Un attacco rischioso, altamente difficile, scriteriato: così la trappola perfetta per incastrare Del Toro si è trasformata in un’allegra passeggiata sulla Calle Primera

È stato il giorno di Nicolas Prodhomme, normando della Decathlon, 28 anni ma professionista appena da quattro. "C'est juste énorme", ha sospirato a Champoluc nella sua lingua, senza alcun timore di rimanere incompreso

A Ensenada, la città natale di Isaac Del Toro, c'è una strada chiamata Calle Primera. È un vialone stracolmo di negozi, ristoranti, hotel, club e chioschi di curiosidades, il nome con cui da quelle parti identificano souvenir e altre cianfrusaglie. Un luogo che pullula di indigeni e turisti a tutte le ore, in cui si respira l'atmosfera rilassata che ha reso Ensenada la seconda destinazione messicana preferita dai crocieristi. Sulla Calle Primera è consigliato cibarsi di tacos de pescado, i tacos di pesce, che sono il vanto culinario della città e pare siano stati inventati proprio lì. Nel bicchiere, senza sorpresa, si suggerisce di avere qualcosa ad alto contenuto di tequila o meglio ancora di mezcal, con o senza verme.
Che la diciannovesima tappa del Giro d'Italia 2025, indicata alla vigilia come la trappola perfetta per incastrare il messicano in maglia rosa, fosse per lui sul punto di trasformarsi in un’allegra passeggiata sulla Calle Primera, è apparso chiaro dal mattino: dal sole, dalle temperature prossime ai trenta gradi, dall'abbondanza di bibite fresche e cubetti di ghiaccio nelle ammiraglie, simili a cocktail bar ambulanti. È diventato fatto ineluttabile quando su una telecamera al seguito della fuga si è accomodato un gusano:

Le ragioni per le quali Isaac Del Toro è riuscito a superare indenne la prima delle due giornate risolutive del Giro, anzi ad aumentare ulteriormente il suo vantaggio su Richard Carapaz e soprattutto su Simon Yates, sono molteplici. La prima risiede nella durezza altimetrica e climatica di una giornata da Tour de France che ha livellato ancora di più le già ridotte energie residue dei protagonisti, tarpando all'origine — cioè all'altezza delle loro gambe stremate — le eventuali fantasie degli ardimentosi. Attaccare Del Toro oggi era fisicamente difficile.
Attaccare oggi Del Toro era anche estremamente rischioso, considerato l'incombere, tra meno di ventiquattr'ore, del Colle delle Finestre, una salita largamente più selettiva delle cinque in programma oggi: avendo un’unica cartuccia a disposizione (la gran parte degli uomini di classifica sembra non averne nemmeno mezza), meglio preservarla per domani.
Da ultimo, attaccare oggi Del Toro era tatticamente scriteriato, considerato che il ventunenne di Ensenada ha pedalato tutto il giorno con il conforto dei soliti, granitici compagni di squadra: mentre i sodali di Carapaz venivano inutilmente inviati e richiamati dalla fuga e quelli di Simon Yates tiravano per ore in testa al gruppo con l'unico risultato di sfinire se stessi, Brandon McNulty e Rafal Majka non mollavano di un centimetro la sagoma agile del loro protetto — il quale dal canto suo dava l'aria di potersi benissimo difendere da solo, se fosse stato il caso.

È stato davvero il caso soltanto lungo la salita finale, a 7 chilometri dall'arrivo, allor che Richard Carapaz ha tentato il suo consueto colpo di mazzafionda, una propulsione alla quale Del Toro ha risposto tuttavia con agio totale, come se pedalasse in infradito — anzi in sabot, la calzatura tradizionale dell'area di Champoluc. Decisamente meno reattivo di lui un Simon Yates che, alla pari degli altri big, ha perso 24 secondi dalla coppia dei grandi favoriti.
A un giorno dalla definizione della classifica finale del Giro, la sensazione è che la vittoria sia a questo punto un affare ristretto a Del Toro e Carapaz: sono stati consistentemente i più forti in salita, e sembrano i soli ad avere ancora qualche goccia di carburante nei rispettivi serbatoi. Del Toro ha dalla sua parte l'esuberanza, e la squadra più forte; Carapaz l'esperienza e la sagacia, la dote che più di tutte gli ha permesso in queste tre settimane — in tutta la carriera — di farsi largo tra avversari più quotati. Che domani il Colle delle Finestre accetti queste qualità come offerta votiva e conceda all'ecuadoriano il sorpasso, è tutto da dimostrare.

Il poco che la Biella - Champoluc ha offerto in fatto di lotta per la vittoria del Giro è stato bilanciato da un altro vincitore di tappa di valore. È stato il giorno di Nicolas Prodhomme, normando della Decathlon, 28 anni ma professionista appena da quattro. Si è dedicato a tempo pieno alla bicicletta molto tardi per gli standard del ciclismo moderno. Prima di diventare professionista, nel 2021, Prodhomme ha ottenuto un diploma professionale in innovazione e sviluppo industriale. Significa che prima di fare lo stagista in una squadra di ciclismo l'ha fatto — tra il 2017 e il 2018 — in un'azienda specializzata in mobilità sostenibile, per la quale ha contribuito allo sviluppo di una web app. È uno dei rari ciclisti professionisti ad avere un profilo LinkedIn aggiornato.
Dopo quattro stagioni da gregario, quest'anno la squadra gli ha dato più fiducia, e lui se l'è presa. Un mese fa, al Tour of the Alps, ha vinto la sua prima gara da professionista; in questo Giro d'Italia ha centrato con quella di oggi tre fughe vincenti. Nelle prime due circostanze Prodhomme era arrivato 5°: «E in entrambe le occasioni aveva vinto il fuggitivo che aveva rischiato di più», ha constatato oggi dopo il traguardo, al termine della fuga in cui, dopo aver rasentato il Casino de la Vallée, l'azzardo ha deciso di farlo lui. «C'est juste énorme», ha sospirato a Champoluc nella sua lingua, senza alcun timore di rimanere incompreso.

IL PERSONAGGIO DEL GIORNO

a cura di Marta Bacigalupo
L’avevo salutato dicendogli che lo aspettavo, che desideravo vederlo vincere una tappa. Mi aveva risposto con una risata timida. Soltanto ieri temevamo che non avesse più troppo spazio per essere protagonista in questo Giro, ma dulcis in fundo il momento è arrivato. Nella giornata più attesa e più calda, in cui tutti si aspettavano un verdetto tra i big, Nicolas Prodhomme ha indovinato la fuga giusta, prima in compagnia di una trentina di corridori, poi solo con Antonio Tiberi e Carlos Verona, che con una serie di scatti è riuscito a lasciare per strada a una trentina di chilometri dall'arrivo.
Il vantaggio sul gruppo maglia rosa non era tanto ma non calava: iniziava così una cavalcata solitaria, il sogno prendeva forma. La pedalata era ancora rotonda sull'ultima salita, il sole era intenso quanto la scottatura sul collo del francese, il tifo della gente e i pugni dei direttori sportivi della Decathlon sulla fiancata dell’ammiraglia. Et voilà, mentre dietro non cambiava nulla, ecco l’emozione di chi non è abituato a vincere, ecco la fioritura tardiva di Nicolas Prodhomme.

LE FRASI DEL GIORNO

«Il corridore francese ha i muscoli che sembrano urlare, mi sembra di sentirli da qui.»
Stefano Rizzato, Raisport, attribuendo sorprendenti doti alle fibre di Nicolas Prodhomme
«Derek Gee nel Giro del 2023 puntava alle tappe, in questo Giro punta al Tour.»
Davide Cassani, Raisport, spiegandoci che Gee è diventato un altro corridore, e il Giro un'altra corsa
I POST DEL GIORNO

Enzo Paleni della Groupama ha compiuto 23 anni giusto oggi. Come regalo ha ricevuto la tappa regina del Giro d'Italia:
Una tappa regina meno combattuta di quanto ci si potesse attendere, difatti lo scatto più convinto della giornata non è stata opera di un ciclista...
LA POSTA DEL GIORNO

Questa rubrica ospita le missive che ci arrivano da amici, collaboratori e lettori presenti di persona - beati loro - sulle strade del Giro. Ad ascoltarne i suoni, interpretarne i colori, gli odori. È uno spazio aperto a tutte e tutti, basta inviare via mail una foto, un testo scritto, un video o un vocale all'indirizzo ciclismoliquido@gmail.com. Questo contributo ci è stato inviato da Silvia Meucci:
Buon pomeriggio da Champoluc, dove attendiamo il Giro.
Mi perdonerete ma non capisco davvero niente di ciclismo, quindi è probabile che al passaggio della corsa io faccia foto... ai soccorritori! Intanto vi mando questo scatto dalla "mia" postazione. Ci mancano solo le mucche con il fiocco rosa e poi siamo a posto :)

LA CANZONE DEL GIORNO

a cura di Filippo Cauz
Il 30 maggio del 1993, Sun Ra risaliva a bordo della navicella spaziale che lo aveva portato sul Pianeta Terra e ripartiva per un nuovo viaggio nel cosmo, abbandonando un'esistenza terrestre vissuta per intero nel segno della scoperta, della fantasia, dell'esplorazione, dell'energia, della libertà.
Per omaggiare l'anniversario del grande profeta cosmico del free jazz, il Giro ha partorito la tappa meno avanguardista della settimana, forse dell'intera corsa. Ma conta poco, è stato un Giro incredibilmente musicale, pieno di ritmo, improvvisazione e sorpresa. E domani è un altro giorno, e che giorno. E un altro mondo, e che mondo.
LE CLASSIFICHE

Ricapitoliamo, adesso. Nicolas Prodhomme ha preceduto al traguardo Isaac Del Toro e Richard Carapaz. Gli abbuoni all'arrivo sono all'origine dell'unico, impercettibile cambiamento avvenuto nelle prime due posizioni della classifica generale: alla vigilia dell'ultima tappa di montagna, Del Toro ha 43 secondi di vantaggio su Carapaz. È aumentato un po' di più il distacco del terzo, Simon Yates, che deve recuperare 1 minuto e 21 dal messicano. Fa il suo ingresso in top-10 Brandon McNulty, gregario di Del Toro, che stasera è 10°.
Come gli organizzatori immaginavano e speravano sin dall'inizio, il Giro d'Italia si deciderà domani in uno dei suoi scenari più spettacolari, il Colle delle Finestre, quasi 19 chilometri di salita in cui può succedere semplicemente di tutto. La percezione è che solo Richard Carapaz abbia la possibilità di portare un attacco deciso a Isaac Del Toro, mentre appare più romantica che realistica l'ipotesi che Simon Yates possa ottenere la rivincita della débâcle del 2018, quando proprio sulle rampe del Finestre perse la maglia rosa a vantaggio di Froome. Resta il fatto che se c'è un luogo in cui il Giro ha dimostrato in anni recenti di poter essere rivoltato come un calzino questo è il Colle delle Finestre: l'attesa è finita, domani conosceremo il vincitore della Corsa rosa.

LA MONTAGNA DEL GIORNO DOPO

a cura di Fabio Dal Pan
Domani, a meno di trenta chilometri dall'arrivo, i corridori arriveranno ai 2178 metri del Colle delle Finestre, la “Cima Coppi” di questo Giro d'Italia. Il giorno dopo ci sarà la passerella di Roma: il Colle delle Finestre sarà di fatto l'ultima salita di quest'edizione della corsa rosa, l'ultima occasione per gli uomini di classifica per darsi battaglia.
In cima al Colle, prima di lanciarsi in discesa verso l'arrivo di Sestriere, gli atleti vedranno sulla loro destra i ruderi di un forte costruito nel 1891 dal Regno d’Italia come avamposto in un'ipotetica guerra contro la Francia. Guerra che, per fortuna, non ci fu mai: nel 1928 la bandiera del Regno venne ammainata e il forte dismesso.
Quella che però è rimasta è la strada per arrivarci dalla Val di Susa, una via crucis lunga 18.6 km al 9% di pendenza media, con gli ultimi 8 km su fondo sterrato. Nel 2018 Chris Froome terremotò il Giro attaccando proprio all'inizio dello sterrato, in una delle più memorabili imprese del ciclismo moderno: 80 km di fuga solitaria con la quale andò a prendersi una maglia rosa che fino a quella mattina sembrava per lui non solo impossibile, ma anche impensabile.
Chissà domani cosa succederà, chi tenterà l'attacco al forte lassù in cima, chi invece, nella battaglia, dovrà solo difendersi. Chissà poi se anche sul Colle della Finestre, ora che sono state ammainate per sempre le bandiere del Regno d'Italia, vedremo sventolare quelle palestinesi, come tante volte successo sulle montagne di questo Giro d'Italia. A ricordarci che l'unica guerra possibile, nel 2025, è quella fatta a colpi di pedale.
LE FORESTE DEL GIORNO DOPO

a cura di FSC Italia
“Andai nei boschi perché desideravo vivere con saggezza, per affrontare solo i fatti essenziali della vita, e per vedere se non fossi capace di imparare quanto essa aveva da insegnarmi”: le parole di Walden, ovvero Vita nei boschi dello scrittore statunitense Henry David Thoreau introducono i 205 km che portano la carovana rosa da Verrès a Sestrière: una tappa di connessione con alcune delle località alpine più suggestive della corsa, che ci fa riflettere sul nostro rapporto con la natura.
Proprio a Verrès si incontra l’Arboretum “Borna du laou”, non un vero e proprio bosco ma un’area impiantata nella metà degli anni 50 e in cui sono state messe a dimora specie come pino marittimo, domestico, nero e strobo, cedro dell’Atlante, abete del Caucaso - un raro esempio in cui alberi estranei al contesto si sono ambientati bene a dispetto delle condizioni climatiche.
C’è poi la Val Chisone, che porta verso il passo del Sestrière, ricca di boschi di conifere, con prevalenza di abete rosso e larice. L’arrivo è infine circondato da ben tre parchi naturali - Orsiera Rocciavré, Val Troncea e Gran Bosco di Salbertrand - parte della rete Aree Protette delle Alpi Cozie: un concentrato di storia sociale e ambientale passata e recente.
Una curiosità: proprio in Piemonte è attiva un’impresa innovativa che prende il nome dal libro di Thoreau (Walden), e che si occupa di gestione forestale responsabile, sviluppo rurale e innovazione sociale. Gestisce circa 890 ettari di foreste miste nella provincia di Cuneo a scopi conservativi e di produzione, dimostrando che è possibile coniugare il rispetto per la natura con lo sviluppo economico.


A partire dal 9 maggio e per ogni tappa del Giro d'Italia 2025, Leonardo Piccione del magazine Bidon coordina un resoconto serale su L'AltraMontagna, per ricapitolare quanto accaduto nella Corsa rosa, ma anche le storie e dei territori che ruotano attorno ad essa. La redazione de L'AltraMontagna contribuirà quotidianamente con aneddoti e curiosità sui rilievi attraversati dal Giro, anche laddove la montagna (solo apparentemente) non esiste. Il tutto è possibile grazie a FSC Italia, che ci racconterà le foreste certificate in giro per la penisola: modelli di sostenibilità e mete da visitare. Dal 9 maggio al 1 giugno brindiamo ogni sera al ciclismo e alla montagna con... Un altro Giro!














