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Sport | 09 maggio 2025 | 21:39

Un'epidemia di mal di gambe in mezzo gruppo: inizia così la "grande liturgia primaverile dei pedalatori"

Sui primi saliscendi d'Albania spicca la forma brutale di Giulio Ciccone che consegna a Mads Pedersen una stretta maglia rosa

Festival AltraMontagna

«Chi sostiene che il Giro d'Italia sia invecchiato non lo conosce, perché in realtà il Giro possiede il segreto di rinnovarsi sempre, di tornare ogni volta giovane, pronto a ricominciare con nuovi avvincenti capitoli il suo romanzo. Il Giro d'Italia ha il dono miracoloso di mantenere intatta la sua freschezza, vorremmo quasi dire la sua innocenza».

 

Questo scriveva Ciro Verratti sul Corriere della Sera il 18 maggio 1963, alla vigilia dell'edizione numero 46 del Giro d'Italia. La Corsa rosa aveva meno di mezzo secolo d'età allora, eppure già serpeggiava in alcuni addetti ai lavori il timore che la carica innovativa di quella specie di serie tv nata prima della tv fosse prossima all'esaurimento; che i "bei tempi" di Coppi e Bartali non potessero tornare.

 

Invece eccoci per la centottesima volta a partecipare alla grande liturgia primaverile dei pedalatori. A chiederci chi si aggiungerà tra tre settimane alla lista dei vincitori del Giro d'Italia, un elenco che nel frattempo è diventato bello lungo, sebbene non quanto quello dei papi. A sessantadue anni di distanza, potremmo usare stasera le stesse parole di Ciro Verratti per esprimere il nostro stupore di fronte alla capacità di quest'evento di conservare la sua freschezza, e così facendo di invitarci a disseppellire la nostra.

 

L'inusuale racconto del Giro d'Italia che sta per cominciare discende da questo genere di meraviglia - da questa ingenuità, se preferite - e proverà a riportarla usando un linguaggio eterogeneo, in una sorta di "almanacco" della corsa la cui prima componente saranno alcuni screenshot dei momenti chiave della tappa vista in televisione. A partire, ça va sans dire, dal via ufficiale della corsa, il chilometro zero della tappa uno:

Il Giro d'Italia 2025 ha preso il via da Durazzo, in Albania. Le ragioni sono economiche, politiche, commerciali: in una parola, di opportunità. Perché se è vero che pochi sport riescono ad astrarci dal mondo più del ciclismo, è altrettanto vero che nessun altro sport sta dentro al mondo più del ciclismo, che si gioca lungo le strade, nelle città, sulle montagne, a contatto diretto con la bellezza e le contraddizioni in cui esistiamo. È così da sempre, non stiamo scoprendo nulla.

 

Una cosa che invece alla vigilia era stata presentata come un'assoluta novità è il "chilometro" di gara sponsorizzato da una celebre bevanda energetica. Si tratta a ben vedere di un normalissimo traguardo volante, cioè un traguardo posto prima del traguardo vero in cui ci sono in palio alcuni secondi di abbuono (6 al primo classificato, 4 al secondo e 2 al terzo). La vera novità di questo traguardo è che la linea del traguardo è immaginaria:

I quattro ciclisti protagonisti dello screenshot qui sopra erano i fuggitivi di giornata, coloro che hanno animato la tappa finché, negli ultimi cinquanta chilometri, è entrata in azione la Lidl-Trek, uno squadrone delle classiche di un giorno che ha interpretato il finale di gara al modo con cui si interpretano le classiche di un giorno.

 

I compagni di squadra di Mads Pedersen si sono succeduti uno dopo l'altro in testa, aumentando sempre più l'andatura e riducendo di pari passo la consistenza numerica del gruppo. Creando insomma le condizioni ideali per favorire lo sprint finale del loro leader o, per dirla con Pedersen, mettendo in atto il piano. In volata, il campione danese ha sfruttato l'impeccabile scia di Mathias Vacek, il suo pesce pilota, e ha battuto nettamente Wout van Aert, la cui lista di secondi posti - lei sì - insidia per lunghezza quella dei pontefici.

 

Il Giro d'Italia del 1963 fu l'unico della storia a disputarsi in regime di Sede vacante, almeno in parte. Giovanni XXIII morì infatti il 3 giugno di quell'anno, durante l'ultimo giorno di riposo del Giro numero 46. Il Giro d'Italia del 2025 è andato vicinissimo a diventare il primo della storia a disputarsi con un conclave in corso, circostanza scongiurata ieri dalla rapidità di scelta dei cardinali elettori, consapevoli che questo pomeriggio era in programma un'altra importante vestizione. Per la prima volta nella sua decorata carriera, Mads Pedersen ha indossato a Tirana la divisa di leader di una corsa di tre settimane.

 

(Certo osservandolo sorge il dubbio che, a differenza dell'abito papale, preventivamente approntato in tre diverse taglie, la maglia rosa fosse disponibile in un'unica misura, e non precisamente quella del danese):

Si potrebbe indugiare a lungo intorno alle analogie tra papi e ciclisti, o tra conclavi e corse di biciclette (meriterebbe per esempio un approfondimento la condivisa abitudine dello sguardo all'insù, richiesta in un caso dal comignolo e nell'altro dalle cime delle montagne), ma è giunto il momento di lasciare spazio alle altre rubriche che compongono Un altro Giro.

 

Alcune le ritroverete tutti i giorni, altre compariranno soltanto occasionalmente. Alcune parleranno della corsa, altre di quel che le gravita attorno. Alcune saranno curate da me, altre da amici referenziati, una da voi - se lo vorrete. Cominciamo.

IL PERSONAGGIO DEL GIORNO

 

Alla vigilia della partenza, qualcuno nutriva dubbi: Giulio Ciccone, Cicco per parenti, amici e compagni di squadra, è al Giro per vincere qualche tappa, per aiutare i suoi compagni a farlo o per provare a piazzarsi tra i primi dieci in classifica generale?

 

La prima tappa del Giro ha suggerito che forse tutte e tre le risposte sono possibili, in qualche misura. Che l'abruzzese godesse di un ottimo stato di forma era fatto noto, nondimeno ha impressionato la brutalità dell'azione con cui nel secondo passaggio sulla salita di Surrel ha provocato un'epidemia di mal di gambe in mezzo gruppo, a partire da tutti i velocisti puri, eliminati preventivamente dalla contesa che poi il suo capitano Pedersen avrebbe risolto senza troppi patemi.

 

Ciccone sa bene che il ciclismo è il più collettivo degli sport individuali: le fatiche fatte per i compagni spesso non conoscono rimborsi, ma alcune volte invece sì.

 

LE FRASI DEL GIORNO

«Voglio fare quello che mi riesce meglio, cioè vivere alla giornata.»

Giulio Ciccone, Lidl Trek, in un personalissimo elogio della precarietà e dell'improvvisazione, cioè le condizioni esistenziali di ogni cacciatore di tappe che si rispetti

 

«Mads Pedersen arriva a questa tappa ancora con la foratura della Roubaix.»
Stefano Garzelli, Raisport, mettendo in un certo senso in discussione l'efficienza e la memoria dei meccanici della Lidl-Trek

 

«Bene gli italiani oggi con questa fantastica vittoria di Pedersen!»

ancora Garzelli, qui alle prese con la questione passaporti

IL POST DEL GIORNO

La preparazione a una corsa di tre settimane comporta l'allenamento non solo delle fibre muscolari, ma anche delle proprie conoscenze di orografia. Primoz Roglič, capitano della RedBull Bora e favorito numero uno alla vittoria del Giro, ha dichiarato di non aver effettuato ricognizioni in bicicletta delle salite principali della Corsa rosa, ma di aver comunque studiato molto.

 

Eccolo di seguito alle prese con un esercizio rivelatore: riconoscere una montagna del Giro 2025 con il solo uso del tatto, percorrendone il profilo altimetrico.

 

LA POSTA DEL GIORNO

Questa rubrica ospiterà le missive che ci arriveranno da amici, collaboratori e lettori presenti di persona - beati loro - sulle strade del Giro. Ad ascoltarne i suoni, interpretarne i colori, gli odori. È uno spazio aperto a tutte e tutti, basta inviare via mail una foto, un testo scritto, un video o un vocale all'indirizzo ciclismoliquido@gmail.com. Il primo contributo ci è stato inviato dalle strade della Durazzo-Tirana dal fido Michele Pelacci:

 

 

La biblioteca del mio paesino è piuttosto magra di libri riguardanti l’Albania. Ci sono, per la precisione, solo un libro di secondaria importanza nel corpus letterario di Ismail Kadaré e una Lonely Planet dedicata ai “Balcani occidentali”, datata metà anni Zero. Sfogliando quest’ultima, andando al capitolo dedicato all’Albania, e poi alla sezione dedicata a Tirana, e quindi al capitoletto dedicato alla descrizione della città, si legge che è un po’ Napoli e un po’ Istanbul, con un tocco di Minsk. Ho ripensato a queste tre città diversissime in una sola mentre salivo il primo Gran Premio della Montagna del Giro d’Italia 2025, Gracen.

 

All’inizio la salita era ripida, in un folto bosco. Come quando si sale verso l’Eremo di Camaldoli. Verso la metà si affacciava su sé stessa, specchiandosi sui tornanti in basso, come quando si sale verso Campo Imperatore. Infine spiana sul serio, rimanendo a mezza costa, come fa la strada panoramica del Monte Crostis. Tre salite – una in Romagna, una in Abruzzo e una in Friuli – che mi hanno ricordato quest’altra in Albania. Salendo ho visto un pastore addormentarsi all’ombra di un palo della luce, una donna lavorare i campi, un poliziotto fermare la moto per cogliere ciliegie dall’albero: era la salita di Gracen, ma potevano pure essere le altre tre.

LA CANZONE DEL GIORNO

Questo è invece lo spazio in cui di tanto in tanto Filippo Cauz, che insieme a me ha fondato Bidon, ci proporrà un brano musicale da ascoltare dopo aver letto questo pezzo (o durante, se preferite):

 

 

La prima tappa di un grande giro è come una nuova alba, un Sole che sorge a illuminare l'inizio di un cammino, con le sue incognite e le sue infinite possibilità. E se anziché un Sole fosse una Luna, una Luna rosa naturalmente.


"Pink Moon" è forse la canzone più iconica di Nick Drake, title-track di un disco estremamente scarno, registrato tutto da solo, senza band, in due sole notti, in piena crisi depressiva. Eppure è un brano di speranza, il cui titolo si rifà al nome con cui era chiamato in Gran Bretagna il plenilunio di aprile, che si rifletteva sul rosa dei fiori. Un inno alla meraviglia dei cicli che si completano e ricominciano.

 

 

LE CLASSIFICHE

Ricapitoliamo, adesso. Niente di più facile che snocciolare le classifiche al termine della prima tappa di un grande giro, la sola occasione in cui ordine di arrivo e classifica generale coincidono. Mads Pedersen guida la generale con 4 secondi di vantaggio su Van Aert, 6 su Aular, 10 sull'esordiente Busatto e gli altri 32 arrivati nel gruppo dei migliori.

 

Gruppo dei migliori di cui a sorpresa non facevano parte anche alcuni uomini di classifica o presunti tali come Gee, Meintjes, Martínez, Fortunato e Arensman, arrivati a Tirana con 1 minuto di ritardo (1 e mezzo per Arensman) dagli altri big. Peggio di tutti, come troppo spesso gli è capitato in carriera, è andata a quello che era considerato il miglior Mikel Landa degli ultimi anni, e il cui Giro è terminato invece con una rovinosa caduta a cinque chilometri dall'arrivo, una vertebra rotta e il ritiro.

 

Alcune posizioni in classifica generale potrebbero cambiare domani al termine della cronometro di Tirana, 13.7 chilometri che concederanno a Van Aert una ghiottissima occasione per andare a prendersi la maglia rosa e a noi qualche indicazione in più sullo stato di forma dei leader, da Roglič e Ayuso in giù.

Ed ecco infine le due rubriche che chiuderanno tutti i giorni il nostro Altro Giro. Insieme alla redazione dell'AltraMontagna e ai contributi di FSC Italia, andremo alla scoperta delle montagne e delle foreste attraversate o lambite dalla gara, per arrivare preparati a quel che vedremo - o immagineremo - domani lungo le strade della Corsa rosa.

LE MONTAGNE DEL GIORNO DOPO

a cura di Luigi Torreggiani

 

La tappa di domani (oggi se leggete l'articolo sabato mattina) partirà e si concluderà nel bel mezzo di Tirana, in una piazza dominata da un austero monumento equestre. A cavalcare il destriero è Giorgio Castriota, da tutti conosciuto come Skanderbeg, l’eroe nazionale albanese. Molti luoghi nel Paese sono dedicati a questo illustre personaggio, che guidò la rivolta contro i turco-ottomani: vie, piazze, edifici, cascate… e ovviamente montagne.

 

La seconda montagna di cui vogliamo parlarvi in questo Giro, in una cronometro di soli 13,7 chilometri percorsa quasi esclusivamente tra le vie di città (quindi senza scalarla!), fa parte proprio dei Monti Skanderbeg ed è considerata il “Balcone su Tirana”. Si tratta del Monte Dajt, alto 1.613 metri e distante solo una ventina di chilometri dal centro della caotica capitale. Per staccare la spina dal terribile traffico cittadino ai tiranesi basta davvero poco, un quarto d’ora di autobus e poi un’altra manciata di minuti appesi a un filo: la fune del “Dajti Ekspres”, che con i suoi 4,5 chilometri si vanta di essere la più lunga funivia dei Balcani.

 

Domani dai balconi del centro di Tirana si respirerà un’aria metafisica. Per qualche ora cesseranno i suoni dei clacson, svaniranno le nuvole di smog e sarà possibile osservare, giù in strada e uno alla volta, degli strani personaggi con caschi da extraterrestre a cavallo di sottili navicelle spaziali di carbonio. Galoppando con stile ben diverso dall’eroe nazionale, l’ultimo di loro vestirà una buffa maglia rosa, per la prima volta in corsa in questo Giro.

 

Qualcuno, in quell’atmosfera sospesa, dai balconi di Tirana osserverà anche il balcone su Tirana: il Monte Dajt, con i suoi boschi di faggio da poco rinverditi, che ammalierà gli spettatori come una sirena. E così, appena il percorso cittadino sarà riaperto al traffico, molti tiranesi correranno via, verso la stazione del Dajti Ekspres, per salire lassù e aspettare il tramonto.

 

Una giornata “da balconi”, sotto il cielo di Tirana.

LE FORESTE DEL GIORNO DOPO

a cura di FSC Italia

 

Prima tappa a cronometro del Giro, una tappa veloce. Parlando di velocità, ci siamo chiesti: quali sono gli alberi che crescono più rapidamente al mondo? Certo, non si tratta di prestazioni sul filo dei centesimi di secondo, di studi e test sull’aerodinamica e sui materiali, ma anche la Natura può qualche volta mettere lo sprint.

 

Al primo posto abbiamo la Paulownia: originaria della Cina ma ormai diffusa in molte parti del mondo, ha uno dei tassi di crescita maggiori, fino a 4-5 metri d’altezza in un anno, e può raggiungere la maturità commerciale in soli 7 anni circa… una specie di Pippo Ganna delle foreste!

 

Al secondo gradino del podio troviamo invece l’Eucalipto, albero che arriva dell’Australia e che viene impiegato per la produzione di legname, carta e biomassa. In condizioni (richiede moltissima acqua) e climi ideali, può crescere addirittura dai 2 ai 3 metri all’anno in altezza. Chiude il podio l’Acacia mangium, nota anche come Bargiglio nero: viene dal Sud-est asiatico (Australia, Papua Nuova Guinea e Molucche) ed è impiegata in coltivazioni per produrre carta e recuperare suoli degradati: cresce da 1 a 2 metri in un anno.

 

E per quanto riguarda le specie nostrane? Sicuramente possiamo citare il pioppo, che troviamo spesso in coltivazioni (spoiler: ne parleremo fra qualche tappa) ma anche ai margini di campi e strade, e che viene impiegato per la produzione di cellulosa, legno da imballaggio o come frangivento. Ebbene, il pioppo può crescere di 60-120 cm di altezza in un anno; e se vi sembrano pochi, beh… provateci voi!

la rubrica
Un altro Giro

A partire dal 9 maggio e per ogni tappa del Giro d'Italia 2025, Leonardo Piccione del magazine Bidon coordina un resoconto serale su L'AltraMontagna, per ricapitolare quanto accaduto nella Corsa rosa, ma anche le storie e dei territori che ruotano attorno ad essa. La redazione de L'AltraMontagna contribuirà quotidianamente con aneddoti e curiosità sui rilievi attraversati dal Giro, anche laddove la montagna (solo apparentemente) non esiste. Il tutto è possibile grazie a FSC Italia, che ci racconterà le foreste certificate in giro per la penisola: modelli di sostenibilità e mete da visitare. Dal 9 maggio al 1 giugno brindiamo ogni sera al ciclismo e alla montagna con... Un altro Giro!

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