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Sport | 20 maggio 2025 | 21:00

Sotto gli ombrelli dei "frettolosi turisti che di Pisa vogliono solo portare via l’immagine della torre pendente" si è raddrizzato il Giro di Primoz Roglič e Juan Ayuso

Il vincitore di giornata è Daan Hoole, campione nazionale olandese a cronometro, che al termine del pomeriggio più gratificante della sua carriera, trascorso su una seggiola che lo conteneva a malapena, è stato sollevato di peso da un addetto della Lidl-Trek. Un ragazzone di 198 centimetri sospeso gioiosamente a mezz'aria: eccola, la torre pendente

Sotto gli occhi e soprattutto gli ombrelli di quelli che Antonio Tabucchi definì i «frettolosi turisti che di Pisa vogliono solo portare via l’immagine della torre pendente», il Giro d’Italia 2025 si è come raddrizzato. Si è raddrizzato il Giro dei due rivali della vigilia, Primoz Roglič e Juan Ayuso, i vincitori (senza aver vinto) della decima tappa della Corsa rosa, una cronometro che ha rimesso in piedi le speranze del primo e ristabilito a pieno titolo la leadership del secondo.

 

Sembrava essere cominciata sotto i soliti auspici paperineschi la giornata dello sloveno della RedBull Bora, scivolato durante la ricognizione del mattino due giorni dopo essere caduto e aver forato sulle strade bianche. E invece nel pomeriggio un raro beau geste della sorte ha consentito a Roglič di disputare buona parte della propria cronometro su strade asciutte o parzialmente asciutte, prima che il temuto temporale pomeridiano complicasse la vita a tutti gli avversari partiti dopo di lui.

 

Come conseguenza della clemenza del meteo (e delle sue arcinote abilità nelle prove a cronometro) Roglič è riuscito a recuperare buona parte del tempo perso domenica scorsa verso Siena, ed è risalito al 5° posto in classifica generale, con 1 minuto e 18 di ritardo da Del Toro e 53 secondi da Ayuso.

In quanto ad Ayuso, lo spagnolo ha più che dimezzato lo svantaggio dalla maglia rosa e suo compagno di squadra Del Toro. Stasera lo svantaggio tra le due punte della UAE Emirates è appena di 25 secondi. Soprattutto, Ayuso ha dato una notevole dimostrazione di forza e di convinzione, spingendo a fondo nel lungo rettilineo centrale e prendendosi più di un rischio nelle curve, pure in quelle bagnate. Quasi mai ha costretto i suoi freni a ragliare. A pochi passi dalle vestigia della torre del conte Ugolino, detta anche Torre della fame, ha mostrato evidenti sintomi di voracità.

 

Al contrario, il giovane messicano in maglia rosa è rimasto costantemente sulla difensiva, mai completamente a suo agio in quella che, va detto, è stata la cronometro più lunga mai disputata in carriera. Non è andato male, in assoluto. Ma oggi si è dovuto accontentare di assorbire:

Nessuno dei grossi calibri finora menzionati ha lottato per vincere la cronometro, comunque. Il successo di tappe se l'erano giocato un paio d'ore prima i due specialisti partiti quando ancora il nubifragio indugiava sul Tirreno. All'inizio sembrava che nulla potesse frenare l'esuberanza di Joshua Tarling, vincitore della crono di Tirana a inizio Giro.

 

Nel primo settore il gallese era andato talmente forte da raggiungere in un battibaleno Mikkel Honoré della EF, partito un minuto primo da lui, quasi speronandolo in fase di sorpasso:

«Giovanotto, calma», sembrerebbe avergli suggerito Honoré. E opportuno sarebbe stato che pure dall'ammiraglia della Ineos gli fosse giunto un simile invito a tenere a bada il proprio fuoco. Nei due intermedi successivi, infatti, la dirompenza di Tarling ha perso qualche giro.

 

Non è riuscito a fare meglio dell'imponente Daan Hoole della Lidl-Trek, campione nazionale olandese a cronometro, partito prima di lui, che al termine del pomeriggio più gratificante della sua carriera, trascorso su una seggiola che lo conteneva a malapena, è stato sollevato di peso da un addetto della Lidl-Trek. Un ragazzone di 198 centimetri sospeso gioiosamente a mezz'aria: eccola, la torre pendente. 

IL PERSONAGGIO DEL GIORNO

a cura di Marta Bacigalupo

 

Cercava di contenere l’entusiamo Daan Hoole, di fronte si giornalisti. In fondo ha lavorato molto per salire di livello, cosa non facile vista la sua stazza. Ha lavorato sulla posizione e sulla biomeccanica. La squadra ha puntato sulla tecnologia e sui body. Insomma, questo risultato non arriva dal nulla. Ma un dettaglio tradiva una gioia meno composta, più bambina. Per tutta la durata della conferenza stampa, l’olandese volante non ha mai mollato un secondo la sua medaglia. Ci ha giocherellato, l’ha stretta, l’ha strofinata come una lampada magica che ha già esaudito il desiderio più grande.

 

IL POST DEL GIORNO

Con ogni probabilità il vincitore più alto della storia della Corsa rosa, Daan Hoole è un ciclista generoso e un ragazzo socievole. Con chi poteva condividere la lunga attesa che lo separava dall'ufficialità della vittoria, uno così? Con due amici lontani, Simone Consonni e Jonathan Milan, due compagni di squadra in ritiro sulla Sierra Nevada:

 

LE FRASI DEL GIORNO

«Nella sfortuna, uno spiraglio di sole che non c’è per Roglič.»

Francesco Pancani, Raisport, iscrivendosi di diritto al contest "Un Giro di parole"

 

«Ragazzi, Tarling è una moto, continua a fare curve da motociclista.»

Stefano Rizzato, Raisport, descrivendo la prova di un atleta talmente forte da essere allo stesso tempo paragonabile a un mezzo e al suo conducente

LA POSTA DEL GIORNO

Questa rubrica ospita le missive che ci arrivano da amici, collaboratori e lettori presenti di persona - beati loro - sulle strade del Giro. Ad ascoltarne i suoni, interpretarne i colori, gli odori. È uno spazio aperto a tutte e tutti, basta inviare via mail una foto, un testo scritto, un video o un vocale all'indirizzo ciclismoliquido@gmail.com. Questa foto ci è stata inviata da Michele Pelacci:

 

Il momento in cui per errore la campanella suona prima: va via la luce dal minivan della conferenza stampa e Del Toro, la maglia rosa, si alza in una frazione di secondo.

L'INTERVISTA DEL GIORNO

"Chat, si gira!" è la rubrica che ci trasporta dentro i bus delle squadre, nelle camere di albergo, ovunque i protagonisti della Corsa rosa abbiano a portata di mano uno smartphone. La chiacchierata di oggi ha per protagonista Romain Bardet della Picnic -PostNL. Trentaquattro anni e due podi finali al Tour de France, Bardet sta correndo l'ultimo grande giro della sua carriera. Ha annunciato infatti il ritiro al termine del prossimo Giro del Delfinato, a giugno.


La conversazione che segue si è svolta in lingua inglese, ed è stata successivamente tradotta.

 

 

LA CANZONE DEL GIORNO

a cura di Filippo Cauz

 

Inizialmente non era così: nel ciclismo contava soltanto chi arrivava per primo al traguardo. Ci è voluto un po' perché il tempo si insinuasse come elemento chiave, trovando la sua dimensione soprattutto con la nascita delle corse a tappe. Le cronometro sono l'apoteosi della sfida tra umano e tempo, al pari di alcune gare su pista e soprattutto del record dell'ora, eterno inseguimento recentemente spinto oltre confini da Vittoria Bussi. Una battaglia senza vincitori se non parziali, che non finirà finché non finirà il tempo stesso.


Time’s Going Somewhere, brano pubblicato nel 2020 in "Countless Branches", ultimo album del geniale cantautore londinese Bill Fay, scomparso lo scorso febbraio, è una bizzarra riflessione sul tempo, in cui quest'ultimo è impersonificato fino a chiedersi se non abbia un piano, un obiettivo. Magari la vittoria di una corsa.

LE CLASSIFICHE

Ricapitoliamo, adesso. Detto della vittoria di Hoole e delle vittorie di Roglič e Ayuso, tra i big è stata una buona giornata anche per Antonio Tiberi, sempre solido e sempre 3° in classifica generale e Simon Yates, il meno a suo agio degli uomini di classifica nelle prove contro il tempo ma oggi brillante (4° in classifica generale). Hanno recuperato diverse posizioni anche Arensman (10°) e Gee (12°). Come preventivato, passi indietro per Ciccone, Carapaz e Bernal, quest'ultimo scivolato a inizio cronometro e sceso all'11° posto in classifica generale.

 

Domani è in programma una tappa insidiosa, spaccata a metà da quella che alcuni considerano la salita più dura dell'intero Giro d'Italia, San Pellegrino in Alpe. Sulla carta è una giornata adatta alle fughe, ma il coraggio di alcuni attaccanti e - soprattutto - le condizioni meteorologiche potrebbero trasformarla in un'altra tappa in grado di rimescolare alcune cose nella lotta per la maglia rosa. 

Ma prepariamoci a quel che sarà domani nel modo migliore possibile, ovvero consultando gli esperti dell'AltraMontagna e di FSC Italia, che ci raccontano qualcosa in più sui monti e sugli alberi che vedremo o immagineremo lungo il percorso della frazione numero 11 del Giro.

LA MONTAGNA DEL GIORNO DOPO

a cura di Luca Martinelli

 

Nella tappa tra Viareggio e Castelnovo ne’ Monti, i ciclisti del Giro affronteranno una salita lunghissima, fino agli oltre mille e seicento metri dell’Alpe di San Pellegrino. Ci sono pendenze fino al 19% sulle rampe che da Castiglione di Garfagnana salgono a San Pellegrino in Alpe, un paese che vanta alcuni primati: intanto, è il più alto dell’Appennino (1.525 metri di quota) tra quelli abitati in modo permanente; poi - ed è il dato che l’ha reso “famoso” in tempo di Covid-19 - risulta diviso a metà tra due province (Lucca e Modena) e due Regioni, Toscana ed Emilia-Romagna.

 

Una storia che secondo me invita a riflettere sull’inutilità di questi confini amministrativi per le Terre Alte, dove il crinale ha sempre unito persone e comunità, con le famiglie e i rapporti di parentela che si giocano “in alto” e non nella relazione con le pianure o il fondovalle. 

 

Prima di terminare la salita, sull’ultima curva prima di San Pellegrino in Alpe, si stacca sulla destra una carrabile. Camminando (o pedalando) per tre chilometri si arriva al Rifugio Burigone. Il prato lì davanti è l’ideale per una sosta ed offre una vista meravigliosa sulle montagne che i ciclisti hanno circumnavigato partendo da Viareggio per tornare in Lucchesia: è il gruppo delle Alpi Apuane, le montagne di marmo, separato dall’Appennino dal corso del Fiume Serchio. La vista dal Burigone è impagabile e potrete anche giocare a indovinare il profilo unico del Monte Forato.

LE FORESTE DEL GIORNO DOPO

a cura di FSC Italia

 

Con la tappa 11 il Giro scavalla la Toscana ed entra in Emilia-Romagna. Una tappa difficile e forse anche la più forestale di tutte, a partire dalla toponomastica: Frassinoro (al chilometro 114) e Cerredolo (al chilometro 135) tradiscono un legame con frassini e cerri.

 

E poi c’è il Parco Nazionale dell’Appennino Tosco-Emiliano, 22.000 ettari di territori montani e collinari ricchi di foreste a cavallo tra le due regioni, parte della Rete Mondiale delle Riserve della Biosfera dell’UNESCO. I suoi panorami spettacolari e la incredibile varietà di ambienti naturali spaziano dalle faggete alle brughiere, dalle torbiere ai laghi glaciali e favoriscono la presenza di una ricca biodiversità, con oltre 2.000 specie di flora e fauna.

 

Le sue faggete, in particolare, sono testimoni di epoche in cui le comunità ricavavano dal bosco risorse per un gran numero di usi: con il legno del faggio si facevano manici di attrezzi agricoli, utensili da cucina e scope, sedie, tavoli, armadi, ma soprattutto legna da ardere e carbone. E poi, nel comune di Villa Minozzo, come non citare l’abetina reale, gioiello di gestione antropica del bosco: 3.400 ettari caratterizzati dalla presenza quasi esclusiva di abete bianco, evidentemente favorita dall’uso che di questo legname se ne faceva fin dalla metà del Quattrocento sotto la dominazione degli Estensi.

la rubrica
Un altro Giro

A partire dal 9 maggio e per ogni tappa del Giro d'Italia 2025, Leonardo Piccione del magazine Bidon coordina un resoconto serale su L'AltraMontagna, per ricapitolare quanto accaduto nella Corsa rosa, ma anche le storie e dei territori che ruotano attorno ad essa. La redazione de L'AltraMontagna contribuirà quotidianamente con aneddoti e curiosità sui rilievi attraversati dal Giro, anche laddove la montagna (solo apparentemente) non esiste. Il tutto è possibile grazie a FSC Italia, che ci racconterà le foreste certificate in giro per la penisola: modelli di sostenibilità e mete da visitare. Dal 9 maggio al 1 giugno brindiamo ogni sera al ciclismo e alla montagna con... Un altro Giro!

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