Per qualcuno il viaggio sembrava indimenticabile, ma si è presto rivelato una missione senza speranza: tra fughe e inseguimenti il Giro saluta l'Albania

Dopo appena ventiquattr'ore, Pedersen è riuscito nell'impresa di far scolorire la sua maglia senza nemmeno attendere un lavaggio sbagliato, trasmutando il ciclamino in rosa con la sola forza dei piani ben eseguiti, di una volontà erculea e una squadra sin qui perfetta

La fuga, l'essenza del ciclismo. Evasione del corpo, digressione dello spirito. Per molti una scelta, per alcuni un obbligo, talvolta una punizione, quasi sempre uno spreco. La maniera più facile per perdere, ma anche il miglior modo di vincere, talvolta l'unico. Alle fughe sono state consacrate carriere intere, dedicati canzoni e libri. Una fuga può nascere per slancio o noia, prepotenza o sfinimento. Ma esistono delle linee guida per selezionare gli elementi più adatti a una fuga? Qual è, detto altrimenti, la composizione ideale di una fuga?
La terza tappa del Giro d'Italia 2025 ci ha offerto un valido esempio di assortimento da prediligere, del tipo di materiale pedalante da mettere insieme per cominciare un bel giretto in bicicletta:
- come navigatore, un esponente di una squadra chiamata come l'obiettivo più nobile di una domenica di maggio (Chris Hamilton della Picnic);
- come promotore, uno stipendiato da un ufficio turistico (Alessandro Tonelli dalla Polti - Visit Malta);
- come propellente, il vincitore della tappa del giorno prima, un ciclista dotato di uno dei motori più notevoli del gruppo che corre per una squadra sponsorizzata da un fuoristrada (Joshua Tarling della Ineos Grenadiers);
- come fornitori tecnici, due rappresentanti di altrettanti brand di abbigliamento sportivo (Dries De Bondt della Decathlon e Mark Donovan della Q36.5);
- come copertura in caso di imprevisti, l'emissario di una compagnia assicurativa (Lorenzo Germani della Groupama).

Questi i sei che si sono avvantaggiati nei primi chilometri della Valona-Valona, una tappa scorbutica che gli avventurieri contavano di trasformare in viaggio indimenticabile e che invece si è presto rivelata una missione senza speranza. I fuggitivi se la sono dovuta infatti vedere con i nemici di ogni scampagnata, gli insettacci che si avventano sui tramezzini non appena la tovaglia viene srotolata sul prato, e che oggi rispondevano ai calzanti nomi di Mosca e Moscon.
Jacopo Mosca della Lidl-Trek e Gianni Moscon della RedBull Bora erano ambasciatori di due squadre diverse, portatori di obiettivi differenti ma complementari: desideravano entrambi che la fuga non prendesse il largo. Mosca lo faceva per favorire la vittoria di tappa del suo capitano Pedersen; Moscon lo faceva per "onorare la maglia rosa" indossata dal suo capitano Roglič, ma in realtà neppure a lui dispiaceva troppo la prospettiva di una vittoria di Pedersen. Insieme alla maglia rosa, Roglič avrebbe così ceduto a Pedersen gli oneri ad essa associati, incombenze che il campione sloveno è felice di assumersi più avanti nel corso del Giro.
Se non siete avvezzi alle cose del ciclismo e vi sorprende la raffinatezza scacchistica degli intrecci che portano degli avversari a collaborare temporaneamente tra loro, sappiate che in questo sport è la norma - e anche uno dei motivi di maggior fascino.
La sostanza, come che sia, è che il vantaggio dei fuggitivi di cui sopra non ha mai superato i tre minuti, poi ha cominciato a scendere ed è stato ancora più chiaro che quella del giorno era la fuga ideale, sì: ma per gli inseguitori.

Sull'ultima salita, la più impegnativa del Giro fino a questo momento, hanno provato una sortita due scalatori di razza come Fortunato dell'Astana e Bilbao della Bahrain. Alle loro spalle, tuttavia, la Lidl-Trek continuava la sua sapiente amministrazione della giornata, tenendo un'andatura sostenuta il giusto: non al punto da ingolfare le gambone di Pedersen, ma abbastanza da contenere il margine dei due fringuelli davanti, che sono stati raggiunti nel lungo tratto in pianura verso Valona, là dove la segnaletica stradale si associava alla generale brama di gite.

Il finale è stato la fotocopia di quello della tappa numero 1, con Ciccone e Vacek nei ruoli che furono di Ciccone e Vacek (ovvero quelli degli impeccabili apripista), Corbin Strong nel ruolo che fu di Wout van Aert (ovvero quello di primo battuto da Pedersen, cioè di secondo classificato) e Orluis Aular nel ruolo che fu di Orluis Aular (ovvero di terzo).
Dopo appena ventiquattr'ore, Pedersen è riuscito nell'impresa di far scolorire la sua maglia senza nemmeno attendere un lavaggio sbagliato, trasmutando il ciclamino in rosa con la sola forza dei piani ben eseguiti, di una volontà erculea e una squadra sin qui perfetta.

IL PERSONAGGIO DEL GIORNO

Mathias Vacek, 23 anni ancora da compiere, ceco di Beroun, è stato protagonista in tutte e tre le tappe di apertura del Giro. Ha tutte le carte in regola per essere la next big thing delle volate, ma anche delle classiche, del gregariato d'eccellenza e di molte cose. Può dilettarsi a pescare nel suo talento come dagli scaffali del supermercato, anzi di due supermercati, come evidenziato dalla sua maglia bianca:

LE FRASI DEL GIORNO

«Ho ancora i brividi fino alla punta dei capelli, ad averceli.»
Stefano Rizzato, Raisport, diluendo lo spavento in autoironia
«Il Giro è ancora molto lungo e qualcuno ha cercato di non fare molte cose.»
Mauro Vegni, direttore di molti Giri, anche di parole
IL POST DEL GIORNO

In tema di scampagnate e fauna, ecco qui l'incredibile disavventura occorsa a Dion Smith dell'Intermarché, puntato (anzi scelto, per dirla con la sua squadra), da un esemplare decisamente più contundente di mosche e mosconi:
LA POSTA DEL GIORNO

Un ragazzo attende l’arrivo del Giro d’Italia sulla salita di Llogara, all’interno dell’omonimo parco nazionale. La costa verso cui guarda, tra Vlorë e Himarë, è una sorta di ibrido tra le selvagge coste della penisola di Karaburum e i resort del sud dell’Albania.
L'INTERVISTA DEL GIORNO

Anche oggi "Chat, si gira!" ci trasporta dentro i bus delle squadre, nelle camere di albergo, ovunque i protagonisti della Corsa rosa abbiano a portata di mano il loro smartphone. La chiacchierata di oggi ha per protagonista Paul Double della Jayco-Alula, britannico di Winchester.
In controtendenza rispetto al trend dominante nel ciclismo contemporaneo, Double sta correndo il suo Giro di esordio alla soglia dei 29 anni di età, al culmine di un percorso tutt'altro che lineare nel mondo del ciclismo. Dopo diversi anni di gavetta in Italia, nel 2023 si è affacciato nel ciclismo che conta con la Human Powered Health, una squadra che tuttavia ha chiuso i battenti al termine di quella stessa stagione.
Double allora è ripartito dal team Polti, con il quale nel 2024 si è messo in luce fino al salto nel WorldTour di questa stagione. All'ultima "Settimana Coppi e Bartali" ha vinto una tappa, il successo più importante della sua carriera, e nella prima tappa del Giro d'Italia in corso, la Durazzo-Tirana, ha ottenuto un ottimo 13° posto.
LA CANZONE DEL GIORNO

a cura di Filippo Cauz
Si chiamava Vlore, il nome albanese di Valona, la nave che l'8 agosto 1991 attraccò nel porto di Bari una nave carica di 20mila profughi. «Sono persone. Non possono essere rispedite indietro», disse l'allora sindaco di Bari Enrico Dalfino. Eppure già allora non mancarono il disprezzo e il razzismo verso i migranti in arrivo, definiti come delinquenti, che rubano denaro e lavoro ai nativi.
Nel 2008 la cantante britannica M.I.A., cresciuta tra Sri Lanka e India, toccò le vette del suo successo con questo brano in cui la sua vita in viaggio è raccontata attraverso questi stereotipi. Un pezzo travolgente, che ricorda quanto il pregiudizio sia il primo nemico dell'accoglienza, proprio in giorni in cui la rotta della Vlore è percorsa al contrario, lungo vie istituzionali.
LE CLASSIFICHE

Ricapitoliamo, adesso. Roglič ha perso la maglia rosa, ma per ora non ha di che preoccuparsi. È tirato a lucido, rilassato come non mai, sorridente. Chiude il trittico di apertura del Giro da favorito assoluto alla vittoria finale, con 16 secondi di vantaggio su quello che dovrebbe essere il suo avversario principale, un Ayuso corteggiato ma non troppo turbato da una pletora di piccoli imprevisti (è scivolato il primo giorno, ha avuto un paio di intoppi con borracce e radioline).
Domani il Giro osserverà la sua prima giornata di riposo, necessario al trasferimento della carovana in Italia. Si ripartirà martedì dalla Puglia, con una Alberobello-Lecce che ci riproporrà i tifosi a bordo strada e offrirà ai velocisti puri la prima occasione di mettersi in mostra. A Pedersen, quella di oscurarli ancora.

Ma, come al solito, prepariamoci a quello che vedremo o immagineremo sulle strade del Giro d'Italia 2025 con le imperdibili rubriche dedicate alle montagne e alle foreste lambite dalla Corsa rosa.
LE MONTAGNE DI MARTEDÌ

a cura di Luigi Torreggiani
Come raccontare la montagna in tappe piatte di pianura? Ce lo siamo chiesti più volte, prima di imbatterci in questa avventura. Ma per noi la montagna è anche una particolare collina, oppure un luogo “simil montagnoso” perché non proprio del tutto piatto e per certi versi vicino, dal punto di vista naturalistico, agli ambienti che amiamo vivere. È questo il caso di una particolare valletta che la Tappa 4 del Giro, martedì pomeriggio, sfiorerà non lontano dalla partenza di Alberobello: il Canale di Pirro.
Lungo circa 12 chilometri e largo tra i 500 e i 1500 metri, questo avvallamento naturale rappresenta una delle forme geologiche create dal carsismo di superficie. Nel Canale di Pirro si coltiva, ma i versanti più ripidi, quelli che lo rendono “simil montagnoso”, ospitano anche una vegetazione autoctona di grande valore.
Secondo la leggenda, pare che il nome di questo luogo particolare derivi da Pirro, il Re dell’Epiro, da tutti conosciuto per un famoso modo di dire: “vittoria di Pirro”, che significa battaglia vinta a caro prezzo e ininfluente sul risultato finale della guerra.
Poco importa se il toponimo derivi più probabilmente da “pirre”, le cisterne qui utilizzate per la raccolta delle acque. Quando nel corso della terza settimana qualche commentatore, magari lo stesso Leonardo Piccione, utilizzerà l’espressione “vittoria di Pirro” per una tappa conquistata amaramente da un grande sconfitto del Giro, voi penserete anche a questo luogo pugliese “quasi montagnoso” e magari… vi verrà voglia di scoprirlo.
LE FORESTE DI MARTEDÌ

a cura di FSC Italia
Martedì si torna in Italia! E se diciamo Puglia, quale albero vi viene in mente? L’ulivo, ovviamente.
Nonostante la sua presenza diffusa nel paesaggio mediterraneo, è errato parlare di "foreste di ulivi". Questo perché l'ulivo è una pianta coltivata dall'uomo e non una specie forestale spontanea. E allora chiudiamo subito l’approfondimento, visto che FSC Italia è stata chiamata a parlare del lato forestale di questo Giro 2025? Certo che no!
Innanzitutto forse in pochi sanno che l’Olea europaea (questo il suo nome scientifico) è originaria del Medio Oriente, in particolare delle regioni della Siria, Palestina e Asia Minore: le prime testimonianze della sua presenza risalgono a più di 5.000 anni fa, con ritrovamenti archeologici che ne attestano l'uso sin dal 4.000 a.C. In queste regioni, l'ulivo cresceva spontaneamente formando boschi, noti come "foreste di oleastro", l'antenato selvatico dell'odierno ulivo coltivato.
Furono i Fenici, tra il XIV e il XII secolo a.C., a diffondere questa coltivazione nel Mediterraneo, grazie alle loro rotte commerciali. Successivamente i Greci portarono la pianta nelle loro colonie e divenne simbolo di pace e prosperità, tanto da essere strettamente legata alla dea Atena, che secondo la mitologia la donò agli uomini. I romani ne affinarono la coltivazione e la produzione, partecipando attivamente alla diffusione dell'olivo in tutta l'area mediterranea e rendendolo così una delle coltivazioni principali dell'epoca, oltre che un simbolo della Puglia.


A partire dal 9 maggio e per ogni tappa del Giro d'Italia 2025, Leonardo Piccione del magazine Bidon coordina un resoconto serale su L'AltraMontagna, per ricapitolare quanto accaduto nella Corsa rosa, ma anche le storie e dei territori che ruotano attorno ad essa. La redazione de L'AltraMontagna contribuirà quotidianamente con aneddoti e curiosità sui rilievi attraversati dal Giro, anche laddove la montagna (solo apparentemente) non esiste. Il tutto è possibile grazie a FSC Italia, che ci racconterà le foreste certificate in giro per la penisola: modelli di sostenibilità e mete da visitare. Dal 9 maggio al 1 giugno brindiamo ogni sera al ciclismo e alla montagna con... Un altro Giro!













