneziani per far arrivare il legname dell’Altopiano in Val Brenta, e di qui alla laguna. Ancora oggi, accanto ai suoi 4.444 scalini, è visibile il canale di pietra grazie a cui i tronchi venivano fatti scendere a valle.

 

Adesso facciamo un salto di quasi 500 anni e proviamo ad immaginarci queste zone all’indomani della Prima Guerra Mondiale, la Guera Granda come la chiamano qui: cumuli di macerie e oltre due terzi del patrimonio boschivo completamente distrutto. All’indomani di questo evento fu iniziata una campagna di ricostruzione del bosco, con la predilezione per l’abete rosso usato in falegnameria, carpenteria e per la costruzione di pallet e imballaggi

 

È il 2018, precisamente fine Ottobre, quando la Tempesta Vaia con i suoi venti ad oltre 200km/h devasta ampie parti del nord-est, distruggendo parte delle foreste dell’Altopiano e causando una vittima. Da qui la nascita di un progetto che guarda al futuro di questi territori: Asiago Oltre Vaia, che su un’area di circa 3 ettari localizzata sulla sommità del monte Mosciagh sta sperimentando modelli di rimboschimento in situazioni di schianti estesi. Al progetto partecipano il Comune di Asiago, Treedom s.r.l, Unione Montana Spettabile Reggenza dei Sette Comuni, Dipartimento TESAF dell’Università di Padova e ovviamente FSC Italia.

la rubrica
Un altro Giro

A partire dal 9 maggio e per ogni tappa del Giro d'Italia 2025, Leonardo Piccione del magazine Bidon coordina un resoconto serale su L'AltraMontagna, per ricapitolare quanto accaduto nella Corsa rosa, ma anche le storie e dei territori che ruotano attorno ad essa. La redazione de L'AltraMontagna contribuirà quotidianamente con aneddoti e curiosità sui rilievi attraversati dal Giro, anche laddove la montagna (solo apparentemente) non esiste. Il tutto è possibile grazie a FSC Italia, che ci racconterà le foreste certificate in giro per la penisola: modelli di sostenibilità e mete da visitare. Dal 9 maggio al 1 giugno brindiamo ogni sera al ciclismo e alla montagna con... Un altro Giro!

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